il promoter Ruggero Pegna annuncia ricorso al Tar, “sono allibito”



Dopo il rigetto della richiesta di riesame in autotutela dell’esclusione dalla graduatoria definitiva dell’Avviso “Eventi Straordinari, la Calabria che incanta” del suo celebre progetto di spettacoli dal vivo “Fatti di Musica”, che proprio quest’anno festeggia 40 anni di storia di grandi live in Calabria, il promoter Ruggero Pegna annuncia ricorso al Tar. Pegna, autentico pioniere del settore, a cui si devono i più grandi eventi nazionali e internazionali effettuati in questa regione, dall’ incredibile esordio con il concerto degli Spandau Ballet nel 1987 a Catanzaro, passando da Santana a Sting, da Tina Turner a Elton John in mondovisione, a centinaia di altri, grandi opere moderne e decine di progetti originali, si dichiara “allibito dalla politica regionale in materia di spettacolo musicale dal vivo e grandi eventi”.

“Quanto sta accadendo nella Cittadella – afferma il promoter, ex componente della Consulta Ministeriale per lo Spettacolo e socio fondatore delle principali associazioni nazionali di categoria – è incomprensibile, in totale contrasto con la linea assunta dalla Regione in materia di eventi sin dal 1996, cioè da quando la politica regionale si è accorta del fenomeno dei grandi concerti con le principali star della musica organizzati da privati, primo fra tutti il sottoscritto. Proprio in quell’anno Michele Traversa, allora assessore regionale al Turismo, osservando quello che stavo realizzando da solo, mi chiamò e, dopo lunga discussione, ne condivise l’importanza, decidendo di sostenere la visione dei grandi eventi musicali come strumento di promozione turistica ed immagine. Una politica che, velocemente, si radicò tra le linee regionali, contribuendo sempre di più alla loro realizzazione, fino persino alla progettazione e costruzione a Catanzaro Lido dell’Arena Magna Graecia per concerti, alla quale diedi un contributo tecnico.

Una linea seguita da ogni Presidente di Regione: Chiaravalloti, Loiero, Oliverio. Oggi, improvvisamente, si azzera tutto, sbattendo la porta in faccia a chi ha costruito una incredibile realtà tra mille sacrifici nella regione più complessa, dove si vendono meno biglietti di tutta Italia, resistendo ad enormi perdite e difficoltà. Lo schiaffo dato a chi ha realizzato anche qui un sogno per sé e per tanti, un modello di impresa culturale e musicale di livello nazionale, introducendo la regione nei maggiori circuiti del settore ed assicurando ai calabresi in modo continuativo i più attesi spettacoli del genere, è davvero mortificante, inaccettabile, persino indecifrabile.

Quello a cui stiamo assistendo è un modo di operare inspiegabile e contraddittorio che, di fatto, in particolare con l’esito dell’Avviso Eventi Straordinari, la Calabria che incanta, ma anche più in generale, si è abbattuto come uno tsunami distruttivo su alcuni dei principali e storici progetti ideati, organizzati e prodotti da imprese calabresi, danneggiandone e compromettendone l’intera attività. In pratica, si è demolito quanto la stessa Regione ha decretato negli anni attraverso gli Avvisi per Eventi Storicizzati, fino all’attribuzione del Marchio Grandi Eventi nel 2020. Mi chiedo: come è possibile che, progetti con format originali, sempre ai primi posti delle varie graduatorie, anche perché capaci di ottimizzare il minimo contributo pubblico, cofinanziati per la maggior parte dagli stessi organizzatori, siano stati esclusi con la complicità di Avvisi scritti male, con criteri privi di una logica ratio, tendenti a ostacolare proprio i prodotti migliori? Semplice incompetenza, incapacità di capirne i format e la storia, o cosa?

Qualcuno mi sa spiegare, a cominciare dal presidente, perché, con lo stesso contributo di centomila euro non si potevano realizzare più di otto eventi? In tutto il mondo normale, il limite si mette in basso (non meno di) e viene premiato chi produce di più, mentre qui, incredibilmente, è stata inventata la penalizzazione per eccesso di merito. Ebbene, sì, Fatti di Musica è stata esclusa perché, a spese totale della mia società e fuori progetto, sarebbero stati realizzati altri eventi oltre agli otto presentati e da rendicontare, esattamente così! Intuisco che molti possano avere difficoltà a crederci, ma garantisco che è vero! Basti dire che in Umbria jazz sono circa 500 gli eventi in programma, senza limiti, come per tutti i più grandi festival!

E non solo, con motivazioni più o meno surreali, sono stati bocciati molti dei progetti più noti dei principali produttori dell’offerta culturale calabrese, esempio di competenza, esperienza, creatività, visione, capacità di ottimizzare l’uso di danaro pubblico e fare comunicazione: vedi Catona Teatro di Lillo Chilà, rassegna storica reggina giunta alla 41esima edizione, o il Peperoncino Jazz Festival di Sergio Gimigliano, celebre anche all’estero, oltre a diversi altri. E i misteri non finiscono qui. In un momento in cui attraverso la Calabria Film Commission vengono dati direttamente a Rai Com milioni di euro per serate musicali in alcun modo legate al territorio, che se fatte a Cosenza o a Canicattì poco cambierebbe, nel predetto bando non arriva al punteggio di ammissione il Calabria Fest Tutta Italiana, l’unico festival calabrese con la Calabria nel titolo che negli anni (18 edizioni), grazie al contributo delle misere centomila euro dei bandi regionali per eventi storicizzati, ha avuto la media partnership ufficiale delle più innovative reti Rai, come Radio Tutta Italiana, trasmesso pure da Rai Play. Non era una passerella utile? Come mai cerchi la Rai e fai bocciare l’unico festival che ce l’aveva, era calabrese, ti costava pochi soldi e valorizzava peraltro i nuovi talenti? Purtroppo, senza contributo, essendo ad ingresso libero, non si potrà fare! Finisco con un caso ancora più incomprensibile: la totale indifferenza mostrata verso l’Opera Fortunata di Dio, un gioiello che ha commosso tutti e che ha portato sulla scena una figura straordinaria come quella di Natuzza Evolo. Nessuna risposta, nessun patrocinio, nessuna presenza in teatro. Eppure, Calabria davvero Straordinaria più di quella raccontata in questa storia non credo che ce ne sia!

Spero sinceramente – conclude Pegna – che si voglia cogliere la sofferenza di chi ha dato tutto al proprio lavoro rimanendo in questa regione, cercando di realizzare qui i propri sogni e creando un modello di impresa culturale apprezzato innanzitutto dai calabresi. Una comprensione che porti ad un dialogo costruttivo, per ricreare condizioni favorevoli affinché i nostri sforzi, i nostri eventi, quello che abbiamo costruito, siano e rimangano patrimonio della Calabria”.


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 Consolato Cicciù

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