Cosa fare per proteggere cani e gatti durante le ondate di calore



Uno degli effetti più evidenti del riscaldamento globale è l’aumento delle ondate di calore. È vero che i consigli su come affrontarle sono vecchi almeno quanto i telegiornali che consigliano di bere tanto e non uscire nelle ore più calde, ma nei prossimi anni diventerà sempre più importante sapere come comportarsi per preservare l’incolumità propria e anche dei propri animali domestici.

Ed è proprio di loro che parliamo: le ondate di calore sono pericolosissime anche per cani e gatti, e sapere come comportarsi di fronte al famigerato “colpo di calore” è sempre più essenziale.

Ecco perché abbiamo raccolto cinque consigli utili per proteggere cani e gatti dal caldo estremo, e cinque cose da evitare – ricordando sempre la regola aurea, e cioè che è sempre meglio chiedere consiglio a un veterinario.

Lasciare sempre a disposizione acqua fresca

Durante un’ondata di calore, cani, gatti e altri animali domestici devono poter bere in qualsiasi momento. La ciotola va controllata più volte al giorno: l’acqua può scaldarsi, sporcarsi o rovesciarsi, soprattutto all’aperto. Può essere utile sistemarne diverse in casa e in giardino, tutte in luoghi ombreggiati, scegliendo recipienti pesanti e difficili da capovolgere.

“Fresca” non significa necessariamente gelata: l’importante è che l’acqua sia pulita, facilmente accessibile e non riscaldata dall’ambiente. Non bisogna invece costringere un animale affannato a bere né versargli acqua direttamente in bocca, perché potrebbe aspirarla; se rifiuta l’acqua o non riesce a deglutire, serve il consiglio del veterinario.

Preparare un ambiente fresco, ombreggiato e ventilato

Non basta lasciare aperta la porta di casa: l’animale deve poter raggiungere uno spazio realmente più fresco, lontano dai vetri esposti al sole e con un buon ricambio d’aria. Tapparelle e tende possono essere abbassate nelle ore centrali della giornata, mentre cucce e giacigli vanno spostati nella zona meno calda della casa.

L’aria condizionata è utile, purché il getto non sia diretto sull’animale e non si creino sbalzi eccessivi. Anche l’ombra cambia posizione durante la giornata: un luogo fresco al mattino potrebbe trovarsi in pieno sole poche ore più tardi. Tappetini refrigeranti e superfici fresche possono aiutare, ma devono essere un’opzione: l’animale deve sempre potersi allontanare.

Spostare passeggiate e attività nelle ore più fresche

Durante i periodi più caldi conviene uscire al mattino presto e in tarda serata, riducendo durata, velocità e difficoltà delle passeggiate. Non esiste però un orario automaticamente sicuro: dopo giornate torride, asfalto e muri possono continuare a emanare calore anche dopo il tramonto, mentre un’elevata umidità rende più difficile disperdere quello prodotto dal corpo.

Durante un’allerta per caldo estremo è del tutto ragionevole accorciare l’uscita o limitarsi ai bisogni, compensando con giochi olfattivi e altre attività tranquille in casa. Saltare eccezionalmente una lunga passeggiata è meno pericoloso che rispettare la routine a ogni costo. Gli studi sui cani mostrano inoltre che l’esercizio è una causa di malattia da calore molto più frequente dell’automobile: non servono una corsa o una maratona, perché molti episodi si verificano durante normali passeggiate affrontate in condizioni inadatte.

Sorvegliare con più attenzione gli animali vulnerabili

Il caldo non rappresenta lo stesso rischio per tutti. Cuccioli e animali anziani hanno minori capacità di adattamento; sovrappeso, malattie cardiache e problemi respiratori rendono più difficile sostenere lo sforzo necessario per disperdere calore. Particolarmente vulnerabili sono cani e gatti brachicefali, come bulldog, carlini e persiani: il muso accorciato ostacola il passaggio dell’aria e rende meno efficiente il raffreddamento attraverso la respirazione.

Anche animali con mantelli molto folti, soggetti debilitati, cani molto grandi e individui poco acclimatati richiedono maggiore prudenza. L’età o la razza, tuttavia, non devono diventare una falsa rassicurazione: anche un cane giovane, sano e atletico può surriscaldarsi durante il gioco o l’attività fisica. Nei giorni critici bisogna quindi osservare l’individuo, ridurre preventivamente lo sforzo e chiedere al veterinario indicazioni specifiche in presenza di patologie o terapie.

Imparare a riconoscere subito il colpo di calore

Un animale che ansima dopo una passeggiata non è necessariamente in emergenza, ma una respirazione molto rapida e rumorosa che non diminuisce con il riposo deve destare attenzione. Nel cane, i primi segnali possono comprendere affanno persistente, salivazione abbondante, agitazione, ricerca continua di ombra o acqua e difficoltà a procedere. Letargia, vomito, diarrea, barcollamenti, confusione, gengive molto arrossate o scure, convulsioni e collasso indicano una situazione più grave.

Nei gatti l’affanno a bocca aperta è particolarmente anomalo; conigli e piccoli mammiferi possono invece diventare immobili, deboli o respirare rapidamente. Non bisogna aspettare che compaiano tutti i sintomi: la malattia da calore è progressiva e può danneggiare diversi organi anche quando l’animale sembra riprendersi. Va trasferito al fresco, si deve cominciare a raffreddarlo e bisogna contattare immediatamente un veterinario.

Non lasciare mai un animale in automobile

Né i finestrini socchiusi né il parcheggio all’ombra rendono sicuro lasciare un animale in macchina. L’abitacolo si riscalda rapidamente, l’ombra può spostarsi e l’aria che entra da una piccola apertura non garantisce una ventilazione sufficiente. La regola vale anche per soste brevissime: una coda alla cassa o un contrattempo possono trasformare pochi minuti in un’attesa molto più lunga.

Il problema, inoltre, non riguarda soltanto le automobili.

Verande chiuse, serre, balconi vetrati, camper, garage, capanni, ascensori e trasportini lasciati al sole possono raggiungere temperature pericolose. Prima di partire bisogna quindi verificare che l’animale possa accompagnarci anche a destinazione; in caso contrario, è più sicuro lasciarlo a casa in un ambiente fresco. Durante i viaggi sono necessari climatizzazione, acqua, soste regolari e un trasportino che consenta un’adeguata circolazione dell’aria.

Non obbligarlo a correre o giocare come al solito

Molti cani continuano a inseguire una pallina, correre o giocare nonostante stiano accumulando troppo calore. Eccitazione, motivazione e desiderio di interagire con il proprietario possono mascherare la stanchezza, perciò non si può aspettare che sia sempre l’animale a fermarsi.

Durante le giornate calde vanno evitati corse accanto alla bicicletta, giochi di riporto ripetuti, agility, trekking impegnativi e sessioni intense al parco o in giardino, anche quando si svolgono all’ombra. Nemmeno la presenza di una fontana o di un laghetto annulla il rischio: l’attività fisica continua a produrre calore e un cane che gioca nell’acqua può non mostrare chiaramente quanto è affaticato. È il proprietario a dover imporre pause, offrire acqua e interrompere l’attività ai primi segni di affanno eccessivo.

Non farlo camminare sull’asfalto rovente

La temperatura dell’aria non descrive completamente quella percepita dall’animale. Asfalto, cemento, piastrelle, sabbia, superfici metalliche ed erba sintetica assorbono la radiazione solare e possono diventare molto più caldi dell’ambiente, provocando dolore e ustioni ai polpastrelli. Appoggiare per qualche secondo il dorso della mano a terra può fornire una verifica orientativa: se il contatto è sgradevole per noi, quella superficie non è adatta a una passeggiata, anche se questo semplice test non sostituisce una misurazione vera e propria.

Conviene scegliere percorsi erbosi e ombreggiati, evitare di sostare sull’asfalto e controllare le zampe al ritorno. Arrossamento, dolore, leccamento insistente, zoppia, vesciche o parti del cuscinetto che si sollevano richiedono una valutazione veterinaria. Le scarpette protettive possono ridurre il contatto, ma trattengono calore e non rendono sicura un’uscita nelle ore proibitive.

Non tosarlo a zero! E occhio alle creme solari

l mantello non è soltanto una coperta: protegge la pelle dalla radiazione solare e contribuisce a creare uno strato isolante tra il corpo e l’ambiente. Una tosatura radicale e improvvisata può quindi esporre l’animale a scottature e non garantisce necessariamente una migliore dispersione del calore; in alcune razze a doppio mantello, inoltre, il pelo potrebbe ricrescere lentamente o in modo irregolare. Questo non significa trascurare la cura del mantello: spazzolare regolarmente elimina pelo morto e nodi, favorisce il passaggio dell’aria e permette di controllare la pelle.

E a proposito di protezione dalle scottature: uno dei consigli che si sentono più spesso è quello di applicare creme solari a cani e gatti prima di farli uscire. È vero che anche loro possono scottarsi: l’esposizione ripetuta ai raggi UV può provocare dermatiti solari e favorire, nel tempo, alcuni tumori cutanei. Ma la crema andrebbero date solo dietro consiglio del veterinario, e facendo attenzione a prenderne una atossica per gli animali (non usate le creme per umani!). La protezione è particolarmente utile per i soggetti con pelle chiara, pelo bianco, molto corto o rado e per le razze prive di pelo, soprattutto sulle zone meno protette come punta delle orecchie, naso, palpebre e addome, ma, lo ripetiamo, chiedete sempre prima a un veterinario.

Colpo di calore: raffreddare prima, trasportare dopo

Davanti a un possibile colpo di calore, l’errore più pericoloso è caricare immediatamente l’animale in un’auto calda e aspettare di arrivare in clinica prima di raffreddarlo. Va prima spostato all’ombra o in un ambiente ventilato, bagnato con acqua fresca o fredda e sottoposto a un flusso d’aria, mentre si contatta il veterinario e si organizza il trasporto.

Non bisogna applicare ghiaccio direttamente sulla pelle, forzarlo a bere, somministrare farmaci umani o avvolgere completamente il corpo in asciugamani bagnati lasciati fermi: possono ostacolare l’evaporazione e risultano meno efficaci dello spruzzo d’acqua accompagnato da ventilazione. Gli studi più recenti riassumono il principio con “raffreddare prima, trasportare dopo”, senza però suggerire di rimandare la visita. Anche quando la respirazione migliora, le conseguenze del surriscaldamento possono comparire nelle ore successive e richiedono una valutazione professionale.




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