Concerti “Da Napoli alle corti europee” e “Il sublime dialogo” a Matera per rassegna VivaVerdi Multikulti di Arterìa


Domenica 5 luglio e lunedì 6 luglio, entrambi alle 20.30, nella Cappella de Le Monacelle a Matera sono in programma due concerti di musica antica  per la sezione “Ascoltami bene” della rassegna  VivaVerdi Multikulti, XXX edizione. Di seguito i particolari.

Tra i dieci appuntamenti che compongono la tranche estiva della trentesima edizione di VivaVerdi Multikulti, due serate si distinguono per una immersione specifica nel repertorio antico. Il 5 e il 6 luglio, alle 20.30 nella Cappella de Le Monacelle, in via Riscatto, la sezione “Ascoltami bene” propone due concerti che, pur restando autonomi nei rispettivi programmi, condividono un’idea di fondo coerente con il tema scelto quest’anno da Arterìa per l’intera rassegna, oi diálogoi, i dialoghi, in programma dal 30 giugno al 28 luglio negli spazi della Fondazione Le Monacelle.
Non è un caso che la direttrice artistica Loredana Paolicelli abbia parlato, presentando la trentesima edizione, di dialoghi tra epoche diverse. I due concerti di musica antica offrono un’applicazione precisa: il 5 luglio il filo conduttore è la Napoli del Settecento, la cui Scuola formò virtuosi destinati a divenire punti di riferimento artisciti in città quali Dresda e a Londra; il 6 luglio si torna indietro di un secolo, nelle stanze romane di Palazzo Barberini, dove un clavicembalo e una tiorba misero a punto la grammatica stessa del dialogo fra strumenti, un’eredità che attraverserà i decenni fino a Bach. Due capitoli distinti, dunque, ma entrambi pensati come tappe di quella stessa conversazione fra epoche e culture che dà il nome all’intera edizione 2026 della rassegna.

5 luglio a Matera, concerto “Da Napoli alle corti europee”
Il concerto ricostruisce l’itinerario di una scuola strumentale che fece di Napoli, nel Settecento, uno dei più fecondi laboratori musicali del continente.
Note di sala – Napoli, capitale europea del ‘700 del canto e dell’opera, fu un centro altrettanto fecondo per il repertorio strumentale. La città attrasse e formò una scuola di grandi virtuosi che in questo programma si avvicendano attraverso capolavori per oboe, violoncello e cembalo. Un viaggio dai mille colori cromatici: partendo da Arcangelo Califano, violoncellista attivo nella prestigiosa Orchestra della Corte di Dresda, si attraversa l’estro di maestri della scuola napoletana come Carlo Cecere, GaetanoFrancone e Giulio De Ruvo. Il percorso approda infine a Georg Friedrich Händel anch’esso passato da napoli e profondo conoscitore dell’oboe a cui dedicò capolavori senza tempo, tra cui la triosonata HWV 380 che chiude il programma, affascinante testimonianza del suo fecondo soggiorno partenopeo.
Il programma si apre con la Sonata a quattro in do maggiore di Arcangelo Califano, per due oboi, violoncello e basso continuo, nei tre movimenti Vivace, Siciliano e Allegro. Segue la Sonata in do minore per violoncello e basso continuo di Carlo Cecere, in quattro movimenti che alternano andamento amoroso e slanci più impetuosi.
Prosegue con la Sonata in mi minore op. 1 n. 3 di Francesco Geminiani, concepita in origine per violino ma da sempre eseguita anche da flauto e oboe secondo la prassi dell’epoca, nei quattro tempi Adagio, Allegro, Largo e Vivace. Spazio quindi a due Passagagli di Gaetano Francone, il primo e l’ottavo, tratti dalla raccolta dei dieci Passagagli per violoncello, e alla Passacaglia in la minore per cembalo solo di Luigi Rossi.
Il percorso continua con la Romanella e Tarantella per violoncello solo di Giulio De Ruvo, che riporta il sapore delle danze popolari rielaborate nel linguaggio barocco, e con la Siciliana in la minore per oboe e basso continuo di Domenico Cimarosa. Chiude la serata Georg Friedrich Händel con la Triosonata in si bemolle maggiore HWV 380, per due oboi e basso continuo, nei movimenti Adagio, Allegro, Largo e Allegro, frutto del soggiorno napoletano del compositore di Halle.
Sul palco l’oboista Fabio D’Onofrio, il violoncellista Sebastiano Severi, la clavicembalista Maria Antonietta Cancellaro, che introduce la serata anche come relatrice, e l’oboista Maria Sofia Conenna.
Fabio D’Onofrio si è esibito nei più prestigiosi teatri europei, dal Concertgebouw di Amsterdam alla Konzerthaus di Vienna, ed è oboe solista della Bremer Barockorchester e della Wiener Akademie Musikverein. Insegna oboe barocco e classico al Conservatorio “G. Verdi” di Milano dal 2024 e ha collaborato con etichette quali Naïve, Sony e Alpha Classics, oltre ad aver pubblicato nel 2023 per Da Vinci Classics il disco Larmes.
Sebastiano Severi, violoncellista formatosi con Rocco Filippini e Mario Brunello, è oggi primo violoncello dell’Orchestra “Bruno Maderna” di Forlì e dell’Orchestra Filarmonica “G. Rossini” di Pesaro, e insegna violoncello al Conservatorio “E. Duni” di Matera dal 2020.
Maria Antonietta Cancellaro, clavicembalista e musicologa, ha diretto il Conservatorio di Matera nel triennio 2005-2008 e affianca all’attività concertistica un’intensa produzione saggistica.
Maria Sofia Conenna, nata nel 1999 e formatasi al Conservatorio “E. R. Duni” di Matera sotto la guida di Loredana Paolicelli, studia dal 2025 oboe barocco con Fabio D’Onofrio e insegna oboe al Liceo musicale di Matera.

6 luglio a Matera, concerto “Il sublime dialogo”
Il concerto mette a confronto due strumenti che incarnano l’essenza del basso continuo barocco, il clavicembalo e la tiorba, ricostruendo un capitolo fondativo della musica strumentale romana del primo Seicento, scritto sotto il mecenatismo di papa Urbano VIII e della sua famiglia, i Barberini.


Note di sala – «La rivoluzione artistica del Barocco nasce a Roma negli anni venti del Seicento, su impulso di Papa Urbano VIII raffinato cultore delle arti e della sua stessa famiglia: i Barberini. Mecenati delle arti, i Barberini commissionavano opere ad artisti di primo piano come Gian Lorenzo Bernini e Pietro da Cortona. Nelle stesse stanze di Palazzo Barberini, il clavicembalo del ferrarese Girolamo Frescobaldi dialogava con il liuto di Giovanni Girolamo Kapsberger, detto “il tedesco della tiorba”. La loro grande arte eccelleva nell’espressione dei vari affetti, dilettando gli animi con una varietà di stili, tempi, ritmi, consonanze e dissonanze tra Toccate, Partite ed elaborazioni di temi tratti dalla musica popolare. Cento anni dopo in Germania, Johann Sebastian Bach raccoglie l’arte di Frescobaldi e di Kapsberger, componendo opere nuove per clavicembalo e liuto ma legate all’antica e raffinata arte del contrappunto».
Il programma si apre con la Toccata prima dal quarto libro di Giovanni Girolamo Kapsberger, musicista di origine tedesca noto a Roma come “il tedesco della tiorba”, e prosegue con la Toccata decima dal secondo libro di Girolamo Frescobaldi. I due autori si intrecciano nelle Partite sopra Ruggiero, elaborazione condivisa su uno dei bassi ostinati più diffusi del primo Seicento, prima che il programma torni a Kapsberger con la Canzone prima e a Frescobaldi con il Capriccio sopra la Bassa Fiamenga.
Seguono il Canario e la Bergamasca di Kapsberger, e una Passacaglia firmata congiuntamente da Frescobaldi e Kapsberger. Il programma si chiude con un salto di un secolo verso la Germania di Johann Sebastian Bach: la Toccata dalla Partita VI in mi minore BWV 830, l’Allemanda e la Sarabanda dalla Suite in sol minore BWV 995 e il Contrapunctus IV dall’Arte della Fuga BWV 1080.
Sul palco il clavicembalista Francesco Cera e il liutista e tiorbista Francesco Romano, con Maria Antonietta Cancellaro nel ruolo di relatrice.
Francesco Cera, clavicembalista, organista e direttore bolognese, è considerato fra i massimi interpreti internazionali della musica per tastiera di Girolamo Frescobaldi. Perfezionatosi con Luigi Ferdinando Tagliavini e Gustav Leonhardt, è stato clavicembalista dell’ensemble Il Giardino Armonico dal 1991 al 1994 e ha fondato nel 1996 l’Ensemble Arte Musica, dedicato alla musica vocale italiana antica. Vanta un’ampia discografia che spazia dal Seicento italiano a Bach, con l’integrale del Clavicembalo ben temperato pubblicata nel 2023, e tiene oggi la cattedra di clavicembalo al Conservatorio “E. R. Duni” di Matera.
Francesco Romano, liutista e tiorbista, si è esibito in sale come il Wigmore Hall di Londra e la Philharmonie di Berlino, collaborando con direttori quali John Eliot Gardiner e Rinaldo Alessandrini. Vincitore nel 2015 del Diapason d’Or per l’incisione dei quintetti di Boccherini su chitarra storica, insegna liuto e chitarra al Conservatorio di Firenze.

 

 


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