Da Ankara la linea della premier: più sicurezza, più industria nazionale, nessun automatismo
L’Italia aumenterà gli investimenti in difesa e sicurezza, ma lo farà secondo una traiettoria definita da Roma: con i propri tempi, i propri modi e le proprie priorità. È il messaggio consegnato da Giorgia Meloni al termine del vertice Nato di Ankara, in una conferenza stampa nella quale la presidente del Consiglio ha rivendicato la piena affidabilità italiana nell’Alleanza, ma anche la necessità di difendere l’interesse nazionale dentro la nuova stagione del riarmo europeo.
Il punto politico è chiaro: l’Italia non si sottrae agli impegni Nato, ma non accetta che il rafforzamento della difesa venga letto solo come una questione contabile. Per Meloni, oggi la sicurezza non riguarda soltanto carri armati, aerei e munizioni, ma anche infrastrutture critiche, energia, cybersicurezza, dati, confini, catene di approvvigionamento e capacità di risposta alle emergenze.
“Investire in sicurezza significa rafforzare la capacità dello Stato di difendere i cittadini, la sua sovranità e la sua libertà”, ha spiegato la premier, indicando nella sicurezza un tema che incide direttamente sulla vita quotidiana delle famiglie, delle imprese e delle pubbliche amministrazioni.
“La Nato è unita e determinata a rafforzarsi”
Meloni ha definito quello di Ankara un vertice “breve ma intenso”, in un momento in cui lo scenario di sicurezza globale cambia “con una rapidità estrema”. Il messaggio principale, secondo la presidente del Consiglio, è che la Nato resta “un’alleanza unita, consapevole delle sfide che ha di fronte e determinata a rafforzarsi”.
L’Italia, ha aggiunto, condivide pienamente questo approccio e ha portato al tavolo una concezione “molto concreta” della sicurezza. Una sicurezza che non si limita agli equilibri geopolitici, ma entra nella vita reale dei cittadini: dalla protezione delle reti ferroviarie contro sabotaggi e attacchi ibridi alla sicurezza energetica, fino alla tutela dei dati sensibili di famiglie, aziende e pubbliche amministrazioni.
In questa cornice, la premier ha collocato anche gli impegni assunti dagli alleati: non solo quanto si spende, ma cosa si rafforza e quali vulnerabilità si riducono.
Spese militari, l’Italia al 2,8% del Pil: “Rispetteremo gli impegni”
Meloni ha ricordato che l’Italia si è presentata al vertice con una quota pari al 2,8% del Pil investita in difesa e sicurezza, registrando un aumento dello 0,71% rispetto all’anno precedente. Un incremento che, ha precisato, riflette una concezione più ampia della sicurezza nazionale e della resilienza strategica.
La presidente del Consiglio ha confermato la volontà di rispettare gli impegni presi in sede Nato, incluso il percorso di aumento della spesa, ma ha rivendicato la necessità di farlo “in modo sostenibile”. Tradotto: sarà l’Italia a stabilire tempi, modalità e priorità, in base al contesto e alle proprie possibilità.
“Vogliamo rispettare gli impegni, lo faremo e lo stiamo già facendo”, ha detto Meloni. Ma l’aumento non potrà avvenire a scapito di altri capitoli essenziali del bilancio pubblico. Alla domanda su quanto sarebbe disposta a spendere in armamenti senza vincoli di bilancio europei o pressioni elettorali, la premier ha risposto respingendo l’impostazione: l’obiettivo è rafforzare la difesa, ma senza togliere risorse a settori considerati ugualmente importanti.
“L’accusa di un’Italia che chiude gli ospedali per comprare carri armati è ridicola”, ha affermato, definendo questo punto un “limite invalicabile”.
“È tempo che l’Europa garantisca la propria sicurezza da sola”
Uno dei passaggi più politici della conferenza stampa riguarda il ruolo dell’Europa nella Nato. Per Meloni, il rafforzamento della capacità europea di difesa non serve “a fare un favore a qualcuno”, ma a non dipendere da nessuno.
“È una questione di sovranità ancora prima che di difesa”, ha spiegato la premier. La capacità di difendersi, nella sua lettura, è il presupposto della libertà politica e della possibilità di tutelare i propri interessi nazionali.
Il tema si lega anche al dibattito sul possibile ridimensionamento della presenza americana in Europa. Meloni ha precisato che all’Italia non è stata comunicata alcuna decisione formale di disimpegno da parte degli Stati Uniti, ma ha ricordato che nella Nato si discute da tempo di burden shifting, cioè della necessità che la componente europea dell’Alleanza assuma maggiori responsabilità sul territorio europeo, consentendo agli Stati Uniti di concentrarsi su altri quadranti ritenuti prioritari.
Per la premier, l’Europa deve prepararsi a questa evoluzione senza farsi cogliere alla sprovvista.
I quasi 3.000 militari italiani nelle missioni Nato
Meloni ha rivendicato anche il contributo operativo dell’Italia all’Alleanza Atlantica, sostenendo che il ruolo italiano va oltre il “puro esercizio contabile” della percentuale di Pil destinata alla difesa.
Secondo la presidente del Consiglio, l’Italia è un “fornitore di sicurezza” e un alleato credibile. Lo dimostrano i quasi 3.000 militari italiani impegnati nei principali teatri dell’Alleanza. Meloni ha sottolineato che l’Italia è la nazione Nato che offre il maggior numero di uomini e donne nelle missioni dell’Alleanza.
A questo si aggiunge l’attenzione al fianco Sud, considerato strategico per la sicurezza collettiva. Il Mediterraneo allargato, ha spiegato, non è una questione regionale o italiana, ma una frontiera decisiva per tutta la Nato.
Fianco Sud, Mediterraneo e Africa: “Le minacce ibride arrivano da ovunque”
Rispondendo a una domanda sul fianco Sud, Meloni ha spiegato che limitarsi a guardare al fronte orientale significherebbe non comprendere la natura delle minacce contemporanee. Le minacce ibride, ha osservato, possono colpire “da ovunque” e con strumenti diversi: migrazione, infrastrutture strategiche, catene di approvvigionamento, controllo delle materie prime critiche, influenza politica in Paesi terzi.
Per questo, secondo la premier, il Mediterraneo e l’Africa devono rientrare pienamente nella riflessione strategica dell’Alleanza. L’Europa dipende da materie prime critiche e terre rare che spesso arrivano o vengono processate attraverso Paesi esterni. L’Africa, ha ricordato Meloni, è il vicino diretto dell’Europa e chiede una cooperazione “sana, da pari a pari, non predatoria”.
Il messaggio agli alleati è netto: l’Italia non ha fatto mancare solidarietà al fianco Est e si aspetta la stessa attenzione per il fianco Sud, dove passano molte delle vulnerabilità strategiche europee.
Droni, filiere e materie prime: “Il punto è in cosa investiamo”
Meloni ha posto al vertice una riflessione che considera decisiva: non basta chiedersi quanto investire in difesa, bisogna chiedersi in cosa investire. La guerra in Ucraina, ha detto, ha mostrato con chiarezza il cambiamento della guerra moderna.
La premier ha citato l’esempio di un carro armato da milioni di euro che può essere distrutto da un drone da 20.000 euro, e di un operatore addestrato a pilotare un drone da remoto che può risultare più letale di un cecchino. Da qui la necessità di orientare gli investimenti verso innovazione, ricerca, tecnologie emergenti e capacità realmente utili sul campo.
Ma c’è un tema ancora più strategico: il controllo delle filiere. Meloni ha avvertito che aumentare la spesa senza porsi il problema della sovranità industriale rischia di trasformarsi in un paradosso: pagare di più per finanziare la propria dipendenza.
La premier ha ricordato che, delle 12 materie prime critiche individuate dalla Nato, almeno sei sono controllate da un unico Paese, che in alcuni casi arriva a controllare il 70% della produzione. Per questo, ha spiegato, l’Alleanza deve interrogarsi su come ricostruire catene di approvvigionamento sicure e su come garantire il controllo delle componenti fondamentali per i sistemi di difesa.
“Se investiamo nella nostra difesa, quei soldi devono restare in Italia”
Il nodo industriale è centrale nella posizione italiana. Meloni ha sostenuto che rafforzare la sicurezza dei cittadini deve servire anche a rafforzare la capacità tecnologica, la ricerca e l’economia nazionale.
“Se investiamo nella nostra difesa, quei soldi devono restare in Italia, nelle nostre fabbriche, nella nostra ricerca, nei nostri territori”, ha affermato la premier. L’obiettivo è collegare l’aumento delle risorse a più lavoro qualificato, più crescita, più produzione strategica e minore dipendenza dall’estero.
La presidente del Consiglio ha parlato di responsabilità nel rafforzare la base industriale e tecnologica, sviluppando capacità comuni, innovazione, ricerca e produzioni strategiche. Un’impostazione che si inserisce nella più ampia partita europea sulla difesa comune e sull’autonomia tecnologica del continente.
Ucraina, Meloni conferma gli aiuti militari
Il sostegno italiano all’Ucraina proseguirà anche sul piano militare. Meloni lo ha confermato dopo il bilaterale con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, avuto a margine del vertice Nato.
La premier ha ricordato che negli ultimi mesi l’Italia si è concentrata soprattutto sulla resilienza energetica e sulla protezione delle infrastrutture critiche ucraine, considerate bersagli costanti e prioritari dell’aggressione russa. Una scelta che, ha spiegato, nasce anche da precise richieste di Kiev, legate alla disponibilità in Italia di imprese capaci di produrre generatori necessari all’Ucraina.
Alla domanda se Roma abbia smesso di fornire armamenti, Meloni ha risposto chiaramente: “Credo che l’Italia proseguirà”. Il ministro della Difesa Guido Crosetto sta valutando le modalità del prossimo sostegno, in un quadro che potrà includere diversi strumenti.
Meloni ha inoltre ribadito la necessità di sostenere con la stessa intensità gli sforzi per una “pace giusta e duratura” e per un ruolo europeo nel processo negoziale.
Vertice dei Volenterosi a Parigi, Meloni non ci sarà: “Nessun disimpegno”
La premier ha confermato che non parteciperà personalmente al vertice della coalizione dei Volenterosi convocato a Parigi, spiegando che l’Italia sarà rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Meloni ha respinto preventivamente ogni lettura di isolamento, cambio di posizionamento o disimpegno sull’Ucraina. Ha ricordato di essere al “sesto vertice in tre settimane e mezzo” e di dover seguire diversi dossier interni.
L’Italia, ha assicurato, continuerà a essere presente e a lavorare nei formati internazionali di sostegno a Kiev.
Iran e basi Usa, Meloni conferma il no agli attacchi
Sul dossier Iran, Meloni ha confermato la linea già indicata dal governo: l’Italia ha rispettato i propri impegni, ma non partecipa e non parteciperà agli attacchi contro Teheran.
Alla domanda sull’eventuale utilizzo di basi italiane, come Sigonella, per operazioni cinetiche americane contro l’Iran, la premier ha risposto senza lasciare margini: la linea resta quella definita dall’inizio del conflitto.
“Non abbiamo preso decisioni un giorno in un modo e un giorno in un altro”, ha spiegato. “Abbiamo detto che non avremmo partecipato agli attacchi all’Iran, non stiamo partecipando e non parteciperemo”.
Meloni si è detta molto preoccupata per la crisi iraniana e per il rischio che l’escalation possa contagiare altri quadranti del Medio Oriente. La premier ha aggiunto di non perdere la speranza nella possibilità di un negoziato, sostenendo che finora l’opzione militare non abbia prodotto risultati concreti tali da rendere inutile la via diplomatica.
Trump, nessun pentimento: “Ho investito sull’unità dell’Occidente”
Nel corso della conferenza stampa, Meloni è stata sollecitata anche sulle ultime uscite di Donald Trump, compreso il post sull’“ordine restrittivo”. La premier ha evitato di tornare sul contenuto, ma ha rivendicato la strategia seguita nei rapporti con il presidente statunitense.
“Non mi pento di nulla”, ha affermato, spiegando di aver investito politicamente sull’unità dell’Occidente per convinzione, non per convenienza. Meloni ha ricordato di aver seguito questa linea con tutti gli interlocutori internazionali, non solo con Trump.
Con il presidente americano, ha riconosciuto, esistono affinità su alcuni temi, come immigrazione e critica alla cultura woke. Ma la strategia italiana, ha precisato, non cambia in base all’andamento dei rapporti personali.
Secondo Meloni, l’interesse nazionale italiano ed europeo resta il rafforzamento dell’unità occidentale. Una strategia opposta, ha detto, finirebbe per essere pagata soprattutto dall’Europa, che presenta ancora molte vulnerabilità.
Israele-Libano, Roma pronta a ospitare nuovi colloqui
La presidente del Consiglio ha definito “un’ottima notizia” la prosecuzione dei colloqui diretti tra Israele e Libano e l’ipotesi che il prossimo round negoziale si tenga a Roma il 15 luglio.
Per Meloni, la scelta della Capitale dimostra la credibilità conquistata dall’Italia con tutti gli attori coinvolti, anche grazie alla capacità di mantenere canali di dialogo aperti. Ma quella credibilità, ha sottolineato, nasce soprattutto dal valore dei militari italiani impegnati da anni in Libano.
La premier ha ricordato di aver parlato in settimana con il generale alla guida di Unifil e ha definito la presenza italiana sul campo un capitale politico e militare da non disperdere.
Post-Unifil, avanti con la proposta italo-francese
Parallelamente ai negoziati tra Israele e Libano, l’Italia continua a lavorare con la Francia a una proposta per una coalizione post-Unifil. Meloni ha spiegato che al momento il lavoro è a livello di sherpa e tecnici, ma che l’iniziativa suscita interesse.
Il progetto è stato discusso anche nel bilaterale con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. L’obiettivo è presentare una proposta in tempo utile prima della scadenza del mandato Unifil.
Il Libano resta così uno dei dossier centrali della postura italiana nel Mediterraneo allargato, insieme alla sicurezza del fianco Sud e alla stabilizzazione del Medio Oriente.
Bilaterale con Erdogan: difesa, migranti e cooperazione industriale
A margine del vertice Nato, Meloni ha avuto un incontro bilaterale con Recep Tayyip Erdogan, che ha ringraziato per l’ospitalità e l’organizzazione del summit.
Nel colloquio sono stati affrontati i principali dossier della cooperazione bilaterale: dalla difesa al contrasto all’immigrazione illegale, fino al rafforzamento dei rapporti economici e industriali. Il dialogo con Ankara si inserisce nella strategia italiana di maggiore attenzione al Mediterraneo allargato e al fianco Sud dell’Alleanza.
La bussola italiana: interesse nazionale e alleanze
La sintesi politica della conferenza stampa è racchiusa nella formula utilizzata da Meloni: l’Italia siede al tavolo Nato con una sola bussola, la difesa dell’interesse nazionale. Per la premier, questo significa anche difendere il sistema di alleanze internazionali, rafforzare l’unità dell’Occidente e garantire maggiore sicurezza concreta agli italiani.
Più difesa, dunque, ma senza automatismi. Più investimenti, ma con ricadute per l’industria nazionale. Più responsabilità europea, ma dentro la Nato. E soprattutto una linea rivendicata “con dignità e a testa alta”, nel rispetto di una nazione sovrana che, secondo Meloni, continua a fare la sua parte a 360 gradi per la solidità dell’Alleanza Atlantica.
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Andrea Valenti
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