La famiglia come luogo nel quale ci si ama, ci si ferisce e si torna inevitabilmente a fare i conti con il passato. La memoria storica che non smette di interrogare chi è sopravvissuto. Il senso di colpa, il desiderio e l’illusione di poter controllare il proprio destino. A unire i film italiani scelti per l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia sembra essere soprattutto il tema del ritorno: alle origini, alle persone dalle quali si è tentato di fuggire e agli eventi che si credevano sepolti.
Saranno cinque i titoli italiani tra i venti lungometraggi in concorso per il Leone d’Oro alla Mostra diretta da Alberto Barbera, in programma al Lido dal 2 al 12 settembre 2026: Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, Succederà questa notte di Nanni Moretti, The Echo Chamber di Andrea Pallaoro e L’estranea di Paolo Strippoli. Una cinquina che riunisce generazioni e linguaggi molto diversi, dal cinema civile al dramma familiare, passando per il thriller psicologico e il racconto sentimentale.
Nanni Moretti torna a Venezia dopo 37 anni
Il nome destinato ad attirare maggiormente l’attenzione è quello di Nanni Moretti. Con Succederà questa notte, il regista torna alla Mostra di Venezia con un proprio film in concorso 37 anni dopo Palombella rossa, presentato al Lido nel 1989. Negli ultimi decenni Moretti aveva legato soprattutto il percorso festivaliero delle sue opere a Cannes, dove nel 2001 vinse la Palma d’Oro con La stanza del figlio.
Il nuovo film, una coproduzione tra Italia, Francia e Spagna, è interpretato da Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Elena Lietti, Andrea Lattanzi, Antonio De Matteo e dallo stesso Moretti. La sceneggiatura, firmata dal regista con Federica Pontremoli e Valia Santella, prende spunto dalla raccolta di racconti Legami dello scrittore israeliano Eshkol Nevo. Moretti torna così a confrontarsi con l’autore dal quale aveva già tratto Tre piani, presentato a Cannes nel 2021.
La Biennale ha scelto di mantenere il massimo riserbo sulla trama, accompagnando il film con una frase essenziale: «Io ti aspetto, tutto il tempo che vuoi. Ma succederà prima o poi?». I racconti di Nevo ruotano attorno a desideri difficili da confessare, occasioni d’amore perdute, rapporti tra genitori e figli e legami messi alla prova dalla malattia o dal tempo. Elementi che fanno pensare a un’opera corale, concentrata sulle relazioni e sulle decisioni capaci di cambiare una vita.
Marco Bechis ritorna nella Buenos Aires della dittatura
La memoria diventa invece un territorio politico e personale in Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis. Adriano Giannini interpreta Mariano Guerra, un medico italiano che decide di tornare in Argentina per testimoniare nel processo contro gli ex militari responsabili del suo sequestro e delle torture subite durante la dittatura.
Il film è ambientato nel 2008, trentatré anni dopo la prigionia del protagonista. Mariano non torna però nella capitale argentina nelle vesti rassicuranti dell’eroe o della vittima senza ombre. Durante le torture cedette, collaborò con i militari e denunciò alcuni compagni. Il processo lo costringe quindi ad affrontare non soltanto i suoi aguzzini, ma anche il peso della sopravvivenza e della colpa.
Per Bechis il tema ha un’evidente risonanza biografica, anche se il regista ha precisato che quella di Mariano non è la sua storia. Nato in Cile e cresciuto tra Brasile e Argentina, nel 1977, quando aveva vent’anni, Bechis fu sequestrato e rinchiuso in un centro clandestino di detenzione del regime argentino. Un trauma già esplorato in opere come Garage Olimpo e Hijos – Figli. Con Ritorno a Buenos Aires, il regista concentra lo sguardo sulla condizione di chi resta vivo e deve continuare a convivere con le proprie scelte. Il film segna anche il suo ritorno nel concorso veneziano a diciotto anni da BirdWatchers – La terra degli uomini rossi.
Una cena di Natale diventa una resa dei conti
Molto più domestico, ma non necessariamente meno violento, è il conflitto raccontato da Edoardo De Angelis in Il fuoco che ti porti dentro. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Antonio Franchini ed è interpretato da Vanessa Scalera e Lino Musella, insieme a Elena Radonicich, Ivana Lotito e Tommaso Ragno.
Antonio ha lasciato Napoli e si è costruito a Milano una famiglia e una carriera, mantenendo le distanze dalla madre Angela, una donna ingombrante, imprevedibile, affettuosa e ostile. Quando lei arriva per trascorrere il Natale con il figlio, la cena della Vigilia si trasforma in un campo di battaglia emotivo. Tra un cappone che non vuole finire in pentola, una figlia che forse non arriverà e un ospite inatteso, riaffiorano anni di incomprensioni e sopraffazioni.
De Angelis sembra voler trasformare lo spazio familiare in una sorta di paesaggio epico, nel quale madre e figlio combattono per ridefinire un legame dal quale nessuno dei due è mai riuscito davvero a liberarsi. La componente comica convive con quella feroce, mentre il viaggio da Napoli a Milano diventa anche il simbolo di una distanza geografica che non è bastata a spezzare il rapporto con le proprie origini.
L’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci
Tra i progetti più attesi della cinquina italiana c’è anche The Echo Chamber di Andrea Pallaoro. Il film nasce da un soggetto di Bernardo Bertolucci e dall’ultima sceneggiatura alla quale il regista di Ultimo tango a Parigi e L’ultimo imperatore aveva lavorato, scritta insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.
Nel cast figurano Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon. Al centro della storia ci sono Leo e Anne, una coppia sospesa tra presenza e assenza, desiderio e controllo, cura e dipendenza. I due si cercano e si perdono senza riuscire né a separarsi né a liberarsi l’uno dell’altra, mentre la voce di Ava sembra attraversare le stanze e il tempo, facendo riemergere ciò che è rimasto nascosto.
Pallaoro, autore di film rigorosi e intimi come Hannah e Monica, si confronta così con un’eredità cinematografica particolarmente importante, senza rinunciare ai temi che attraversano il suo lavoro: il silenzio, l’identità, la solitudine e la difficoltà di abitare le relazioni.
Una famiglia barese tra i Buddenbrook e Faust
Con L’estranea, Paolo Strippoli porta invece in concorso un thriller psicologico interpretato da Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini e Valeria Bruni Tedeschi.
Una donna si presenta improvvisamente a casa della figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con una figura misteriosa. Il segreto, custodito troppo a lungo, torna ora a reclamare il proprio prezzo. Strippoli ha descritto il film come la storia della caduta di una famiglia dell’imprenditoria barese nella quale I Buddenbrook incontrano Faust: una tragedia pop sul potere, il sacrificio e l’illusione di poter controllare il destino.
Dopo l’horror religioso di Piove e l’atmosfera inquietante di La valle dei sorrisi, Strippoli sembra proseguire la propria ricerca sul genere, utilizzando questa volta il soprannaturale e il thriller per raccontare le colpe ereditate e la disgregazione di una dinastia familiare.
Amelio, Martone e Veronesi fuori concorso
La presenza italiana continua nella sezione Venice Open – Fuori Concorso, dove sono stati selezionati tre film di finzione firmati da Gianni Amelio, Mario Martone e Giovanni Veronesi.
In Nessun dolore, Gianni Amelio dirige Alessandro Borghi, Valeria Golino e Valerio Mastandrea. Davide vede la propria vita sconvolta da un evento tragico del quale è involontariamente responsabile. Devastato dal senso di colpa, compie una serie di scelte apparentemente irrazionali che lo conducono verso conseguenze sempre più gravi. Nel legame con Elsa potrebbe però trovare una possibilità di pace e di redenzione.
Mario Martone torna invece a lavorare con Toni Servillo in Scherzetto, adattamento del romanzo omonimo di Domenico Starnone scritto insieme a Ippolita Di Majo. Servillo interpreta Daniele Mallarico, un illustratore che vive e lavora in solitudine. La sua quotidianità viene sconvolta dall’arrivo del piccolo nipote Mario. Tra quattro mura e un balcone, nel corso di settantadue ore, nonno e nipote danno vita a un duello capace di riportare in superficie fragilità, ricordi e fantasmi familiari. Nel cast anche Lorenzo Perrotta, Serena Rossi, Leonardo Lidi, Gianluca Di Gennaro e Giovanni Ludeno.
Sarà infine Dio ride di Giovanni Veronesi a chiudere Venice Open. Ambientato nella Toscana del Seicento, il film segue Frate Leopoldo da Casamacchia, interpretato da Pierfrancesco Favino, un religioso capace di raccontare il Vangelo con un linguaggio popolare, gioioso e comprensibile. Mentre le sue prediche conquistano migliaia di persone e svuotano le chiese, Roma affida il caso al cardinale inquisitore Maculani. Quello che nasce come un processo destinato a mettere a tacere il frate si trasforma però in un confronto sulla fede, sul dubbio e sul potere esercitato attraverso la paura. Con Favino ci sono Silvio Orlando, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Paolo Rossi e Carlo Cecchi.
Anna Foglietta debutta alla regia
Tra i titoli più interessanti della sezione Orizzonti c’è Una storia, esordio alla regia di Anna Foglietta. Alba Rohrwacher e Guido Caprino interpretano Erika e Mauro, una coppia apparentemente stabile che entra in crisi quando la figlia Irene lascia la casa per andare a studiare lontano.
Il vuoto lasciato dalla ragazza costringe entrambi a interrogarsi sulle proprie identità. Erika, abituata a esistere attraverso la cura degli altri, si ritrova senza una direzione. Mauro tenta di riempire l’assenza, ma deve affrontare una fragilità mai confessata e le conseguenze dell’educazione ricevuta da un padre autoritario. La sindrome del nido vuoto diventa così il punto di partenza per un’indagine sul matrimonio, sui desideri dimenticati e sulla possibilità di trasformare un amore prima che sia troppo tardi.
Una storia non sarà l’unica presenza italiana in Orizzonti. In gara ci saranno anche il film d’apertura La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, La città dei vivi di Edoardo Gabbriellini e l’opera prima I figli della scimmia di Tommaso Landucci. Alba Rohrwacher sarà inoltre protagonista, accanto a Vincent Lindon, del film francese in concorso Un bon petit soldat di Stéphane Brizé.
La selezione italiana di Venezia 83 restituisce così l’immagine di un cinema concentrato meno sulla cronaca immediata che sulle conseguenze profonde del passato. Che si tratti della dittatura argentina, di una madre mai davvero lasciata alle spalle, di un patto oscuro o di un amore soffocato dalle abitudini, quasi tutti questi film raccontano personaggi obbligati a tornare nel luogo dal quale erano fuggiti. Non necessariamente per ottenere giustizia o riconciliazione, ma almeno per guardare finalmente ciò che avevano cercato di dimenticare.
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Marianna Baroli
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