Credito, come la ripresa diseguale a forma di K sta cambiando il settore degli npl



La “K-Shaped Recovery”, la ripresa a forma di k, non è stata una parentesi congiunturale, ma un acceleratore di disuguaglianze strutturali che continueranno a condizionare l’economia reale. Nei prossimi 12-24 mesi non si prevedono “tsunami” di default, ma un flusso costante, selettivo e logorante di nuovi deterioramenti. In questo scenario, l’era del recupero crediti come commodity è tramontata. La K-shaped recovery descrive una ripresa economica divergente: dopo uno shock, l’economia si divide in due traiettorie opposte. Alcuni settori prosperano, altri declinano. Questa dinamica si riflette direttamente sulla qualità del credito e sul mercato degli Npe. Trattare un portafoglio Utp/Npl con approccio standardizzato significa distruggere valore. Il mercato richiede un nuovo paradigma: lo studio legale come partner strategico.

Sono alcune delle conclusioni della terza edizione dell’evento “i-hour”, organizzato dallo studio legale i-law, realtà specializzata nella gestione e tutela del credito in ambito bancario e finanziario. L’edizione 2026 è stata interamente dedicata alla K-shaped recovery, la ripresa economica a due velocità caratterizzata da una divaricazione sempre più marcata tra settori e imprese vincenti e quelle in difficoltà, con conseguenze significative su imprese, banche e investitori.

L’evento si è aperto con l’intervento di Davide Sarina (Senior Partner) e Giulia Galati (Equity Partner) dello Studio i-law, che hanno presentato lo studio “Diritto ed economia a due velocità: le sfide legali della ripresa a K”. Nel loro intervento è stato sottolineato che La K-Shaped Recovery impone una rivoluzione concettuale: la distinzione tra debitore in bonis e insolvente non basta più. La vera linea separa il debitore Insolvente (modello di business obsoleto) dal debitore Ristrutturabile (tensione finanziaria, ma capacità produttiva e potenziale continuità). E’ necessario quindi navigare la complessità del nuovo mercato: il credito deteriorato non è più prodotto di scarto, ma un ecosistema in cui competenze, tempestività e visione strategica fanno la differenza tra perdita definitiva e creazione di nuovo valore.


“Il dibattito ha messo in luce un cambio di paradigma fondamentale per chi opera nel nostro settore e per le aziende stesse. Se la K-shaped recovery ha polarizzato l’economia recente, oggi ci troviamo nel mezzo di una vera e propria re-shaped recovery – ha dichiarato Sarina -. In questo nuovo panorama, la linea di demarcazione tra chi accelera e chi rimane indietro non è più dettata semplicemente dal settore economico di appartenenza. Il vero spartiacque è rappresentato dall’agilità delle singole imprese e dalla loro capacità di adattarsi proattivamente a repentini e continui cambiamenti. La resilienza oggi passa inevitabilmente dalla flessibilità strategica”.

“La dinamica della K-shaped recovery ci ha mostrato un mercato fortemente polarizzato, ma la vera sfida oggi è saper distinguere con precisione chirurgica le situazioni sottostanti.

Non esistono ricette univoche: il nostro ruolo, come studio specializzato, è individuare lo strumento più efficace e su misura per trattare scenari profondamente diversi, separando con chiarezza le imprese strutturalmente insolventi da quelle che hanno invece tutte le carte in regola per essere ristrutturate e rilanciate. Il confronto di oggi ha tracciato una linea guida chiara in questa direzione”, ha sottolineato Galati.

Gregorio De Felice, Chief Economist di Intesa Sanpaolo è intervenuto sul tema: “Ci aspetta una K-shaped recovery? Dinamiche settoriali, disuguaglianze sociali e prospettive dell’economia italiana” ed ha affermato: “Gli elementi che fanno la differenza per le aziende italiane in questo scenario macroeconomico molto complesso sono senz’altro la dimensione ma anche la capitalizzazione, il disallineamento tra le competenze richieste e quelle offerte dal mercato, la capacità di garantire livelli di qualità molto alti e l’orientamento all’innovazione. Per esempio, le imprese italiane utilizzano l’IA in modo strutturale con una percentuale decisamente inferiore non solo a USA e Cina ma in una misura che, anche se in crescita, è circa la metà di quella delle imprese tedesche. Dobbiamo considerare che L’IA fa la differenza in termini di produttività quando è molto pervasiva ed entra nei processi organizzativi e non se utilizzata in modo episodico e isolato. Il dato aggregato delle imprese italiane mostra una buona resilienza ma non si può dire lo stesso per tutti. I dati ci dicono che il 13,4% del totale delle aziende ha un ebitda superiore al 20% quindi ha un’alta redditività ma quelle con ebitda negativo sono il 12%. Per il settore degli NPL non può essere valido quindi un processo standard ma questo deve essere tagliato su misura sui singoli casi aziendali”.

“Nel mondo bancario i sistemi predittivi, gli algoritmi, i sistemi di rating e valutazione delle aziende si sono evoluti molto e questo permette un controllo costante e continuo. Le valutazioni soggettive di 20 anni fa non funzionano più e questa per l’Italia è una vera e propria rivoluzione copernicana. Ritardo tecnologico, sottocapitalizzazione e governance debole rappresentano la fotografia delle criticità delle PMI italiane”, ha affermato Riccardo Marciò, Responsabile Direzione Npl di Banco Desio.


“Ciò che guida per noi è sempre la liquidità e il grado di affidamento che si può fare sull’asset a garanzia. Quello che è cambiato rispetto al passato sono gli interlocutori presenti ai tavoli delle composizione negoziata della crisi dove le competenze che servono al tavolo sono sempre più multidisciplinari, da quelle legali a quelle finanziarie.” ha concluso Daniele Patruno, ceo di Europa Investimenti.


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