Tra i tanti stili di yoga, l’Hatha è uno dei più adatti a chi inizia. Grazie ai movimenti lenti e al lavoro sul respiro, aiuta a migliorare il benessere fisico e mentale.
Capita spesso così: cercate una lezione di yoga, il calendario è un sudoku di nomi – vinyasa, yin, kundalini, ashtanga – e poi spunta lui, l’hatha yoga. Il più “semplice”, dicono. Ma cosa significa davvero, e perché tutti lo consigliano a chi inizia?
Gli insegnanti lo chiamano la “base sicura” dello yoga: ritmo più lento, molto lavoro sul respiro, attenzione all’allineamento. Perfetto se siete alle prime armi, se siete un po’ rigidi, o se vi interessa più spegnere la mente che fare acrobazie da circo.
Che cos’è l’Hatha yoga
In sanscrito “hatha” viene tradotto spesso come “forza”, ma anche come unione di “ha” (sole) e “tha” (luna). L’idea è quella di equilibrare opposti: attivazione e rilassamento, corpo e mente, sforzo e resa.
Storicamente l’Hatha è una delle correnti più antiche e influenti dello yoga. Nasce in India come pratica molto completa: posizioni fisiche, tecniche di respirazione, purificazioni, meditazione. L’obiettivo è preparare il corpo a stati di consapevolezza più profondi, non solo “fare stretching”.
Nelle palestre e nei centri yoga di oggi, quando leggete “Hatha yoga” in genere significa una lezione dal ritmo tranquillo, centrata su tre pilastri: asana (le posture), pranayama (il lavoro sul respiro), rilassamento o breve meditazione finale. È meno coreografico di un vinyasa, meno estremo di tanti corsi “power”, più accessibile se siete all’inizio.
Gli asana vengono mantenuti alcuni respiri, più a lungo rispetto a una lezione molto fluida, ma non al punto di sembrare immobili come nello yin yoga. Questo tempo in più aiuta a capire cosa state facendo davvero nel corpo, dove respirate, quali muscoli lavorano.
Perché l’Hatha è perfetto per chi inizia
Gli insegnanti lo ripetono spesso: l’Hatha è lo stile in cui si imparano le basi. Il ritmo più lento permette di entrare in una posizione, sistemare gambe, bacino, spalle, e solo dopo aggiungere il respiro. Non c’è quella sensazione di “corsa al copione” che alcune persone provano nelle lezioni molto dinamiche.
In una stessa classe potete trovare persone allenatissime e principianti assoluti, perché ogni postura ha varianti più semplici o più intense. Con l’aiuto di coperte, blocchi e cinture, quasi ogni corpo trova una versione sostenibile della posizione.
Dal punto di vista mentale, l’Hatha è spesso usato come strumento di gestione dello stress. Tenere una postura qualche respiro in più, restando presenti, allena la capacità di stare nelle sensazioni senza scappare. Diversi studi sullo yoga lento mostrano miglioramenti dei livelli di ansia, del sonno e degli indicatori di stress fisiologico, come il cortisolo e la variabilità della frequenza cardiaca.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, qualsiasi forma di attività fisica dolce ma costante è una risorsa per prevenire molte patologie croniche. L’Hatha rientra perfettamente in questa categoria: non richiede prestazioni atletiche, ma crea una routine di movimento regolare e sostenibile.
Com’è una lezione tipo di Hatha yoga
Se entrate in una classe di Hatha per principianti, di solito si parte seduti o sdraiati. Qualche minuto di centratura, occhi chiusi, respiro che si fa più profondo. L’insegnante guida a “lasciare fuori” la giornata e ad ascoltare il corpo così com’è.
Arriva poi un riscaldamento dolce: movimenti della colonna, delle spalle, del bacino. In alcune scuole si inserisce una versione semplice del Saluto al Sole, per scaldare tutto il corpo senza strafare.
La parte centrale della lezione alterna posizioni in piedi e a terra. Tadasana, la “montagna”, per sentire l’allineamento; le varianti del guerriero per costruire forza e stabilità; Adho Mukha Svanasana, il cane a testa in giù, per allungare tutta la parte posteriore del corpo; Balasana, la posizione del bambino, come pausa di riposo quando serve.
Non manca qualche leggera estensione indietro, come Bhujangasana, il cobra, per aprire torace e respirazione. Ogni posizione viene mantenuta alcuni respiri, con indicazioni su dove sentire il lavoro e come uscire in sicurezza.
Si chiude quasi sempre con Savasana, il rilassamento distesi a terra. Cinque-dieci minuti in cui il corpo integra il lavoro fatto e il sistema nervoso si calma. A volte l’insegnante aggiunge una breve meditazione o qualche minuto di respirazione guidata.

Benefici e attenzioni da avere
Sul piano fisico, l’Hatha aiuta a migliorare flessibilità, forza diffusa, equilibrio e postura. Molte persone riferiscono un sollievo graduale per tensioni a collo, spalle e zona lombare, grazie al lavoro sulla colonna e sul respiro.
Per chi passa molte ore seduto, le posizioni in piedi e gli allungamenti dolci sono un antidoto alla “curvatura da scrivania”. Il fatto di muoversi senza scatti, seguendo il respiro, rende l’Hatha adatto anche a chi non pratica sport da anni.
Sul piano mentale, la combinazione di movimento consapevole e respirazione lenta attiva la parte “calmante” del sistema nervoso. I maestri di yoga notano spesso miglioramenti nella qualità del sonno, nella capacità di concentrazione e nella gestione dei picchi di ansia, soprattutto se praticate almeno una-due volte a settimana.
Detto questo, non è una pratica “per tutti in qualsiasi modo”. Se avete problemi importanti alla schiena, alle ginocchia, patologie cardiovascolari, pressione molto alta o bassa, glaucoma, siete in gravidanza o nel post parto recente, il consiglio è sempre lo stesso: parlarne con il medico e con l’insegnante prima di iniziare. Quasi sempre l’Hatha può essere adattato, ma alcune posizioni vanno evitate o modificate.
Per prepararvi alla prima lezione bastano abiti comodi, un tappetino antiscivolo e un po’ di curiosità. Mangiate leggero nelle due ore precedenti, arrivate qualche minuto prima per raccontare all’insegnante eventuali problemi fisici e datevi almeno quattro-sei lezioni prima di giudicare se l’Hatha yoga fa davvero per voi.
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