Un accordo da un miliardo di dollari per gli amici di Trump: i dettagli controversi dell’accordo con TikTok
Algoritmo segreto: TikTok appartiene ancora davvero alla Cina?
La lunga e politicamente accesa disputa sul futuro di TikTok negli Stati Uniti sembrava essersi finalmente risolta con la sua spettacolare vendita a un consorzio americano guidato da Oracle e Silver Lake. Ma quella che inizialmente appariva come una mossa storica in nome della sicurezza nazionale si sta rivelando sempre più, dietro le quinte, una polveriera legale e politica. Da una valutazione sorprendentemente bassa, nell’ordine dei miliardi, agli stretti legami dei nuovi proprietari con l’amministrazione Trump, fino alla cruciale – e irrisolta – questione di chi controlli realmente il potente algoritmo dell’app: il mega-accordo solleva ora più interrogativi che risposte. La separazione dalla società madre cinese, ByteDance, rappresenta una vera vittoria strategica per Washington o semplicemente una facciata multimilionaria senza precedenti che potrebbe presto crollare in tribunale?
TikTok, Oracle e la fine di una situazione di stallo
Dopo anni di dispute politiche su TikTok, nel gennaio 2026 è accaduto qualcosa che sembrava improbabile: la società madre cinese ByteDance ha ceduto la sua quota di maggioranza nelle attività statunitensi dell’app di video brevi. Un consorzio guidato da Oracle, Silver Lake e dal fondo sovrano di Abu Dhabi MGX ha assunto il controllo della neonata TikTok USDS Joint Venture LLC, mentre ByteDance è rimasta appena al di sotto della soglia del 20% richiesta dalla legge. Quella che a prima vista sembra una conclusione pacifica di una lunga battaglia legale, a un esame più attento si rivela una struttura estremamente complessa, politicamente delicata e legalmente vulnerabile, il cui futuro è tutt’altro che certo.
Una legge, tre anni di presidenza e un ultimatum costantemente rimandato
L’origine dell’intera controversia risale all’aprile 2024, quando l’allora presidente Joe Biden firmò una legge che imponeva a ByteDance di cedere le sue attività negli Stati Uniti, pena il divieto dell’app a livello nazionale. La giustificazione ufficiale era la sicurezza nazionale: il timore che il governo cinese potesse accedere ai dati di oltre 200 milioni di utenti americani tramite ByteDance o utilizzare impropriamente l’algoritmo di raccomandazione per diffondere propaganda era al centro del dibattito legislativo. La Corte Suprema confermò la legittimità di tale legge con una decisione unanime nel gennaio 2025, con il giudice Neil Gorsuch che dichiarò esplicitamente il divieto di qualsiasi collaborazione tra una nuova struttura proprietaria americana e ByteDance in merito al funzionamento dell’algoritmo di raccomandazione.
Donald Trump, che aveva sperimentato personalmente una breve sospensione dell’app il giorno del suo insediamento nel gennaio 2025, ha ripetutamente posticipato l’entrata in vigore obbligatoria del divieto tramite decreto presidenziale. La scadenza originariamente fissata per gennaio 2025 è stata prorogata più volte, arrivando a un ulteriore rinvio di dodici mesi, fino all’annuncio di un accordo quadro con la Cina nel settembre 2025 durante i colloqui commerciali di Madrid. È interessante notare che, secondo quanto riportato, la delegazione cinese avrebbe ammorbidito le proprie richieste di tariffe più basse in cambio di concessioni su TikTok, a dimostrazione di quanto l’accordo sull’app fosse strettamente intrecciato con i più ampi negoziati geopolitici ed economici tra Washington e Pechino.
Chi siederà effettivamente al tavolo alla fine?
Il 22 gennaio 2026, TikTok ha finalmente annunciato il completamento della transazione. La nuova joint venture TikTok USDS è guidata da un consiglio di amministrazione composto da sette membri, prevalentemente americani, tra cui l’amministratore delegato di TikTok Shou Zi Chew, il dirigente di Oracle Kenneth Glueck e rappresentanti di Silver Lake, Susquehanna, DXC Technology e MGX. Adam Presser, che in precedenza ricopriva il ruolo di responsabile delle operazioni, della sicurezza e della fiducia presso TikTok, è stato nominato direttore operativo.
La struttura proprietaria rivela una rete strettamente intrecciata con la cerchia politica di Trump. Oracle, Silver Lake e MGX detengono ciascuna il 15%, controllando complessivamente il 45% delle azioni. Larry Ellison, co-fondatore di Oracle e uno degli uomini più ricchi del mondo, è considerato da anni uno stretto collaboratore di Trump. Il restante 35% comprende, tra gli altri, il family office di Michael Dell, la controllata di Susquehanna Vastmere, Alpha Wave Partners e l’investitore Steve Case. Questa costellazione ha sollevato preoccupazioni tra i critici, che temono che la piattaforma non possa più operare in modo politicamente neutrale, ma possa essere influenzata da individui con legami diretti con l’attuale amministrazione.
La seguente panoramica riassume i dati chiave della nuova struttura proprietaria:
| Partecipanti | Porzione | ruolo |
|---|---|---|
| Oracolo | 15 percento | Partner per la sicurezza, gestione del cloud e degli algoritmi |
| Lago d’argento | 15 percento | Investitore, Consiglio di amministrazione |
| MGX (Abu Dhabi) | 15 percento | Investitore, Consiglio di amministrazione |
| ByteDance | 19,9 percento | Ex azionista di maggioranza, restante quota di minoranza |
| Altri investitori (Dell Family Office, Vastmere, società controllata da Susquehanna, Alpha Wave, ecc.) | circa il 35 percento | Investitori senza ruoli di leadership operativa |
Perché un presunto divario di valutazione solleva interrogativi
Un dettaglio che ha ricevuto sorprendentemente poca attenzione nel dibattito pubblico è la valutazione dell’accordo. Il vicepresidente JD Vance ha stimato il valore della divisione statunitense a circa 14 miliardi di dollari, una somma che appare sorprendentemente bassa se confrontata con la valutazione globale di ByteDance, pari a circa 480 miliardi di dollari. Considerando che la sola base di utenti statunitensi, con oltre 200 milioni di persone, rappresenta un enorme mercato pubblicitario, e che altre indiscrezioni precedenti all’accordo suggerivano valutazioni fino a 60 miliardi di dollari, non è chiaro su quali basi sia stata raggiunta questa cifra. Questa discrepanza alimenta il sospetto che considerazioni politiche, piuttosto che puramente di mercato, possano aver giocato un ruolo nella determinazione del prezzo.
L’algoritmo come vero e proprio nucleo del conflitto
L’aspetto più delicato, sia dal punto di vista tecnico che politico, dell’intero accordo riguarda l’algoritmo di raccomandazione, il componente chiave responsabile del successo commerciale di TikTok per anni. Ufficialmente, la nuova entità americana riaddestrerà l’algoritmo utilizzando i dati degli utenti americani, con Oracle che assumerà il controllo tecnico di questo processo all’interno della propria infrastruttura cloud. Il vicepresidente Vance ha esplicitamente sottolineato, durante la firma del decreto esecutivo nel settembre 2025, che i proprietari americani avrebbero mantenuto il controllo su come l’algoritmo fornisce i contenuti agli utenti, in quanto ciò era essenziale dal punto di vista della sicurezza nazionale.
Tuttavia, da allora i dubbi su questa versione dei fatti sono cresciuti. Le analisi della Foundation for Defense of Democracies indicano che, nonostante il formale cambio di proprietà, ByteDance mantiene il controllo sul codice sorgente sottostante, il che potrebbe teoricamente consentirle di influenzare ancora i contenuti. Questa valutazione è rafforzata da una causa intentata nel marzo 2026, che si concentra proprio su questo punto: la nuova struttura è essenzialmente una mera facciata, mentre il controllo tecnico effettivo sull’algoritmo rimane in mano a ByteDance a Pechino. Se questa affermazione si rivelasse vera, l’intera transazione aggirerebbe il requisito legale, confermato dalla Corte Suprema, che impone l’esclusione di qualsiasi forma di cooperazione nel controllo dell’algoritmo tra ByteDance e la nuova entità americana.
Un inizio travagliato, con problemi tecnici e nuove questioni relative alla privacy dei dati
Il passaggio ufficiale, avvenuto il 23 gennaio 2026, è stato tutt’altro che agevole. Già durante il primo fine settimana sotto la nuova proprietà, numerosi media hanno segnalato interruzioni tecniche: gli utenti si sono lamentati di problemi di accesso e di caricamento video, con molti filmati bloccati in fase di revisione per ore. TikTok USDS ha ufficialmente attribuito questi disservizi a un’interruzione di corrente in un data center americano, ma contemporaneamente sui social media si sono diffuse voci su una possibile censura legata alle proteste in corso a Minneapolis. È inoltre degno di nota il fatto che gli utenti internazionali al di fuori degli Stati Uniti non siano stati minimamente colpiti da questi problemi, il che sottolinea quantomeno l’indipendenza tecnica della nuova infrastruttura statunitense.
Parallelamente, la nuova entità ha inasprito significativamente le proprie normative sulla protezione dei dati. Mentre in precedenza l’app raccoglieva solo dati di geolocalizzazione approssimativi, ora raccoglie informazioni precise sulla posizione basate sul GPS con il consenso dell’utente. Inoltre, la raccolta di dati per la pubblicità personalizzata è stata notevolmente ampliata e ora include attività al di fuori dell’app stessa. Particolarmente degna di nota è una nuova clausola che impone esplicitamente la registrazione e l’analisi sistematica di tutte le interazioni con gli strumenti di intelligenza artificiale generativa all’interno della piattaforma, comprese le richieste di input e le risposte generate. Poco meno di tre mesi dopo, il caos operativo si è rivelato temporaneo: gli osservatori delle prime settimane di febbraio lo hanno descritto come un falso inizio senza l’iniziale temuto esodo di massa degli utenti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Konrad Wolfenstein
Source link


