Cosa succede quando la condanna diventa definitiva?


  • Si parla di condanna definitiva quando la sentenza emessa dal giudice non può più essere impugnata.
  • Una sentenza di condanna diventa esecutiva quando diventa irrevocabile con conseguente emissione dell’ordine di esecuzione da parte del Pubblico Ministero ai sensi dell’art. 655 c.p.p.
  • Si può evitare una condanna penale ricorrendo ad alcune cause di non punibilità, come la particolare tenuità del fatto, quando il reato è di scarsa offensività.

Si sente spesso parlare di condanna definitiva, ma non sempre è chiaro cosa significhi davvero e quali effetti produca concretamente. Una volta esauriti i mezzi di impugnazione previsti dalla legge, la sentenza diventa irrevocabile e apre una fase nuova e delicata, in cui entrano in gioco l’esecuzione della pena, le eventuali misure accessorie e le conseguenze che possono incidere sulla vita personale, professionale e sociale del condannato.

Comprendere cosa comporta una condanna definitiva è fondamentale non solo per chi è direttamente coinvolto, ma anche per avere una visione più consapevole del funzionamento della giustizia penale.

In questo articolo ti spiego in maniera semplice cosa si intende per condanna definitiva e quali sono le sue conseguenze.

Cos’è una condanna definitiva

Quando si parla di condanna definitiva ci si riferisce a una sentenza di condanna che è divenuta irrevocabile, cioè non può più essere contestata attraverso i normali mezzi di impugnazione previsti dall’ordinamento, come l’Appello o il ricorso per Cassazione.

Ciò avviene quando i termini per impugnare sono scaduti senza che sia stato proposto alcun ricorso oppure quando tutti i gradi di giudizio si sono conclusi con la conferma della condanna. Da quel momento, l’accertamento della responsabilità penale assume carattere definitivo e la pena può essere eseguita.

La definitività della sentenza produce, inoltre, importanti effetti giuridici, sia sotto il profilo dell’esecuzione della pena sia con riferimento alle conseguenze penali e amministrative che la legge collega a una condanna irrevocabile. Restano comunque esperibili soltanto gli eventuali rimedi straordinari previsti dalla legge, che hanno carattere eccezionale e non incidono, di regola, sull’efficacia della sentenza definitiva.

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Quando una sentenza di condanna diviene esecutiva?

Una sentenza di condanna acquista efficacia esecutiva nel momento in cui può essere concretamente attuata dalle autorità competenti. Generalmente ciò avviene dopo che la sentenza è diventata definitiva, ossia quando non è più possibile proporre impugnazioni ordinarie.

Da quel momento il pm emette l’ordine di esecuzione della pena e possono essere avviate tutte le attività necessarie per dare attuazione alla decisione del giudice, come l’esecuzione della pena detentiva o il pagamento della pena pecuniaria. In altre parole, mentre una sentenza definitiva non può più essere contestata con i ricorsi ordinari, una sentenza esecutiva è una sentenza che può essere concretamente applicata.

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Quanto tempo passa prima dell’ordine di esecuzione?

Non è possibile indicare con precisione i tempi di emissione dell’ordine di esecuzione, poiché dipendono dall’attività della Procura della Repubblica competente. In alcuni casi il provvedimento viene emesso nel giro di pochi giorni, mentre in altri possono trascorrere diversi mesi o, più raramente, anche anni.

Un aspetto fondamentale da conoscere è che, una volta notificato l’ordine di esecuzione, il condannato dispone normalmente di 30 giorni per presentare domanda di una misura alternativa alla detenzione, se ne ricorrono i presupposti previsti dalla legge. Questa possibilità, tuttavia, è esclusa nei casi di reati ostativi oppure quando la pena detentiva da eseguire supera i 4 anni, salvo le eccezioni espressamente previste dall’ordinamento.

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Posso evitare una condanna penale?

In linea generale, il modo più semplice per evitare una condanna penale è non commettere reati. Se, però, un fatto penalmente rilevante è già stato contestato, l’unica strada per escludere la condanna è dimostrare la propria innocenza nel corso del processo. Questo risultato non è sempre facile da raggiungere, in quanto dipende dalle prove raccolte e dalla ricostruzione dei fatti.

Quando, invece, il fatto ha un rilievo molto contenuto, può trovare applicazione l’istituto della particolare tenuità del fatto previsto dall’art. 131-bis c.p.: in questi casi il giudice può escludere la punibilità, evitando così una condanna.

Un’ulteriore possibilità è rappresentata dalla remissione della querela, nei procedimenti in cui è contemplata quest’ultima, da parte della persona offesa, spesso a seguito di un accordo tra le parti. In queste situazioni, venendo meno la condizione di procedibilità, il procedimento può estinguersi senza arrivare a una condanna.

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Condanna definitiva – Domande frequenti

Cosa succede quando una condanna diventa definitiva?

Da quel momento la pena stabilita dal giudice diventa operativa. Questo può voler dire andare in carcere, oppure scontare la pena in altre forme come i domiciliari o i lavori di pubblica utilità, a seconda del caso. Inoltre la condanna viene registrata nei documenti giudiziari.

Condanna definitiva significa sempre andare in carcere?

Non sempre. Dipende dal tipo di reato e dalla pena. In alcuni casi la pena può essere sospesa o sostituita con misure alternative, quindi non si entra necessariamente in carcere.

La condanna definitiva resta per sempre nel casellario giudiziale?

Non sempre per sempre, ma comunque per molto tempo. Alcune condanne possono essere cancellate o rese meno visibili dopo anni, oppure si può chiedere la riabilitazione, che riduce gli effetti della condanna.

Che conseguenze una condanna definitiva ha nella vita di tutti i giorni?

Può avere effetti sul lavoro, soprattutto per alcuni concorsi pubblici o lavori particolari. In generale può anche influire su certificati penali e su alcune possibilità professionali o amministrative.

Si può tornare “puliti” dopo una condanna definitiva?

In alcuni casi sì. Esiste la riabilitazione, che è una decisione del tribunale che può cancellare gli effetti della condanna dopo un certo periodo di buona condotta e dopo aver scontato la pena.

Riferimenti normativi

  • art. 648 c.p.p. – irrevocabilità della sentenza;
  • art. 593 c.p.p. – casi in cui è ammesso l’appello;
  • art. 606 c.p.p. – ricorso per Cassazione e i relativi motivi di impugnazione;
  • art. 649 c.p.p. – principio del ne bis in idem, cioè il divieto di un secondo giudizio per il medesimo fatto dopo il passaggio in giudicato;
  • art. 650 c.p.p. – regole generali sull’esecuzione delle sentenze penali di condanna;
  • art. 655 c.p.p. – ordine di esecuzione della pena emesso dal pubblico ministero;
  • art. 656 c.p.p. – sospensione dell’esecuzione della pena detentiva e possibilità di accedere a misure alternative;
  • art. 629 c.p.p. revisione del processo come rimedio straordinario contro il giudicato;
  • art. 629-bis c.p.p. – rescissione del giudicato in casi eccezionali;
  • art. 625-bis c.p.p. – ricorso straordinario per errore materiale o di fatto in Cassazione;
  • art. 131-bis c.p. – particolare tenuità del fatto;
  • art. 152 c.p. – remissione della querela;
  • art. 111 Cost. – principio del giusto processo e delle garanzie fondamentali del sistema delle impugnazioni.

FONTE: Condanna definitiva: cos’è e cosa comporta

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