Il confronto economico: quanto costa realmente il riscaldamento a combustibili fossili
Il dibattito sui colli di bottiglia della rete e sugli allacciamenti alle pompe di calore viene spesso condotto senza considerare l’ovvio confronto macroeconomico e a livello familiare: qual è il costo dell’alternativa? Tra il 2021 e il 2024, il gas naturale per le famiglie è diventato più caro del 36%, il teleriscaldamento del 42% e il gasolio da riscaldamento del 47%. Rispetto al secondo semestre del 2021, periodo di riferimento precedente alla crisi energetica, i prezzi del gas per le famiglie erano ancora superiori del 79,1% nel secondo semestre del 2025. Secondo i calcoli di Verivox, una famiglia con riscaldamento a gas in una casa unifamiliare ha speso in media 2.202 euro per il riscaldamento nel 2025, con un aumento del 12,7% rispetto all’anno precedente.
Confrontando direttamente i diversi sistemi, emerge con sempre maggiore chiarezza la superiorità economica delle pompe di calore. Una pompa di calore efficiente con un fattore di prestazione stagionale (SPF) pari a 4 genera la stessa quantità di calore per una casa unifamiliare media a circa 1.337 euro all’anno, il che corrisponde a un risparmio annuo di circa 925 euro, ovvero del 41%, rispetto al riscaldamento a gas. Anche una pompa di calore con un SPF di soli 2,7 risulta comunque circa il 13% più economica del gas. La Stiftung Warentest, nella sua analisi dell’autunno 2025, conferma che il funzionamento di un impianto di riscaldamento a gas in un edificio medio più datato costa tra i 700 e i 1.000 euro in più all’anno rispetto al funzionamento di una moderna pompa di calore. La pompa di calore è la tecnologia di riscaldamento più conveniente in Germania.
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Il prezzo della CO2 e la struttura dei costi dei prossimi decenni
Ciò che questa istantanea del confronto dei costi non riflette ancora pienamente è l’evoluzione strutturale dei prezzi dei combustibili fossili nei prossimi anni. Il prezzo nazionale della CO2 è aumentato da 45 a 55 euro per tonnellata il 1° gennaio 2025 e si prevede che si attesti tra i 55 e i 65 euro nel 2026. Per un consumo annuo di gas di 20.000 kilowattora, questo aumento si traduce in costi aggiuntivi di oltre 300 euro dovuti al solo sovrapprezzo sulla CO2. Dal 2028 entrerà in vigore l’European Emissions Trading System 2 (ETS 2), un nuovo sistema di scambio di quote di emissioni per i settori dell’edilizia e dei trasporti, che renderà il prezzo della CO2 basato sul mercato e quindi potenzialmente significativamente più alto.
In questo contesto, le previsioni della società di analisi BloombergNEF risultano illuminanti: il nuovo sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE potrebbe far salire il prezzo di una tonnellata di CO2 fino a 149 euro entro il 2030. Di conseguenza, il gasolio e il gas naturale per il riscaldamento potrebbero diventare più costosi del 31-41%. Chiunque installi oggi un impianto di riscaldamento a combustibili fossili sta di fatto finanziando una bomba a orologeria nel proprio bilancio familiare. Nell’arco di 20 anni, questo andamento dei prezzi modifica radicalmente il rapporto costi-benefici a favore delle pompe di calore, anche se i loro costi di acquisto iniziali superano ancora quelli di un impianto di riscaldamento a gas.
Il mercato sta inviando segnali chiari, nonostante l’incertezza politica
I dati di mercato degli ultimi anni raccontano una storia caratterizzata da fluttuazioni, ma con una tendenza chiara. Nel 2024, il 69,4% di tutti gli edifici residenziali completati in Germania è stato costruito con pompe di calore come fonte di riscaldamento principale, rispetto al 31,8% del 2014. Per le case unifamiliari, la percentuale è salita al 74,1%. Degli edifici di nuova costruzione approvati nel 2024, l’81% prevedeva l’utilizzo di pompe di calore. Non si tratta di lievi variazioni, bensì di un predominio strutturale di questa tecnologia nel settore delle nuove costruzioni.
Il temporaneo calo del mercato delle pompe di calore nel 2024, che ha portato le vendite a 193.000 unità dopo un aumento significativo nel 2023, può essere spiegato economicamente: il dibattito politico sulla legge sull’efficienza energetica degli edifici ha innescato una classica reazione di blocco in un segmento di investimento sensibile. La ripresa è iniziata immediatamente non appena le condizioni di finanziamento sono diventate chiare e la stabilità politica è tornata. Nel primo trimestre del 2025, le vendite erano già aumentate del 35%, raggiungendo le 62.000 unità, e l’Associazione tedesca delle pompe di calore (BWP) prevedeva 260.000 unità vendute per il 2025. Il messaggio è chiaro: il mercato vuole le pompe di calore e, soprattutto, ha bisogno di una cosa: stabilità politica.
Fabbisogno di investimenti e questione del finanziamento dell’architettura
Considerato l’enorme volume di investimenti necessario per l’espansione della rete, stimato in circa 320 miliardi di euro solo per le reti di trasmissione entro il 2045, più di 200 miliardi di euro per le reti di distribuzione, la questione dell’architettura finanziaria è di fondamentale importanza. Secondo l’Associazione tedesca delle industrie energetiche e idriche (BDEW), nel 2024 sono stati investiti circa 13,4 miliardi di euro nelle reti di trasmissione e 8,6 miliardi di euro in quelle di distribuzione. Entro il 2030, si prevede che gli investimenti annuali saliranno a 16,4 miliardi di euro per le reti di trasmissione e a 15,4 miliardi di euro per quelle di distribuzione. Questi aumenti sono considerevoli, ma gestibili se confrontati con i costi dell’inazione.
I costi di ridistribuzione, che attualmente ammontano a miliardi di euro all’anno e gravano sui consumatori attraverso le tariffe di rete, sono sostanzialmente evitabili. Se la Germania avesse perseguito l’espansione della rete in modo più coerente negli anni 2010, quando i sussidi EEG stavano già incentivando un massiccio aumento dell’immissione di energia da fonti rinnovabili nell’impianto, queste spese sarebbero state sostanzialmente inferiori. Già nel gennaio 2024, il telegiornale Tagesschau citava esperti che sottolineavano come l’aumento delle tariffe di rete derivante dalle attività di ridistribuzione incidesse direttamente sui prezzi dell’elettricità: una famiglia di quattro persone pagava circa 100 euro in più all’anno rispetto a poco tempo prima. La mancata espansione della rete non è quindi una svista astratta, ma una spesa concreta e quotidiana.
L’accelerazione come compito di politica regolamentare
Il problema strutturale non risiede nella tecnologia, nella volontà dei gestori della rete o nella mancanza di propensione delle famiglie a passare alle pompe di calore. Risiede nell’architettura istituzionale del sistema tedesco di pianificazione e autorizzazione. Le procedure di approvazione per le linee di trasmissione in Germania possono richiedere molti anni, nonostante le leggi sull’accelerazione dei processi abbiano introdotto miglioramenti negli ultimi anni. La costruzione di una nuova sottostazione a Gotha, dalla progettazione al completamento, previsto per il 2029 dopo l’inizio dei lavori nel 2027, richiederà diversi anni solo per la fase di costruzione fisica. L’approccio alla pianificazione parallela, ovvero l’elaborazione simultanea di fasi parziali di autorizzazione, rimane poco sviluppato in molti comuni.
L’Associazione tedesca delle industrie energetiche e idriche (BDEW) ha ripetutamente affrontato questo problema, chiedendo esplicitamente processi di pianificazione e approvazione più rapidi, nonché una regolamentazione della rete più favorevole agli investimenti. Ciò deriva dalla consapevolezza che anche un ingente capitale è inutile se le procedure amministrative sono troppo lunghe. Sebbene il Ministero federale dell’Economia e dell’Energia abbia avviato diverse iniziative per accelerare tali processi, il divario tra la velocità proclamata dalla Germania e la realtà delle procedure burocratiche rimane significativo. Questa inerzia istituzionale non è una legge di natura, bensì una decisione politica, e ha un costo.
L’accoppiamento settoriale come imperativo sistemico
L’integrazione delle infrastrutture per l’elettricità, il riscaldamento e la mobilità, nota anche come accoppiamento settoriale, non è una parola d’ordine politica, ma una necessità tecnica per un sistema energetico stabile ed economicamente vantaggioso. Le pompe di calore, in quanto carichi controllabili, possono, con una corretta progettazione del sistema, contribuire a sfruttare l’energia eolica in eccesso che altrimenti dovrebbe essere limitata. I veicoli elettrici, fungendo da accumulatori di riserva, possono alleviare la congestione della rete in entrambe le direzioni. I sistemi di accumulo termico negli edifici disaccoppiano il consumo di elettricità dalla domanda di riscaldamento, mitigando così la simultaneità dei picchi di carico.
Il laboratorio di Jena, attivo sul campo, dimostra che queste potenzialità teoriche sono tecnicamente realizzabili e già in fase di test. La piattaforma digitale sviluppata in loco è destinata a fungere da modello per altre città tedesche. È fondamentale sottolineare che un sistema di questo tipo non sostituisce l’espansione della rete elettrica, ma la integra e la riduce significativamente. Se la Germania dotasse la sua rete di distribuzione nazionale di tecnologie di controllo intelligenti e contemporaneamente accelerasse l’espansione fisica, si otterrebbe un effetto leva che renderebbe la transizione molto più efficiente di quanto non sarebbe possibile con la sola espansione fisica della rete. La tecnologia esiste. I veri ostacoli sono rappresentati dalle procedure di approvazione, dal quadro normativo e dalla volontà politica.
Politiche climatiche senza sala d’attesa
Dietro l’intero dibattito sulla capacità della rete e sugli allacciamenti alle pompe di calore si cela una questione economica ed etica più profonda: qual è il prezzo dell’attesa? La catastrofe climatica, per usare un termine la cui urgenza è ampiamente documentata scientificamente, non tiene conto delle procedure di autorizzazione tedesche. Ogni edificio dotato oggi di un impianto di riscaldamento a gas anziché di una pompa di calore ha una durata di vita di 20-25 anni, che probabilmente dovrà operare in un contesto normativo e di prezzo sempre più ostile per i combustibili fossili. La distruzione di capitale insita in questa decisione spesso diventa evidente ai singoli proprietari solo quando si è già verificata.
Al contempo, l’espansione della rete elettrica sta procedendo, seppur più lentamente del necessario, ma con un crescente slancio degli investimenti. L’aumento degli investimenti annuali nella rete, da circa 22 miliardi di euro nel 2024 a quasi 32 miliardi di euro previsti entro il 2030, è considerevole. Le pompe di calore installate oggi saranno collegate tra dieci anni a una rete più adatta alle loro esigenze rispetto a quella attuale. L’investimento è quindi vantaggioso sotto due aspetti: per le singole famiglie, grazie alla riduzione dei costi di gestione, e per il sistema nel suo complesso, grazie al rafforzamento della domanda infrastrutturale, che giustifica e finanzia gli investimenti nella rete. In questo contesto, la paura non è un valido consigliere. Infrastrutture e tecnologia forniscono le basi per una decisione consapevole e, a un’attenta analisi dei dati, queste basi favoriscono chiaramente il riscaldamento elettrico.
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Konrad Wolfenstein
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