la Rossa affonda a Budapest


La Ferrari si deve accontentare di un quarto e quinto posto, in un fine settimana di Formula 1 dove l’occasione per fare centro era evidente. Quindi: la tanto chiacchierata esecuzione di cui Vasseur si fa portavoce, com’è stata? Tutto tranne che buona. E allora ecco che ci ritroviamo a commentare una corsa che delude sotto vari aspetti: errori individuali, strategia e passo gara non all’altezza.

Hamilton recupera due posizioni, Leclerc ne perde due

Sotto il sole più caldo del fine settimana di Budapest, con un vento che soffiava a raffiche, una delle incognite era rappresentata dalla scelta delle coperture per il via. Il muretto del Cavallino Rampante opta per una strategia senza dubbio aggressiva: gomme Soft per ambedue i ferraristi, alla ricerca di un extra grip vitale nei primi metri, con l’obiettivo di recuperare quanto più posizioni possibili.

Questo considerando che il resto dei competitor diretti della Rossa avevano scelto le mescole Medium. Era un azzardo calcolato che ovviamente poneva i piloti di Maranello su di un chiaro binario strategico diametralmente opposto a quello della concorrenza. Allo spegnimento dei semafori, le due SF-26 vivono destini opposti. Leclerc non trova il punto d’innesto ideale della frizione.

La numero 16 pattina troppo e viene risucchiato dal gruppo, perdendo ben due posizioni. Lewis Hamilton, al contrario, ha un tempo di reazione fulmineo: scatta a razzo e recupera immediatamente due piazze. Inglese che si infila nella mischia. C’è anche un brivido: un contatto millimetrico tra l’ala anteriore della sua vettura e la Red Bull di Verstappen.

Fortunatamente l’impatto è minimo e non porta a nessun tipo di conseguenza. Il britannico, in uno stato di forma smagliante, trascorre i primi due giri francobollato agli scarichi di Max. Ma nonostante la Ferrari mostri un potenziale velocistico superiore, l’olandese è un maestro nella difesa e chiude ogni spiraglio. Insomma non si passa, perché Verstappen è ermetico.


Ferrari non sfrutta il vantaggio atteso

Con il prosieguo dei giri, il quadro si cristallizza in un intricato stallo tattico. Le due Rosse, invischiate negli scarichi altrui, devono far fronte alle spietate leggi della termica: i freni e le power unit richiedono aria pulita per non superare le soglie critiche di allarme. La frustrazione è palpabile, perché il ritmo per superare la Red Bull ci sarebbe, ma l’aria sporca vanifica l’extra grip offerto dalla mescola Soft.

Scenario che tramuta il vantaggio ipotetico in un handicap strategico. Dal muretto, l’ingegnere Carlo Santi interviene. Lo fa suggerendo a Lewis specifiche mappature del differenziale e variazioni di traiettoria per massimizzare la trazione in uscita da Curva 14. L’obiettivo è presentarsi sul rettilineo principale con il delta di velocità necessario per l’attacco.

Via radio si valuta il “Plan A” e si discute di un “flap update”, segnale inequivocabile di un possibile e imminente cambio gomme. Il sette volte campione del mondo di Formula 1, sentendosi a proprio agio con l’handling della vettura, declina le modifiche aerodinamiche e conferma l’ottimo bilanciamento. Leclerc, nel frattempo gestisce dalle retrovie, mentre la vera minaccia prende forma là davanti.

La strategia vanificata da Lewis

Le due McLaren impongono il ritmo e tentano la fuga. Per scuotere un copione bloccato, al passaggio numero 14 la Ferrari richiama Lewis per tentare la carta dell’undercut su Verstappen. Ma rientro in pista non è dei più felici: l’inglese incappa nel traffico di Lindblad. Tuttavia, con la ferocia dei giorni migliori, Lewis non perde tempo e lo svernicia all’esterno nel secondo settore.

Poco dopo chiude il giro con intermedi record che gli valgono il sorpasso virtuale su Verstappen. La gioia, però, in Formula 1 spesso può essere effimera. Sfruttando la scia e una chiusura non impeccabile dell’inglese, Max restituisce il favore in Curva 1 e passa Lewis. Uno sforzo immane del box vanificato in un istante, mentre anche Charles effettua il suo pit stop, ritrovandosi in settima posizione.

La corsa si trasforma in una logorante partita a scacchi. Hadjar, compagno di Max, ritarda la sosta diventando un tappo strategico perfetto prima per le McLaren e poi, inevitabilmente, per la rincorsa di Hamilton. Quando la Ferrari ritenta l’undercut al giro 30, Lewis si trova di nuovo ingabbiato dietro al francese della Red Bull, perdendo un tempo prezioso che scatena la sua frustrazione via radio.

Nonostante la sua Ferrari spinga al limite per ricucire il gap, la gestione del passo gara diventa ancora più complessa. Per di più, alle spalle di Charles, un arrembante Kimi Antonelli mette pressione a Leclerc. Il monegasco si ferma al giro 37, riuscendo poco dopo a sbarazzarsi agevolmente di Hadjar sul dritto, mentre Max prolunga all’inverosimile il proprio stint.

Debacle finale: la Rossa perde il podio

Al quarantunesimo passaggio Verstappen rientra ai box: per una questione di millimetri esce davanti a Charles Leclerc: un incrocio che lascia l’amaro in bocca al muretto. Nel frattempo, su gomme Hard più vecchie di undici giri rispetto alle Soft nuove dell’olandese, Lewis deve cambiare filosofia di gara: si tratta di estendere la vita utile della mescola e provare a blindare il podio.

I sogni di gloria contro le McLaren sono infatti gettati al vento. Gli ultimi venti giri si trasformano in un calvario. Leclerc denuncia un drammatico calo di prestazione, lottando contro un compromesso difficile. Poco dopo arriva il colpo di scena: il cambio della McLaren di piastri cede e congela la corsa con la Virtual Safety Car. È l’ultimo disperato tentativo della Rossa che adotta una strategia.

Parliamo di una doppia sosta per montare gomme Soft. Ma il caos regna sovrano. Lewis perde la posizione virtuale di Max e viene pure passato da Antonelli: uno scenario che lo relega in quarta posizione. Come se non bastasse, la beffa finale si materializza sotto forma di una penalità di 5 secondi inflitta a Lewis per eccesso di velocità in pit lane. Olè…

Le due SF-26 tagliano il traguardo in una malinconica parata: Charles quarto e Lewis quinto. Un fine settimana iniziato con altissime aspettative, dopo aver gettato la pole, si è dissolto tra sbavature personali, scelte strategiche non sempre lucidissime ed un passo che non soddisfa. Purtroppo, ancora una volta, il team di Maranello getta via una chiara occasione per conquistare un risultato importante.

GP Ungheria, risultati gara:

POS. NO. DRIVER TEAM LAPS TIME / RETIRED PTS.
1 1 Lando Norris McLaren 70 1:39:56.180 25
2 3 Max Verstappen Red Bull Racing 70 +15.080s 18
3 12 Kimi Antonelli Mercedes 70 +18.728s 15
4 16 Charles Leclerc Ferrari 70 +23.840s 12
5 44 Lewis Hamilton Ferrari 70 +24.540s 10
6 6 Isack Hadjar Red Bull Racing 70 +55.488s 8
7 63 George Russell Mercedes 70 +57.503s 6
8 30 Liam Lawson Racing Bulls 69 +1 lap 4
9 27 Nico Hulkenberg Audi 69 +1 lap 2
10 41 Arvid Lindblad Racing Bulls 69 +1 lap 1
11 5 Gabriel Bortoleto Audi 69 +1 lap 0
12 10 Pierre Gasly Alpine 69 +1 lap 0
13 18 Lance Stroll Aston Martin 69 +1 lap 0
14 14 Fernando Alonso Aston Martin 69 +1 lap 0
15 43 Franco Colapinto Alpine 68 +2 laps 0
16 31 Esteban Ocon Haas F1 Team 68 +2 laps 0
17 23 Alexander Albon Williams 68 +2 laps 0
18 55 Carlos Sainz Williams 68 +2 laps 0
19 87 Oliver Bearman Haas F1 Team 68 +2 laps 0
NC 81 Oscar Piastri McLaren 55 DNF 0
NC 11 Sergio Perez Cadillac 48 DNF 0
NC 77 Valtteri Bottas Cadillac 13 DNF 0




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