Pacchetto di riforme del governo federale: reazioni da parte di associazioni imprenditoriali, catene di ristoranti, rappresentanti dei lavoratori, sindacati e imprese edili



Artigianato e costruzioni: Rilievo misto con riserve

Nei mesi precedenti al pacchetto di riforme, la Confederazione tedesca dell’artigianato (ZDH) ha instancabilmente sottolineato le “cause strutturali della debolezza economica” e ha chiesto un concreto alleggerimento dei costi dell’energia elettrica, dell’imposta sul reddito e dei contributi previdenziali. Il segretario generale della ZDH, Holger Schwannecke, aveva precedentemente avvertito che la bozza della nuova legge sull’orario di lavoro “non rappresentava un nuovo inizio per le moderne normative sull’orario di lavoro, ma una rottura con gli impegni assunti nell’accordo di coalizione”. Le imprese artigianali con lunghi spostamenti casa-lavoro, attività dipendenti dalle condizioni meteorologiche e servizi di emergenza si affidano a una regolamentazione flessibile dell’orario di lavoro settimanale piuttosto che a una rigida regolamentazione giornaliera: un’esigenza che, secondo la ZDH, il pacchetto di riforme non soddisfa pienamente.

Il settore edile ha accolto con favore il chiaro impegno della coalizione a realizzare progetti pronti per la costruzione, considerandolo un fattore di fiducia e di certezza nella pianificazione. Felix Pakleppa, direttore generale dell’Associazione centrale dell’industria edile tedesca, ha elogiato i miliardi aggiuntivi destinati alle infrastrutture di trasporto come un “impegno a lungo atteso nel settore edile”, ma ha al contempo criticato l’intenzione della coalizione di fare maggiore affidamento sui partenariati pubblico-privati, storicamente noti per essere stati prevalentemente costosi e inefficienti. Tim-Oliver Müller, presidente della Federazione tedesca dell’industria edile, ha inoltre evidenziato positivamente la decisione della coalizione, sancita per legge federale, di escludere la nazionalizzazione del patrimonio immobiliare privato a livello statale, un segnale di sicurezza degli investimenti volto a stimolare l’edilizia residenziale privata.

Elemento chiave della politica fiscale: sgravi fiscali con risvolti negativi

Il pacchetto di riforme include, come elemento centrale di politica fiscale, una riforma dell’imposta sul reddito con un alleggerimento complessivo di circa dieci miliardi di euro all’anno, che dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2027. L’attenzione è rivolta ai redditi bassi e medi, anche attraverso aumenti della detrazione fiscale di base e dell’assegno familiare. In cambio, la CDU/CSU ha concordato di aumentare l’aliquota massima dell’imposta sul reddito al 45% per i redditi superiori a 250.000 euro e al 47% per i redditi superiori a circa 280.000 euro, il che dovrebbe generare circa 2,8 miliardi di euro di entrate.

La struttura fiscale fondamentale del pacchetto è stata uno dei pochi punti ad attirare aspre critiche da parte dei datori di lavoro e dell’Associazione dei Contribuenti. L’Associazione dei Contribuenti ha espresso delusione per i risultati: “Grande coalizione, piccoli progetti”, ha commentato il presidente Reiner Holznagel. La coalizione sta spacciando gli adeguamenti necessari, come quello alla detrazione fiscale di base, come un ulteriore sgravio – in sostanza, “Ci stanno vendendo un obbligo come se fosse un lusso”. Secondo i calcoli dell’Associazione dei Contribuenti, sarebbero necessari circa sei miliardi di euro solo per compensare completamente l’aumento delle aliquote; con un volume totale di dieci miliardi di euro, rimarrebbe solo una piccola parte di effettivo sgravio aggiuntivo. Per una famiglia di quattro persone, lo sgravio promesso di oltre 600 euro all’anno potrebbe essere ampiamente compensato dall’aumento dei contributi previdenziali.


Gli economisti hanno offerto valutazioni più sfumate del pacchetto. Gabriel Felbermayr, presidente dell’Istituto austriaco per la ricerca economica (WIFO) e rinomato esperto di Germania, ha descritto l’accordo fiscale – che alleggerisce il carico sui redditi bassi e medi finanziandolo con un’imposta patrimoniale più elevata – come un “compromesso comprensibile”. La Camera di commercio e industria tedesca (DIHK) ha sottolineato che il pacchetto conteneva molti provvedimenti attesi da tempo, in particolare per quanto riguarda la riduzione della burocrazia, sebbene gli aumenti delle tasse siano stati accolti con critiche.

Il fattore UE: Bruxelles come problema di burocrazia strutturale

Un aspetto del pacchetto di riforme che finora ha ricevuto poca attenzione nel dibattito pubblico merita una considerazione particolare: la dimensione europea degli oneri burocratici. Il direttore generale di VHI, Strohmeyer, ha esplicitamente sottolineato che il governo tedesco deve promuovere il concetto corretto di riduzione della burocrazia anche a livello UE a Bruxelles, poiché gran parte degli oneri burocratici superflui ha origine proprio lì. Questa valutazione è in linea con l’analisi della DIHK: mentre la quarta legge per la riduzione della burocrazia ha alleggerito le imprese tedesche di circa un miliardo di euro, la sola nuova direttiva UE sulla rendicontazione di sostenibilità (CSRD) sta causando costi aggiuntivi per 1,3 miliardi di euro. Pertanto, al momento vengono introdotte nuove normative a un ritmo più sostenuto rispetto all’abolizione di quelle vecchie.

Il governo tedesco ha annunciato in passato la sua intenzione di adoperarsi attivamente a Bruxelles per la riduzione della burocrazia superflua e per semplificare e snellire le nuove normative UE. Le decisioni del Consiglio dei Ministri del novembre 2025 prevedevano già il recepimento integrale delle direttive UE, evitando quindi un’eccessiva attuazione a livello nazionale, e il pacchetto omnibus UE sulla rendicontazione di sostenibilità mira a ridurre fino all’80% il numero di aziende tenute a presentare tali relazioni. Resta da vedere se il governo tedesco riuscirà effettivamente ad acquisire l’influenza necessaria sull’architettura normativa europea. Senza una deregolamentazione europea coordinata, ogni sforzo nazionale di riduzione verrebbe vanificato dalle nuove normative provenienti da Bruxelles.

La questione dell’attuazione istituzionale: tra determinazione e routine amministrativa

La vera prova per il pacchetto di riforme non sta nella sua adozione, ma nella sua attuazione amministrativa. La Germania ha una lunga e tutt’altro che gloriosa storia di riforme annunciate e attuate solo a metà. Persino il governo Schröder dovette investire capitale politico nell’Agenda 2010, il che alla fine gli costò il mandato, ma portò a riforme strutturali che nel lungo periodo mantennero la Germania competitiva.

Nel novembre 2025, il governo federale tedesco ha compiuto un passo concettuale nella giusta direzione con il suo cosiddetto “Gabinetto del Sollievo”: per la prima volta, un governo federale non ha approvato nuove leggi, ma si è concentrato esclusivamente su misure per ridurre la burocrazia esistente. Sono stati individuati cinquanta progetti concreti e, secondo il Ministro per il Digitale Karsten Wildberger, le prime misure, come il “Turbo per l’edilizia” e la legge sull’accelerazione degli appalti pubblici, hanno già generato risparmi per tre miliardi di euro. Ciononostante, il Consiglio nazionale per il controllo della regolamentazione ha espresso notevole insoddisfazione in questa occasione, e Helena Melnikov, CEO dell’Associazione delle Camere di Commercio e Industria tedesche (DIHK), ha invocato una vera e propria “liberazione”.


Questa insoddisfazione dimostra che i gesti simbolici di sollievo non possono superare l’arretrato strutturale delle riforme. L’attuale pacchetto di riforme include ora uno strumento sistemico – l’inversione dell’onere della prova – che, se applicato in modo coerente, potrebbe spezzare la logica dell’auto-riproduzione burocratica. La questione istituzionale cruciale è: i ministeri sfrutteranno in modo restrittivo le eccezioni all’obbligo di abolire la documentazione e dichiareranno ogni possibile requisito documentale come “esplicitamente giustificato”? Oppure si affermerà un vero e proprio cambio di paradigma, che inverta effettivamente l’onere della prova? La VHI ha chiaramente individuato questo rischio e ha chiesto ai ministeri federali di prendere sul serio la nuova normativa senza eccezioni.

Riforme sociali: il deficit strutturale del pacchetto

Su un punto, tra esperti economici e associazioni di datori di lavoro c’è un ampio consenso: il pacchetto di riforme affronta solo marginalmente i problemi strutturali più profondi del sistema di sicurezza sociale tedesco. I contributi previdenziali continuano ad aumentare, i costi del lavoro non salariali rimangono non competitivi a livello internazionale e la sostenibilità finanziaria a lungo termine delle pensioni non è ancora garantita, nonostante le proposte parallele della commissione pensionistica. La Federazione delle industrie tedesche (BDI) ha espresso chiaramente questo dilemma: la riforma dell’imposta sul reddito offre un sollievo moderato, ma non riesce a stimolare gli investimenti nelle imprese. Il presidente della BDI, Jandura, ha aggiunto: “Anche dopo queste riforme, i contributi previdenziali continueranno ad aumentare”.

L’Associazione tedesca dei datori di lavoro (BdS) ha respinto i contributi obbligatori a un regime pensionistico integrativo a capitalizzazione, sostenendo che avrebbero ulteriormente aumentato i costi del lavoro. Per i settori ad alta intensità di manodopera come quello alberghiero e settori simili, qualsiasi ulteriore onere sui costi salariali rappresenta una minaccia immediata per la redditività e l’occupazione. Il pacchetto di riforme si scontra quindi con la contraddizione fondamentale insita nella politica sociale tedesca: da un lato, mira a creare incentivi per un maggiore lavoro, mentre dall’altro, questi incentivi vengono sistematicamente minati dall’aumento delle tasse sul lavoro. Finché questa contraddizione rimarrà irrisolta, anche il pacchetto di riforme più ambizioso resterà strutturalmente incompleto.

Valutazione delle politiche economiche: un indicatore di direzione o un’etichetta ingannevole?

La valutazione economica complessiva del pacchetto di riforme dipende fortemente dai criteri utilizzati. Se lo si misura in base a ciò di cui la Germania ha effettivamente bisogno a livello strutturale – una revisione completa del sistema fiscale, una riforma fondamentale della previdenza sociale, una drastica accelerazione della digitalizzazione amministrativa e un’iniziativa decisiva in materia di istruzione – allora il pacchetto di 34 punti risulta ampiamente insufficiente. Il direttore generale della BDI, Gönner, ha chiarito nei mesi precedenti la decisione cosa si aspettasse il mondo imprenditoriale: “La situazione economica è troppo grave per perdere altro tempo”

Tuttavia, se si valuta il pacchetto in base a ciò che la coalizione nera-rossa può politicamente ottenere – considerando un SPD che deve tutelare gli interessi dei lavoratori e una CDU/CSU che non ha la maggioranza per riforme radicali dello stato sociale – allora il risultato è rispettabile. Il compromesso tra riforma fiscale, deregolamentazione e riforme parziali del mercato del lavoro riflette il reale equilibrio di potere politico. IG Metall ha ragione: è un “insieme di cose buone e cattive”. Ma un insieme di cose buone è meglio di niente.


La vera questione è se il pacchetto vada nella giusta direzione e se verrà attuato in modo coerente. Tra gli argomenti a favore figurano la novità concettuale dell’inversione dell’onere della prova nella riduzione della burocrazia, il sollievo per i redditi bassi e medi attraverso la riforma fiscale e la parziale flessibilizzazione del mercato del lavoro. Tra gli argomenti contrari si annoverano il silenzio strutturale sui contributi previdenziali, gli elementi che frenano la crescita, come l’aumento dell’imposta patrimoniale, e la comprovata incapacità del governo federale di tradurre pienamente gli annunci di riforma in effettiva pratica amministrativa.

Aree di intervento per il futuro: cosa bisogna fare ora

L’analisi delle reazioni delle associazioni e dei dati di politica economica ci permette di ricavare imperativi concreti per l’azione che vanno oltre l’attuale pacchetto di riforme:

Innanzitutto, la riduzione della burocrazia deve essere coordinata tra i diversi dipartimenti e costantemente monitorata da istituzioni indipendenti come il Consiglio nazionale di controllo normativo. L’inversione dell’onere della prova è efficace solo se i ministeri non sfruttano le scappatoie per preservare la propria influenza regolamentare. Una regola del tipo “uno dentro, due fuori” – per ogni nuova normativa, due vecchie devono essere abrogate – sarebbe il passo successivo, atteso da tempo.

In secondo luogo, la Germania deve rafforzare significativamente la propria posizione negoziale a Bruxelles e adoperarsi sistematicamente affinché le normative europee non compromettano gli sforzi nazionali per ridurre la burocrazia. La VHI e la DIHK lo hanno chiaramente richiesto. Senza un approccio europeo, gli sforzi nazionali per ridurre la burocrazia rimarranno un pozzo senza fondo.

In terzo luogo, garantire la presenza di lavoratori qualificati richiede un approccio più olistico. Sebbene limitare il regolamento sui Balcani occidentali a 25.000 persone all’anno possa essere giustificabile da una prospettiva di politica migratoria, esso contraddice direttamente l’obiettivo del pacchetto in materia di politica del lavoro, ovvero il rafforzamento dell’occupazione. Per il settore della ristorazione, i mestieri specializzati e il settore dell’assistenza, questa quota rappresenta una restrizione significativa che non può essere compensata unicamente accelerando lo sviluppo interno di lavoratori qualificati.


In quarto luogo – e questo è il vero problema strutturale – la riduzione dei costi del lavoro non salariali deve essere inserita nell’agenda politica. Finché i contributi previdenziali continueranno ad aumentare, qualsiasi sgravio fiscale sul reddito sarà ampiamente neutralizzato da un aumento delle tasse sul lavoro. Il presidente della BGA, Jandura, lo ha affermato con altrettanta chiarezza quanto il presidente della BDA, Dulger, il quale ha ripetutamente espresso la richiesta di “un maggiore utile netto a partire dal lordo” come una delle principali rivendicazioni del mondo imprenditoriale.

Conclusione: un passo necessario ma non sufficiente

Il pacchetto di riforme del governo tedesco, che entrerà in vigore il 1° luglio 2026, è un passo politicamente necessario, ma non ancora sufficiente dal punto di vista della politica economica. Segnala la volontà di agire in un momento in cui la persistente stagnazione economica e le pressioni geopolitiche derivanti dalla guerra con l’Iran – con le sue conseguenze sui prezzi dell’energia e sulle catene di approvvigionamento – mettono a dura prova la capacità di riforma della coalizione. L’inversione concettuale dell’onere della prova in merito alla riduzione della burocrazia è innovativa e, se applicata con coerenza, potrebbe rappresentare un vero e proprio cambio di paradigma. La riforma fiscale è moderata ma equilibrata in termini di politica sociale. Le riforme del mercato del lavoro creano flessibilità senza intaccare i risultati già conseguiti.

Ciò che segue è cruciale, tuttavia. Diverse associazioni – dalla BdS alla VHI, dalla DIHK alla BGA – hanno unanimemente sottolineato che il valore di questo pacchetto di riforme non risiede nella sua adozione, ma nella sua rapida, completa e concreta attuazione. La Germania ha prodotto un numero sufficiente di documenti di riforma che sono semplicemente finiti nei cassetti. Il nodo gordiano della follia burocratica è grande e ostinato. Chiunque voglia davvero scioglierlo ha bisogno di più di una semplice risoluzione: ha bisogno della volontà istituzionale e del coraggio politico per costringere la propria amministrazione a intraprendere una vera trasformazione. Il tempo stringe. Ogni settimana persa costa alla Germania crescita, posti di lavoro e sostenibilità futura.


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 Konrad Wolfenstein

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