La morte di Satnam Singh a Cisterna di Latina, condannato a 16 anni Antonello Lovato: lo lasciò davanti casa col braccio amputato


È arrivata nella serata di mercoledì 8 luglio la sentenza destinata a segnare una delle pagine giudiziarie più importanti degli ultimi anni nella lotta al caporalato e allo sfruttamento del lavoro agricolo. La Corte d’Assise del Tribunale di Latina ha condannato Antonello Lovato a 16 anni di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale, riconoscendo le attenuanti generiche, per la morte del bracciante indiano Satnam Singh, deceduto nel giugno del 2024 dopo un gravissimo incidente sul lavoro avvenuto nelle campagne pontine.

La Procura di Latina aveva chiesto una condanna a 22 anni di carcere, sostenendo che il lavoratore avrebbe avuto concrete possibilità di sopravvivere se fosse stato soccorso tempestivamente.

Il dramma che sconvolse l’Italia

La vicenda di Satnam Singh aveva profondamente colpito l’opinione pubblica italiana. Il bracciante agricolo, impiegato in un’azienda di Borgo Santa Maria (Latina), rimase gravemente ferito quando un macchinario artigianale avvolgi-plastica per meloni gli tranciò un braccio.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, invece di chiamare immediatamente il 118, il datore di lavoro Antonello Lovato caricò Satnam Singh su un furgone e lo accompagnò davanti all’abitazione dove viveva, lasciandolo lì con il braccio amputato appoggiato in una cassetta della frutta.

Solo successivamente furono allertati i soccorsi, ma ormai era troppo tardi. Il giovane morì nei giorni successivi in ospedale. Per la Procura quel ritardo fu determinante nel provocarne il decesso.

La sentenza della Corte d’Assise

I giudici hanno riconosciuto Lovato colpevole di omicidio volontario con dolo eventuale, disponendo oltre ai 16 anni di reclusione anche:

  • l’interdizione perpetua dai pubblici uffici;
  • l’interdizione legale durante l’esecuzione della pena;
  • il pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare;
  • il risarcimento dei danni morali e materiali alle parti civili.

Sono state inoltre riconosciute provvisionali immediatamente esecutive pari a:

  • 120 mila euro alla vedova Sony Soni;
  • 90 mila euro ciascuno ai familiari Singum e Carli Asbil;
  • 50 mila euro a Singh M. Palla.

La sentenza è arrivata al termine di un lungo processo nel quale la procuratrice aggiunta Luigia Spinelli aveva sostenuto come Satnam Singh avrebbe avuto concrete possibilità di salvarsi se fosse stato soccorso immediatamente dopo l’incidente.

Libera: “La vita di chi lavora non può essere trattata come merce”

Dopo la sentenza è intervenuto Gianpiero Cioffredi, dell’Ufficio di Presidenza di Libera, che ha definito il verdetto un importante passo sul piano della giustizia.

“La condanna per la morte di Satnam Singh restituisce forza al principio secondo cui la vita di chi lavora non può essere trattata come merce usa e getta sacrificabile al profitto e chi schiavizza le persone calpestando la dignità di un altro essere umano non può rimanere impunito.”

Per Cioffredi, tuttavia, la giustizia non può fermarsi alla sentenza.

“La nostra fame di giustizia non si esaurisce in un’aula di Tribunale: l’indignazione per la morte di Satnam deve trasformarsi in impegno concreto da parte delle Istituzioni nella lotta al caporalato e allo sfruttamento nella filiera agroalimentare, nella valorizzazione delle aziende sane e nell’affermazione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.”

L’esponente di Libera ha quindi chiesto un deciso cambio di passo.

“Non più tavoli, non più promesse, non più passerelle. Servono leggi applicate, controlli continui, ispettorati che non siano gusci vuoti, aziende che rispondano penalmente quando lucrano sullo sfruttamento. Serve abolire la legge Bossi-Fini che favorisce esclusione e marginalità di migliaia di persone dalla garanzia di diritti e dignità. Pretendiamo che la politica smetta di girarsi dall’altra parte. Pretendiamo che lo Stato sia presente dove oggi è assente: nei campi, nei ghetti, nelle baraccopoli, nei luoghi dove la dignità umana viene calpestata ogni giorno. Non possiamo più assistere a quel naufragio di umanità che ferisce la stessa idea di democrazia. Solo così la memoria di Satnam potrà trasformarsi in seme di impegno e corresponsabilità per la giustizia sociale.”

Mininni: “Satnam è stato offeso mentre stava morendo”

Davanti al Tribunale di Latina, durante l’ultima udienza, si è svolto anche il presidio promosso dalla Flai Cgil.

Il segretario generale Giovanni Mininni ha ricordato come la vicenda di Satnam rappresenti il simbolo di un sistema di sfruttamento ancora troppo diffuso.

“Satnam Singh è stato offeso anche nel momento in cui stava morendo. È stata offesa la sua umanità”

Per Mininni il caso non può essere considerato un episodio isolato.

“Il caso di Satnam non è solo un episodio di cronaca, è un esempio dello sfruttamento sul lavoro. Nel nostro Paese ormai da dieci anni questo è riconosciuto come reato penale”

Il leader della Flai Cgil ha poi richiamato anche la recente tragedia avvenuta ad Amendolara.

“Lì un altro orrore si è consumato sotto gli occhi di tutti, con lavoratori arsi vivi perché avevano semplicemente chiesto di essere pagati per un mese di lavoro nei campi. In ogni campagna di raccolta agricola si verificano episodi come questo. Abbiamo già denunciato con forza a questo Governo che non è possibile accorgersi di certe situazioni solamente quando accadono tragedie”

Una sentenza destinata a fare giurisprudenza

Quella pronunciata dalla Corte d’Assise rappresenta una sentenza destinata a lasciare il segno anche sotto il profilo giuridico. Il riconoscimento del dolo eventuale nei confronti del datore di lavoro attribuisce particolare rilevanza alla scelta di non prestare immediatamente soccorso al lavoratore ferito.

La vicenda di Satnam Singh è diventata negli ultimi due anni il simbolo della lotta contro il caporalato, il lavoro nero e lo sfruttamento dei braccianti agricoli, dando vita a manifestazioni, scioperi e iniziative promosse da sindacati, associazioni e istituzioni.

La difesa di Antonello Lovato ha già annunciato che ricorrerà in Appello, sostenendo che il reato avrebbe dovuto essere qualificato come omicidio colposo e non come omicidio volontario con dolo eventuale.

Il valore di una sentenza che va oltre il processo

La condanna non restituirà Satnam Singh ai suoi familiari, né cancellerà il dolore della moglie Sony Soni e di quanti gli erano vicini. Ma rappresenta un punto fermo nella ricostruzione giudiziaria di una vicenda che ha profondamente scosso il Paese.

Per associazioni, sindacati e parti civili il verdetto costituisce anche un richiamo alla responsabilità delle istituzioni e del mondo del lavoro affinché tragedie come quella avvenuta nelle campagne pontine non si ripetano più.

Perché, come hanno ricordato più volte durante il processo, la vita di chi lavora non può mai essere sacrificata in nome del profitto.




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 Daniel Lestini

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