Tari alle stelle: non basta la differenziata senza gli impianti. Dure critiche dalle opposizioni


Approvate le tariffe 2026. Le minoranze: «Il conto sale a 139,5 mln nel 2027. Il debito Alia a 869 milioni».

 

La TARI a Firenze sale del massimo consentito da Arera. Il montante passa da 135,8 milioni nel 2026 a 139,5 nel 2027. E in 5 anni il conto pagato dalla città è cresciuto di un terzo: dai 102 milioni del 2021 ai 135,8 di oggi, +33%. Rispetto ai 96 milioni del 2020, con l’intervento del Comune, l’aumento è del 41%.

È il quadro uscito dal Consiglio comunale di oggi, 28 luglio, dove maggioranza e minoranze si sono scontrate su tariffe, impianti e gestione di Alia Plures. Le delibere su PEF e tariffe sono passate. Gli 8 ordini del giorno di Palagi e i 2 di Masi non sono stati discussi. E la maggioranza dopo il voto ha lasciato l’aula.

Comincia Cecilia Del Re, capogruppo di Firenze Democratica: «Le tariffe aumentano del limite massimo previsto da Arera anche a questo giro, ma non si vedono prospettive di miglioramento né sul piano economico né su quello ambientale dopo gli sforzi fatti col Piano “Firenze città circolare”».

Il riconoscimento è sulla differenziata: «Siamo lieti che sia passata dal 53% al 65% grazie al nuovo sistema di raccolta». Ma il problema sono gli impianti: «Siamo rimasti fermi sul fronte degli impianti idonei a far diventare nuove risorse i rifiuti differenziati e quelli indifferenziati. E quindi i costi per portare i rifiuti fuori regione per lo smaltimento aumentano sempre di più».

E qui arriva l’accusa sul protocollo del 2024: «Abbiamo presentato un ordine del giorno per chiedere che Firenze non paghi 2 volte. Da un lato per la mancata realizzazione di impianti, dall’altra per un consumo di nuovo suolo di circa 25.000 mq in via Baccio da Montelupo. Un protocollo che è servito ad escludere la responsabilità degli amministratori di Alia per la loro rinuncia al ricorso contro Regione e Città Metropolitana per la mancata realizzazione del termovalorizzatore».

Cecilia Del Re (Firenze Democratica)

Del Re poi allarga: «Dal sociale – come dimostra il caso di Montedomini – all’ambiente, pare che sia sempre il mattone e il mercato immobiliare quello a cui ricorrere per patrimonializzare e fare rendita». E sul gestore: «Sul fronte delle inefficienze non pare esserci stato alcuno sforzo. Milano ha diminuito le tariffe lavorando sull’evasione. Qui nulla. Per la prima volta nella storia sindacale i lavoratori di Alia hanno chiesto le dimissioni della Direzione. Servizio che è peggiorato a detta di tutti, sindaca compresa».

Dmitrij Palagi, Sinistra Progetto Comune, entra nel dettaglio dei numeri. «L’aumento non è uguale per tutte e tutti. La parte della tariffa legata ai metri quadri scende del 6 per cento, quella legata al numero di persone che vivono in casa sale del 19,2», spiega. «Una famiglia di quattro persone in ottanta metri quadri paga ventiquattro euro in più all’anno, il 7,8 per cento; chi vive da solo in centoventi metri quadri ne paga uno e quaranta, lo 0,6».

La colpa, secondo Palagi, non sono i coefficienti fermi al 2019: «È il rapporto tra parte fissa e parte variabile, e quel rapporto è stato ribaltato quattro volte in quattro anni. Nel 2023 la parte variabile è cresciuta del 29,2 per cento; nel 2024 è scesa del 17 mentre la fissa saliva del 37,3; nel 2025 ancora fissa in su e variabile in giù; nel 2026 si torna indietro. Le due annate con la variabile in aumento sono quelle in cui l’aumento si è scaricato sulle famiglie numerose».

E ricorda cosa si poteva fare: «Nel 2020 il Comune ha riportato il montante da 102 a 96 milioni con risorse proprie, nel 2021 ne ha impegnati cinque e ha previsto riduzioni per chi era in cassa integrazione o al minimo. Dal 2022 nulla. Per pagare i rifiuti del 2027 si tagliano invece cinquecentomila euro al trasporto pubblico locale, un mese dopo che l’assemblea dei soci di Plures, con il voto favorevole di Firenze, ha distribuito 34,4 milioni di dividendi».

Dmitrij Palagi (Sinistra Progetto Comune)

«L’ordine delle priorità è scritto nei numeri: prima i soci, poi la tariffa al massimo per le famiglie, infine i tagli ai servizi».

Con 8 ordini del giorno Palagi chiede:

  1. Stop al conferimento del ramo rifiuti senza passare dal Consiglio;
  2. Separazione dei costi corporate;
  3. Tariffa puntuale entro giugno 2027;
  4. Sottocategoria per studentati e locazioni turistiche;
  5. Destinare una quota dell’imposta di soggiorno ai rifiuti.

In un altro intervento Palagi attacca la multiutility Alia-Plures: «Nel 2022 ci fu promesso che mettere insieme acqua, energia e rifiuti avrebbe prodotto bollette più basse. A dire che non è andata così non siamo noi: è l’Autorità d’ambito».

I dati: «Le efficienze dell’integrazione sono dichiarate non ancora misurabili e i costi delle strutture centrali crescono più di quelli del servizio. Per questo sono stati esclusi dalla tariffa 6,44 milioni nel 2024 e 6,42 nel 2025».

E sugli investimenti: «Dei 144,1 milioni di lavori in corso dichiarati dal gestore l’Autorità ne ha riconosciuti 5,6: fuori il 96%. Il piano 2026-2029 è stato respinto per il secondo anno». Il debito: «Da 323 a 869 milioni, +169%, mai discusso in un Consiglio».

Lorenzo Masi, capogruppo M5S, conclude: «Quando si parla di TARI non basta giustificare l’aumento dei costi richiamando l’inflazione. Un Piano da oltre 135 milioni deve spiegare quali efficientamenti sono stati realizzati e quali benefici concreti riceveranno i cittadini».

«Dal 2020 il costo è aumentato di circa il 27%. È legittimo chiedersi: strade più pulite? Cassonetti svuotati con maggiore puntualità? Riduzione dell’abbandono? Sono risultati che devono poter essere misurati».

Lorenzo Masi (M5S)

Per questo il M5S chiede «verifiche periodiche sul rispetto degli standard qualitativi e un maggiore coinvolgimento della Polizia Municipale» e «un modello di gestione unitaria del decoro urbano: oggi le competenze sono frammentate e il cittadino non sa a chi rivolgersi».

«I cittadini non giudicano il PEF dalle tabelle, ma dalla qualità del servizio che ricevono ogni giorno. Se aumentano i costi, devono aumentare anche i controlli, l’efficienza, la trasparenza e i risultati».


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 Redazione La Firenze Che Vorrei

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