Morte di Abderrahim Fakir, le bodycam cambiano tutto: cosa mostrano i video al centro dell’inchiesta


L’inchiesta entra nella fase decisiva

Il caso della morte di Abderrahim Fakir, il 42enne di origini marocchine deceduto il 19 luglio 2026 nel quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento delle forze dell’ordine, è arrivato a un passaggio cruciale. La Procura di Bologna sta ricostruendo nei dettagli l’intera sequenza dei fatti per accertare se le procedure di contenimento e di soccorso siano state eseguite correttamente e se vi siano eventuali responsabilità penali.

L’attenzione degli inquirenti è concentrata soprattutto sull’analisi dei numerosi filmati disponibili, che documentano momenti diversi dell’intervento e rappresentano oggi uno degli elementi chiave dell’indagine.

Sei persone iscritte nel registro: coinvolti poliziotti e sanitari

L’inchiesta non è più a carico di ignoti. La Procura ha secretato gli atti e ha iscritto sei persone nel registro delle annotazioni preliminari (modello 45 bis).

Si tratta di:

  • i due agenti della Polizia di Stato che hanno materialmente immobilizzato Fakir;
  • quattro operatori sanitari tra personale della Croce Rossa e del 118 intervenuti durante i soccorsi.

L’iscrizione rappresenta un atto dovuto, necessario per consentire a tutte le parti coinvolte di nominare consulenti tecnici e partecipare agli accertamenti irripetibili, garantendo così il pieno esercizio del diritto di difesa.

Tre video raccontano tre momenti diversi dell’intervento

L’indagine ruota attorno a tre differenti registrazioni, ciascuna relativa a una fase specifica della vicenda.

Il video dei residenti

Le immagini, riprese da una finestra di un’abitazione, mostrano la fase finale dell’intervento. Fakir è immobilizzato a pancia in giù, con un agente posizionato sulla schiena e un altro intento a bloccarne le gambe.

Nel filmato si sente l’uomo gridare “Basta, aiuto” per oltre due minuti, fino a quando smette completamente di muoversi.

Il video precedente all’arrivo della Polizia

Un secondo filmato, diffuso da La7, documenta i minuti precedenti all’arrivo della pattuglia. Fakir appare in evidente stato di alterazione psicofisica all’interno di un garage del Pilastro, dove viene ripreso mentre urta ripetutamente la testa contro un muro.

Le immagini delle bodycam

Gli spezzoni registrati dalle bodycam degli agenti, compresa quella acquistata privatamente da uno dei poliziotti, mostrano il momento del primo contatto intorno a mezzogiorno.

Secondo quanto emerge dalle immagini, Fakir entra in contatto fisico con un cittadino in maglietta bianca e gli agenti intervengono per separarli, temendo un’escalation della situazione. In quel momento il 42enne cade a terra e viene immobilizzato.

Secondo la ricostruzione sostenuta dai sindacati di Polizia e dai legali degli agenti, il comportamento dell’uomo, descritto come particolarmente aggressivo, avrebbe reso necessario l’utilizzo dello spray al peperoncino (capsicum) e della forza fisica per garantire la sicurezza pubblica.

Lo scontro sull’interpretazione delle bodycam

Proprio i filmati delle bodycam sono al centro del confronto tra accusa e difesa.

Chi sostiene l’operato degli agenti descrive l’intervento come conforme ai protocolli, evidenziando che le pattuglie si sarebbero trovate davanti a una situazione caratterizzata da forte agitazione e rischio per l’incolumità delle persone presenti.

Di segno opposto la posizione dell’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia Fakir, secondo il quale le immagini documenterebbero criticità soprattutto nella fase successiva all’immobilizzazione.

Le contestazioni dell’avvocato Fabio Anselmo

La strategia difensiva della famiglia concentra l’attenzione su quanto sarebbe accaduto dopo che Fakir era già stato bloccato.

Secondo Anselmo, il prolungato contenimento in posizione prona, cioè a pancia in giù, rappresenterebbe un elemento da approfondire sotto il profilo medico-legale, considerando che tale modalità è indicata come potenzialmente rischiosa in diverse linee guida internazionali nei casi di persone in forte agitazione psicofisica.

Un ulteriore punto contestato riguarda le immagini che mostrerebbero i sanitari mentre applicano le piastre del defibrillatore ed eseguono il massaggio cardiaco con Fakir ancora ammanettato.

Per il legale della famiglia, se l’uomo fosse stato ancora in vita al momento dell’inizio delle manovre salvavita, la permanenza delle manette avrebbe potuto incidere sull’efficacia della rianimazione. Si tratta di una delle questioni che saranno valutate nell’ambito degli accertamenti tecnici.

L’autopsia dovrà chiarire le cause della morte

La Procura ha affidato l’incarico per l’esame autoptico al medico legale Valentina Bugelli, affiancata da specialisti in tossicologia e istopatologia.

L’autopsia dovrà fornire risposte su diversi aspetti fondamentali:

  • la causa esatta del decesso, verificando se sia riconducibile a un arresto cardiaco legato allo stress psicofisico estremo, a un’eventuale intossicazione da sostanze oppure a un’asfissia meccanica o posizionale;
  • l’eventuale ruolo dello spray al peperoncino, accertando se possa aver provocato complicanze respiratorie, soprattutto in presenza di eventuali patologie pregresse come asma o problemi cardiaci;
  • la gestione della catena dei soccorsi, valutando sia la tempistica dell’invio dell’automedica sia le modalità con cui sono state effettuate le manovre di rianimazione.

Le indagini proseguono

Nei prossimi giorni saranno gli accertamenti medico-legali, insieme all’analisi completa delle registrazioni video e delle consulenze tecniche, a stabilire se il decesso sia stato determinato esclusivamente dalle condizioni cliniche di Fakir o se le modalità del contenimento e dei soccorsi abbiano avuto un ruolo nella tragedia.

Conclusi gli accertamenti disposti dalla Procura, la salma sarà restituita ai familiari e rimpatriata in Marocco, dove si svolgeranno le esequie richieste dalla famiglia.

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 Andrea Valenti

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