Salute respiratoria, al via il Tavolo tecnico nazionale del Ministero


cannabis

05 Agosto 2026

A darne notizia l’associazione Imprenditori Canapa Italia,  ‘soddisfazione, accolte richieste sulla necessità di chiarire la compatibilità della normativa italiana con i principi europei’


“Il Consiglio di Stato, con  l’ordinanza numero 6202/2026, pubblicata oggi, ha disposto il rinvio  pregiudiziale alla Corte di giustizia dell’Unione europea nei termini prospettati nel ricorso promosso da Imprenditori Canapa Italia (Ici),  assistita dagli avvicati Dario De Blasi, Alberto Gava e Francesco  Renda, contro il decreto del ministero della Salute del 27 giugno  2024”. A darne notizia è ‘Ici, che accoglie “con grande soddisfazione il rinvio disposto dal Consiglio di Stato”.  “Il provvedimento ministeriale aveva inserito nella Tabella dei  medicinali, sezione B, le composizioni per somministrazione orale  contenenti cannabidiolo (Cbd) ottenuto da estratti di cannabis,  assoggettandole a un regime fortemente restrittivo – sottolinea l’associazione – Il Consiglio di Stato ha ritenuto sussistenti, nei  termini prospettati da Ici, rilevanti dubbi sulla compatibilità di  tale disciplina con il diritto dell’Unione europea e ha quindi sottoposto alla Corte di giustizia cinque questioni pregiudiziali”.

In particolare, spiega Ici, “la Corte europea sarà chiamata a stabilire:  se l’inserimento delle composizioni contenenti Cbd nella Tabella dei medicinali costituisca una misura equivalente a una restrizione  quantitativa alla libera circolazione delle merci; se il principio di  precauzione possa giustificare una misura così restrittiva in assenza  di effetti psicotropi accertati e sulla base di un rischio soltanto  potenziale; se il principio di proporzionalità osti a un regime generalizzato che non distingua i prodotti in funzione della loro  effettiva composizione e non valuti preventivamente misure meno  limitative; se sia compatibile con il diritto europeo una disciplina che, pur non introducendo formalmente un divieto, produca un effetto  sostanzialmente impeditivo della commercializzazione di prodotti legalmente fabbricati e commercializzati in altri Stati membri; se il  principio di precauzione possa consentire l’inserimento nella Tabella dei medicinali di sostanze per le quali non siano stati accertati  concreti pericoli di dipendenza, così come richiesto dalla normativa  nazionale”.  “Nell’ordinanza il Consiglio di Stato osserva che il Cbd, considerato isolatamente, non presenta effetti psicotropi né evidenze accertate  della capacità di indurre dipendenza. Il collegio evidenzia inoltre  che la misura adottata dal ministero determina una significativa  restrizione dei canali distributivi e l’esclusione dei prodotti dai  normali circuiti commerciali, con effetti potenzialmente impeditivi  sull’accesso al mercato”, osservano gli Imprenditori Canapa Italia. 

“Particolarmente rilevante è anche il passaggio nel quale il Consiglio di Stato rileva che gli effetti posti alla base della misura ministeriale non risultano accertati in maniera univoca, ma sono  riconducibili a ipotesi di rischio potenziale”, aggiungono. “Secondo il Collegio – continua Ici – allo stato attuale il quadro scientifico  non presenta un livello di evidenza tale da giustificare senza riserve una misura di così forte impatto. Il Consiglio di Stato ha pertanto  sospeso il giudizio nazionale fino alla pronuncia della Corte di giustizia dell’Unione europea, alla quale spetterà fornire  l’interpretazione vincolante dei principi europei coinvolti. La  decisione definitiva sull’appello sarà assunta successivamente, alla  luce delle indicazioni provenienti dalla Corte”. Peri l’Ici “si tratta di un risultato processuale di straordinaria importanza per l’intera filiera italiana ed europea della canapa industriale, poiché riconosce la serietà e la fondatezza delle questioni sollevate dall’associazione e porta il dibattito davanti alla massima autorità giudiziaria  dell’Unione europea. L’associazione ha sempre sostenuto che ogni  intervento restrittivo debba basarsi su dati scientifici concreti,  aggiornati e verificabili, rispettando i principi di proporzionalità,  libera circolazione delle merci e tutela dell’iniziativa economica”. 

“La protezione della salute pubblica costituisce un obiettivo imprescindibile, ma non può tradursi nell’imposizione di  misure generalizzate fondate su rischi meramente ipotetici,  soprattutto quando siano disponibili strumenti di controllo,  certificazione e regolamentazione meno penalizzanti”, commenta  l’associazione che in una nota esprime “il proprio ringraziamento allo studio legale Prestige, nelle persone degli avvocati Alberto Gava,  Dario De Blasi e Francesco Renda, per l’impegno, la competenza e la determinazione con cui ha seguito il procedimento, contribuendo a  portare davanti alla Corte di giustizia dell’Unione europea questioni  decisive per il futuro del comparto”. “L’associazione – si legge – ringrazia inoltre la Confederazione  nazionale Coldiretti, intervenuta nel giudizio a sostegno delle  ragioni di Ici e della filiera della canapa industriale. Ici riconosce, inoltre, il contributo di Csi – Canapa Sativa Italia, che  ha preso parte al medesimo percorso giudiziario, contribuendo alla  tutela degli interessi dell’intera filiera italiana della canapa. Ici  continuerà a seguire con la massima attenzione il procedimento europeo e a difendere, in tutte le sedi competenti, le imprese del settore, la certezza del diritto e lo sviluppo di una filiera italiana della  canapa industriale fondata sulla legalità, sulla scienza e su regole  chiare, equilibrate e coerenti con l’ordinamento europeo”.


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