Una nuova mitologia del Mediterraneo nei luoghi della memoria della Basilicata. I Musei nazionali di Matera – Direzione Regionale Musei nazionali della Basilicata, nell’ambito del progetto In-cedere: il fluire del tempo in Lucania, beneficiario del Bando “Valorizzazione delle Attività di Spettacolo dal Vivo da parte di Istituti e Luoghi della Cultura Statali 2026” della Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Culturaa hanno presentato questa sera lo spettacolo “E anche noi prendiamo fuoco” per il progetto Mediterraneum Proximum.
Attraverso il dialogo tra paesaggio, mito e contemporaneità, lo spettacolo invita il pubblico a rileggere il Mediterraneo non soltanto come eredità del passato, ma come spazio vivo di interrogazione sul presente e sul futuro.
Lo spettacolo sarà presentato anche nei seguenti siti dei Musei Nazionali di Matera-Direzione Regionale Musei nazionali della Basilicata.
6 – 7 agosto 2026 – Tempio di Hera, Metaponto (Matera)
20 – 21 agosto 2026 – Parco Archeologico di Grumento Nova (Potenza)
27 – 28 agosto 2026 – Museo Archeologico Nazionale della Siritide, Policoro (Matera)
Dopo un percorso di ricerca e sperimentazione artistica avviato negli anni scorsi, Mediterraneum Proximum, progetto ideato da IAC – Centro Arti Integrate di Matera, approda quest’anno a una nuova fase produttiva con la realizzazione di uno spettacolo site-specific che intreccia arti performative, immaginario mitologico e patrimonio culturale mediterraneo.
Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare il Mediterraneo come spazio di incontro, scambio e costruzione di identità condivise, attraverso pratiche artistiche partecipative capaci di mettere in dialogo il patrimonio del passato con le sensibilità delle nuove generazioni. Dopo le prime esperienze di ricerca interdisciplinare e le successive sperimentazioni laboratoriali rivolte agli adolescenti in diversi contesti nazionali, Mediterraneum Proximum si traduce oggi in una produzione artistica che restituisce al pubblico i temi emersi lungo il percorso.
Al centro della creazione scenica una visione radicale e immaginifica: tra centomila anni – anno più, anno meno – il mare scompare. Le acque si ritirano e lasciano affiorare ciò che per secoli è rimasto nascosto sul fondo: relitti industriali, reperti archeologici del presente, cavi per la trasmissione dei dati, corpi migranti, creature ibride sospese tra umano e mito. Una geografia sommersa torna alla luce e costringe l’umanità a confrontarsi con le proprie tracce, con ciò che ha dimenticato, rimosso o sacrificato.
Su una piattaforma petrolifera appartenente agli Atridi Società per Azioni, indifferente alle profezie che avevano annunciato la fine, si consuma una festa crepuscolare. Tra echi della tragedia antica e visioni di un futuro remoto, emerge una domanda che attraversa il tempo: cosa siamo stati? E cosa siamo diventati? Quando tutto sembra volgere al termine, resta ancora aperto un interrogativo essenziale: vale la pena continuare a sacrificare?
Lo spettacolo “E anche noi prendiamo fuoco” è una produzione teatrale di IAC Centro Arti Integrate, con la regia di Andrea Santantonio, drammaturgia di Marta Polidoro. In scena Nadia Casamassima nel ruolo di Clitemnestra, Barbara Scarciolla nel ruolo di Cassandra, Salvatore Tringali nel ruolo di Agamennone, Dolores Gianoli nel ruolo di Bahr, Francesco Zaccaro e Vincenzo Accetta nel ruolo delle Sirene. Ad accompagnare le attrici e attori in scena ci sarà anche il coro delle donne pesce. Le musiche sono di Antonello Tosto, la creazione luci di Joseph Geoffriau.
Gli spettacoli di Mediterraneum Proximum rientrano nella seconda edizione del Progetto In-cedere: il fluire del tempo in Lucania, con il coordinamento di Sabrina Mutino e la cooperazione di Teresa Carnevale, diffuse su tutto il territorio regionale con appuntamenti che da giugno fino a settembre, animeranno i Musei e i Parchi archeologici della Basilicata.
Evento incluso nel biglietto d’ingresso al Museo o al Parco, valido per la giornata:
Tempio di Hera, Metaponto: ingresso gratuito
Parco Archeologico di Grumento Nova: 3 euro
Museo Archeologico Nazionale della Siritide, Policoro: 3 euro
Di seguito l’intervento di Maddalena Bonelli
Una tragedia originale, moderna e dal sapore antico, sceneggiata da una giovane autrice. L’uso frequente del che in guisa di congiunzione subordinata causale, rende il testo da un lato colloquiale e con risonanze dialettali, dall’altro ne sottolinea il tono da tragedia classica in cui il quid e il quod erano di uso frequente.
Interessante e provocatoria, affronta temi scpttanti di attualità, attraverso la storia di una famiglia fuori dagli schemi: gli Atridi, presi in prestito dalla mitologia greca classica per dar vita ad una nuova saga familiare in cui, con i personaggi, agiscono i sempiterni conflitti familiari e sociali, in un futuro lontano ma assurdamente probabile.
Di fatto si mette in scena una nuova mitologia che si costruisce per il futuro, un futuro distopico e stravolto, in cui un piccolo gruppo di ricchi petrolieri detiene il destino dei più, la cosiddetta “maggiorparte”.
Un destino verso cui, nell’epoca attuale, ci dirigiamo velocemente e inesorabilmente, grazie a scelte opinabili e sempre più tese al consumismo sfrenato, alla sopraffazione dei più deboli, all’assenza di etica.
In questa visione del futuro, la gran massa della popolazione terrestre, la maggiorparte, pur di sopravvivere su una terra distrutta dai cambiamenti climatici, in cui la penuria di cibo ed energia ha portato a decisioni estreme e difficilmente contestabili, chiude gli occhi sui terribili misteri della famiglia degli Atridi, unici detentori delle ultime risorse alimentari ed energetiche disponibili, grazie alle quali tiene in pugno tutti gli altri sopravvissuti.
La famiglia custodisce segreti spaventosi e la puzza di marcio si può sentire fin dalle prime battute: esseri umani sfruttati, terra abusata in ogni modo, mattanza di migranti, sentimenti derisi e umiliati, e persino figli immolati al potere pur di ottenere giustificazioni valide difronte ai sacrifici che la maggiorparte deve affrontare. La massa sfruttata concede più facilmente favore, consenso e accondiscendenza, indispensabili per prevenire ogni ribellione, se anche i ricchi offrono qualche sacrificio personale, di tanto in tanto.
Anche gli Dei hanno abbandonato gli uomini, difronte a tanto orrore.
Ma a ribellarsi ad un certo punto è il mare che, ritirandosi inaspettatamente dalla terra, scoperchia le tante malefatte e costringe gli uomini a farsi domande e a cercare risposte.
Dal fondo melmoso e imbrattato d’immondizie, emergono boccheggianti le donnepesce, emigranti cadute dai barconi e salvate da Bahr, prima donna pesce della nuova mitologia, che le aveva portate in salvo sul fondo del mare. Le donne cadono nelle mani avide e ingannevoli di Agamennone, che le tortura per ottenere informazioni su Elena, la cognata fuggita in mare dieci anni prima, sconvolta dagli orrori perpetuati dalla sua famiglia.
Quegli stessi orrori che affliggono la nostra società sempre più proiettata verso il consumismo e l’assenza di empatia, sempre più dominata da poteri oligarchici e tiranni, impegnati a sfruttare i tanti a vantaggio di pochi eletti e a distruggere la terra senza alcun rispetto né del sottosuolo, né dei mari, né dell’aria.
Lo sottolineano due sirene alate, sarcastiche e irriverenti, che assistono indifferenti alla nuova tragedia dell’umanità.
Una tragedia greca, dunque, con componenti classiche e fantasy al tempo stesso.
La Cassandra di questi eventi incarna qui il ruolo di un orrendo peccato di Agamennone, peccato mai dimenticato, ma rimosso nel ricordo e sublimato in una riparazione improbabile che ben presto mostrerà le sue falle.
La giovane profeta inascoltata, costretta a indossare un bavaglio che le impedisca di annunciare altre sciagure, lo toglierà alla fine per annunciare con gioia sfrenata il grande ritorno: l’acqua. La tanto desiderata acqua.
Ma che ritorno sarà?
Riporterà la vita e la speranza o un nuovo terribile e purificatore diluvio universale?
La fotogallery dello spettacolo (foto www.SasssiLive.it)
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