Etf, un tematico su quattro non arriva al settimo anno di vita


Un ETF tematico su quattro non arriva al settimo anno di vita. È quanto emerge dalla nuova analisi di justETF, piattaforma europea di riferimento per la ricerca e il confronto degli ETF.

Lo studio evidenzia infatti che, nella maggior parte dei casi, la chiusura di un fondo non dipende da un tema di investimento che ha deluso le aspettative, ma dall’incapacità di raggiungere una massa critica sufficiente a garantirne la sostenibilità economica nel tempo. Un fattore che gli investitori tendono a sottovalutare, concentrandosi soprattutto sul potenziale del tema sottostante.

LA SELEZIONE AVVIENE NEI PRIMI ANNI DI VITA

justETF ha preso in esame 283 ETF tematici UCITS lanciati in Europa a partire dal 2016, confrontandone la permanenza sul mercato alla stessa età. Dopo tre anni e mezzo è ancora quotato l’82% dei prodotti; la quota scende al 79% dopo cinque anni e al 74% dopo sette anni.

Considerando soltanto le liquidazioni ed escludendo le fusioni tra fondi, la percentuale di ETF ancora presenti sul mercato dopo sette anni sale all’82%. Una parte delle uscite è quindi legata a operazioni di razionalizzazione dell’offerta e non necessariamente all’insuccesso del prodotto.

La fase più delicata si concentra tra il secondo e il quarto anno di vita: è in questo intervallo che avviene la maggior parte delle chiusure, mentre i fondi che superano questa soglia tendono a consolidare la propria presenza sul mercato.

 

Curva di sopravvivenza degli ETF tematici. La quota di ETF ancora quotati diminuisce progressivamente con l’età del fondo. Escludendo le fusioni e considerando soltanto le liquidazioni, la percentuale di ETF ancora presenti sul mercato risulta sistematicamente più elevata. Fonte: analisi justETF.

Una fusione e una liquidazione, tuttavia, hanno conseguenze diverse. Nel primo caso, le quote vengono trasferite al fondo incorporante; quando invece un ETF viene liquidato, l’investitore riceve il rimborso della posizione ed è chiamato a reinvestire il capitale, interrompendo il piano di investimento originario.

LA DIMENSIONE DEL FONDO CONTA QUANTO IL TEMA DI INVESTIMENTO

Se il tema è ciò che richiama inizialmente l’attenzione, è la dimensione del fondo a incidere in modo determinante sulla sua capacità di restare sul mercato. Gli ETF liquidati presentavano, all’ultima rilevazione disponibile prima della chiusura, un patrimonio mediano di appena 2,4 milioni di euro ed erano tutti al di sotto dei 50 milioni di euro di masse gestite.

Anche tra i prodotti ancora attivi emerge una situazione di fragilità dimensionale: oltre la metà gestisce meno di 50 milioni di euro e circa il 65% rimane sotto i 100 milioni.

All’estremo opposto, oltre 44 degli 80 miliardi di euro complessivamente investiti negli ETF tematici europei sono concentrati nei primi dieci fondi. Il mercato appare quindi fortemente polarizzato tra pochi ETF di grandi dimensioni e un’ampia fascia di prodotti con patrimoni molto più contenuti.

 

Anche tra i prodotti ancora attivi emerge una situazione di fragilità dimensionale: oltre la metà gestisce meno di 50 milioni di euro e circa il 65% rimane sotto i 100 milioni. Si tratta della fascia dimensionale nella quale, storicamente, si è concentrata la maggior parte delle liquidazioni, un elemento che offre anche una chiave di lettura prospettica sulla capacità dei fondi di consolidarsi nel tempo.

L’HYPE NON BASTA A GARANTIRE LA SOPRAVVIVENZA

La dimensione del fondo non è però l’unico elemento che incide sulla sua capacità di restare sul mercato. Anche il tema di investimento gioca un ruolo importante, ma con differenze significative tra i diversi comparti: la mortalità non è distribuita casualmente tra i diversi temi di investimento. Le percentuali di chiusura più elevate riguardano proprio i comparti che hanno beneficiato dei maggiori picchi di interesse da parte del mercato, come cloud, metaverso, e-commerce, clean energy e mobilità elettrica.

All’opposto, i temi sostenuti da driver più strutturali — come difesa, semiconduttori, intelligenza artificiale, cybersecurity e uranio — registrano finora tassi di chiusura molto contenuti o nulli, pur con la cautela dovuta al fatto che alcuni di questi fondi sono anche tra i più recenti.

Tra i temi completamente scomparsi dal mercato figura la cannabis: nessuno dei due ETF lanciati nel 2020 è arrivato al quarto anno di vita, con un fondo liquidato e l’altro incorporato. Lo stesso esito riguarda alcune micro-nicchie rappresentate da un unico prodotto, come gambling, animali domestici, istruzione e fotonica.

Il filo conduttore è quindi chiaro: i temi verticali e legati a una moda del momento chiudono molto più dei temi strutturali o difensivi.

Lorenzo Demaria, Country Manager Italia di justETF, commenta: «Quando si investe in un ETF tematico l’attenzione si concentra quasi esclusivamente sulle prospettive del settore. L’analisi evidenzia invece che esiste un secondo livello di valutazione, spesso sottovalutato ma altrettanto importante: la solidità del fondo. Un ETF può essere esposto a un trend con ottime prospettive e, nonostante questo, non riuscire a raggiungere una dimensione sufficiente a garantirne la permanenza sul mercato. Il patrimonio gestito va sempre interpretato insieme all’età del fondo. Masse contenute nei primi mesi di vita possono essere fisiologiche; lo stesso patrimonio dopo alcuni anni racconta invece una storia molto diversa e può rappresentare un segnale di fragilità. La domanda giusta davanti a un ETF tematico non è quanto è grande, ma quanto è grande rispetto al tempo che ha avuto per crescere? L’analisi non suggerisce di evitare gli ETF tematici. Questi strumenti possono rappresentare un’efficace componente satellite del portafoglio per esporsi a specifici trend di lungo periodo. La chiave è inserirli all’interno di una costruzione equilibrata, nella quale il nucleo dell’investimento continui a poggiare su strumenti ampiamente diversificati.»

 


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