Cocomero (o anguria): proprietà, benefici, curiosità e la verità sulle virtù afrodisiache del re dell’estate


Quando il caldo si fa sentire e le temperature superano abbondantemente i 35 gradi, c’è un protagonista che torna immancabilmente sulle tavole degli italiani. Fresco, dolce, succoso e dissetante, l’anguria – chiamata cocomero in molte regioni d’Italia, compresa la nostra – è molto più di un semplice frutto estivo. È un simbolo delle vacanze, delle cene all’aperto, delle giornate al mare e dei ricordi d’infanzia, quando una fetta enorme bastava a rendere perfetta una serata.

Ma dietro quella polpa rossa e gustosa si nasconde un vero concentrato di salute. Ricco d’acqua, vitamine, sali minerali e antiossidanti, il cocomero è uno degli alimenti più consigliati durante l’estate. Negli ultimi anni, inoltre, è diventato protagonista di numerose ricerche scientifiche e di curiosità che gli hanno perfino attribuito… presunte proprietà afrodisiache.

Quanto c’è di vero? E quali sono davvero i benefici di questo straordinario frutto?

Il Cocomero, una storia lunga oltre 5.000 anni

Pochi sanno che il cocomero ha una storia antichissima. Le sue origini vengono fatte risalire all’Africa meridionale, dove cresceva spontaneamente già migliaia di anni fa.


Furono gli Egizi a coltivarlo sistematicamente oltre cinquemila anni fa. Non era considerato soltanto un alimento, ma una preziosa riserva d’acqua durante le lunghe traversate nel deserto. Alcuni semi sono stati addirittura ritrovati nella tomba del faraone Tutankhamon, a testimonianza dell’importanza che questo frutto aveva già nell’antichità.

Da lì il cocomero arrivò nel Mediterraneo grazie ai commerci, conquistando Greci e Romani e diffondendosi progressivamente in tutta Europa.

Oggi viene coltivato praticamente in ogni continente, con la Cina che produce da sola oltre il 60% dei cocomeri del pianeta.

Perché ai Castelli Romani si dice “cocomero” e altrove “anguria”?

È una domanda che molti si pongono. Nel Lazio, a Roma e ai Castelli Romani il termine più utilizzato è senza dubbio cocomero, mentre in gran parte del Nord Italia prevale la parola anguria.

Entrambi i termini sono corretti. “Cocomero” deriva dal latino cucumis, lo stesso da cui nasce la parola cetriolo, mentre “anguria” affonda le proprie radici nel greco angúrion.


Una differenza linguistica che racconta la ricchezza dei dialetti e delle tradizioni italiane. Qui ai Castelli Romani, però, chiedere un’anguria al fruttivendolo continua ancora oggi a far sorridere qualcuno: per tutti resta semplicemente il cocomero.

Il frutto perfetto contro il caldo

La sua caratteristica principale è semplice quanto straordinaria: oltre il 92% del cocomero è costituito da acqua. Questo lo rende uno degli alimenti migliori per contrastare la disidratazione provocata dalle alte temperature.

Mangiare una fetta di cocomero significa reintegrare liquidi, aiutare l’organismo a mantenere stabile la temperatura corporea e recuperare parte dei sali minerali persi attraverso la sudorazione.

Per questo motivo viene consigliato soprattutto:

  • agli anziani;
  • ai bambini;
  • agli sportivi;
  • a chi lavora molte ore all’aperto.

Pochissime calorie

Nonostante il suo sapore dolce, il cocomero è uno dei frutti meno calorici.


  • 100 grammi apportano circa 30 calorie.

È praticamente privo di grassi e contiene quantità molto ridotte di proteine. Per questo rappresenta uno spuntino ideale anche durante una dieta dimagrante.

Naturalmente il buon senso resta fondamentale: mangiarne mezzo cocomero in una sola volta significa assumere comunque una notevole quantità di zuccheri naturali.

Un concentrato di vitamine

Il cocomero contiene:

  • vitamina A;
  • vitamina C;
  • vitamina B6;
  • potassio;
  • magnesio;
  • calcio;
  • fosforo.

Tutte sostanze importanti per il corretto funzionamento dell’organismo. La vitamina C contribuisce al sistema immunitario, mentre il betacarotene (precursore della vitamina A) aiuta pelle e vista.


Il licopene: il segreto del colore rosso

Il colore rosso intenso della polpa è dovuto al licopene, uno dei più potenti antiossidanti presenti in natura. Lo stesso composto si trova nel pomodoro, ma diversi studi hanno dimostrato che quello presente nel cocomero è facilmente assimilabile dall’organismo.

Il licopene aiuta a combattere lo stress ossidativo, contrastando l’azione dei radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare.

Fa bene al cuore

Grazie al potassio e alla citrullina, il cocomero viene considerato un valido alleato dell’apparato cardiovascolare. Può contribuire al mantenimento della normale pressione arteriosa e favorire una migliore elasticità dei vasi sanguigni.

Naturalmente non sostituisce farmaci o cure mediche, ma rappresenta un alimento perfettamente inseribile in una dieta equilibrata.

Marino - Le foto della 31esima edizione della


È davvero afrodisiaco?

Probabilmente è la curiosità che incuriosisce di più. Negli ultimi anni il cocomero è stato ribattezzato da qualcuno addirittura il “Viagra naturale”.

Da dove nasce questa fama? Tutto ruota attorno alla citrullina, un amminoacido presente soprattutto nella parte bianca della buccia. Una volta assunta, la citrullina viene trasformata dall’organismo in arginina, sostanza che favorisce la produzione di ossido nitrico, migliorando la dilatazione dei vasi sanguigni.

Da qui alcuni studiosi ipotizzarono un possibile effetto positivo sulla circolazione. Ma è importante chiarire un aspetto fondamentale.

Non esistono prove scientifiche che dimostrino effetti afrodisiaci del cocomero.

Le quantità di citrullina normalmente contenute nel frutto sono troppo basse per produrre risultati significativi. Insomma: fa certamente bene alla salute, ma non bisogna aspettarsi miracoli sotto le lenzuola.


I semi fanno bene?

Per decenni ci hanno insegnato a sputarli. In realtà i semi del cocomero sono perfettamente commestibili.

Contengono:

  • proteine vegetali;
  • fibre;
  • ferro;
  • zinco;
  • magnesio;
  • grassi insaturi;
  • vitamine del gruppo B.

Nei Paesi asiatici e africani vengono spesso tostati e consumati come snack. Se ingeriti interi vengono in gran parte eliminati senza essere digeriti; se tostati o ben masticati consentono invece di assimilare gran parte delle loro proprietà.

Sfatiamo un mito: no, ingoiare un seme non farà crescere un cocomero nello stomaco. È probabilmente la leggenda più famosa raccontata ai bambini da generazioni.

Anche la parte bianca è preziosa

Quella fascia bianca tra la polpa e la scorza viene quasi sempre buttata. Eppure è proprio lì che si concentra la maggiore quantità di citrullina.


In diversi Paesi viene utilizzata per preparare:

  • marmellate;
  • sottaceti;
  • centrifugati;
  • frullati;
  • curry.

Come scegliere un buon cocomero

Esistono alcuni piccoli trucchi.

Un buon cocomero deve:

  • avere una macchia gialla ben evidente;
  • risultare pesante rispetto alle dimensioni;
  • avere la scorza opaca;
  • produrre un suono pieno quando viene battuto con le nocche.

Anche il picciolo può dare indicazioni: se è completamente secco significa generalmente che il frutto ha completato la maturazione.

Come tagliarlo senza errori

Prima di tutto bisogna lavare accuratamente la buccia. Molti non ci pensano, ma il coltello potrebbe trascinare batteri dalla superficie esterna fino alla polpa. Il metodo più pratico consiste nel dividerlo prima a metà, poi in quarti e infine ricavare gli spicchi.


Per buffet e aperitivi sono invece molto apprezzati i cubetti senza scorza.

Come conservarlo

Intero può restare anche una settimana in un ambiente fresco. Una volta tagliato va riposto in frigorifero, coperto con pellicola alimentare oppure in un contenitore ermetico. L’ideale è consumarlo entro due o tre giorni.

Fa male mangiarlo la sera?

Altro falso mito. Non esistono evidenze scientifiche che dimostrino che il cocomero faccia male nelle ore serali. Può semplicemente aumentare lo stimolo a urinare durante la notte proprio per l’elevato contenuto d’acqua.

Fa ingrassare?

Assolutamente no. Con appena 30 calorie ogni 100 grammi è uno dei frutti più leggeri. Semmai bisogna fare attenzione alle quantità.

Bere acqua dopo il cocomero fa male?

Un’altra leggenda completamente priva di basi scientifiche. Bere acqua dopo aver mangiato cocomero non provoca alcun danno.


Chi dovrebbe consumarlo con moderazione?

Come tutti gli alimenti ricchi di zuccheri naturali, anche il cocomero va consumato con equilibrio da chi soffre di diabete, sempre seguendo le indicazioni del proprio medico. Anche chi soffre di colon irritabile potrebbe accusare gonfiore se ne mangia grandi quantità.

Tante ricette oltre la classica fetta

Il cocomero oggi è protagonista anche dell’alta cucina.

Si presta infatti a moltissime preparazioni:

  • granite;
  • sorbetti;
  • gelati;
  • centrifugati;
  • smoothie;
  • macedonie;
  • insalate con feta e menta;
  • gazpacho estivi;
  • cocktail e mocktail.

Le curiosità che forse non conoscevi

  • Esistono oltre 1.200 varietà di cocomero.
  • Alcuni hanno la polpa gialla, arancione o perfino bianca.
  • In Giappone vengono coltivati i famosi cocomeri quadrati, destinati soprattutto al mercato del lusso.
  • Il cocomero più pesante mai coltivato ha superato i 150 chilogrammi.
  • Botanicamente appartiene alla stessa famiglia di cetrioli, zucchine e zucche.

Il vero simbolo dell’estate

Che lo si chiami cocomero o anguria, poco cambia. È il frutto che più di ogni altro racconta l’estate italiana, le tavolate in famiglia, le serate tra amici e quella piacevole sensazione di freschezza che soltanto una fetta appena uscita dal frigorifero sa regalare.

E se le sue presunte virtù afrodisiache resteranno probabilmente una leggenda ancora a lungo, una certezza c’è: pochi alimenti riescono a mettere tutti d’accordo come lui.





#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Daniel Lestini

Source link

Di