il castello trapanese guarda al futuro dopo 60 anni


Ci sono monumenti che raccontano la propria storia con le pietre. Altri, invece, finiscono per raccontare anche quella delle occasioni perdute. La Colombaia appartiene a entrambe le categorie. Da decenni domina l’ingresso del porto di Trapani senza poter essere davvero vissuta, trasformandosi nel simbolo di una bellezza rimasta troppo a lungo inaccessibile. Oggi, però, quel lungo tempo sospeso sembra iniziare lentamente a muoversi. Un nuovo passaggio amministrativo, apparentemente tecnico ma tutt’altro che secondario, riporta il castello al centro del percorso di recupero che punta a restituire alla città uno dei suoi luoghi più identitari.

Il collaudo riapre il percorso

La Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani ha infatti formalizzato l’affidamento dell’incarico per il collaudo statico delle opere strutturali già realizzate nell’ambito del grande progetto di restauro e valorizzazione della fortezza. Un passaggio che, pur essendo prettamente tecnico, rappresenta una tappa decisiva nell’iter amministrativo di un intervento destinato a cambiare il volto della Colombaia e il rapporto della città con il suo monumento simbolo. L’incarico è stato affidato all’ingegnere palermitano Giuseppe Jaforte, professionista esterno individuato dopo che due interpelli rivolti ai tecnici del Dipartimento regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana non hanno consentito di reperire personale interno disponibile. Il contratto, sottoscritto dal soprintendente Riccardo Guazzelli, prevede un compenso di 33.250 euro, oltre agli oneri di legge, per un importo complessivo di circa 35 mila euro.

Un progetto da 27 milioni

L’operazione si inserisce in un progetto ben più ampio, sostenuto con le risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che mette sul tavolo un investimento complessivo di 27 milioni di euro. L’obiettivo non è soltanto conservare un monumento storico, ma restituirgli un ruolo centrale nella vita culturale del territorio. Il programma di recupero immagina infatti una Colombaia completamente ripensata, capace di accogliere aree museali, centri dedicati alla ricerca, percorsi espositivi e servizi destinati ai visitatori. Proprio in queste settimane gli uffici stanno lavorando alla definizione del cronoprogramma che dovrà scandire la realizzazione delle future destinazioni d’uso del complesso monumentale.

Via le strutture del carcere

Prima di guardare al futuro, tuttavia, è stato necessario fare i conti con il passato più recente della fortezza. La prima fase dell’intervento ha riguardato uno stralcio funzionale finalizzato alla rimozione delle strutture considerate estranee all’identità storica del castello. Sono stati eliminati capannoni militari e manufatti in cemento armato costruiti tra il XIX e il XX secolo durante il lungo periodo in cui la Colombaia venne destinata a istituto penitenziario. Un’operazione delicata, del valore di 3.646.860,85 euro, affidata all’Associazione Temporanea di Imprese composta da Lares di Venezia, capogruppo mandataria, e Gemmo di Arcugnano, in provincia di Vicenza, che ha successivamente coinvolto attraverso il subappalto anche diverse imprese della Sicilia occidentale. Quelle strutture, realizzate per rispondere alle esigenze del carcere, avevano progressivamente alterato la lettura architettonica della fortezza. La loro rimozione rappresenta il primo passo per restituire al complesso il profilo storico originario. La storia della Colombaia attraversa secoli di vicende militari e civili.

Dalla fortezza al carcere

Secondo la tradizione, il primo nucleo della torre risalirebbe addirittura all’epoca della Prima Guerra Punica, quando il mare delle Egadi fu teatro dello scontro tra Roma e Cartagine. Nei secoli successivi la fortezza ha controllato gli accessi al porto di Trapani, assumendo un ruolo strategico nella difesa della città. Il suo destino cambiò radicalmente nell’Ottocento, quando venne trasformata in carcere. Una funzione mantenuta fino al 1965, anno della definitiva dismissione dell’istituto penitenziario. Da quel momento iniziò un lungo periodo di abbandono che avrebbe segnato profondamente il monumento, lasciandolo esposto al degrado e alle intemperie. Eppure la Colombaia non è mai stata dimenticata dai trapanesi. Al contrario, è rimasta uno dei simboli più fortemente radicati nell’identità cittadina. Non è un caso che la sua torre compaia tra le cinque raffigurate nello stemma ufficiale della città. L’attaccamento della comunità emerse con particolare forza nel 2009, quando il Fondo Ambiente Italiano la inserì tra i “Luoghi del Cuore”. Furono circa settemila le firme raccolte per chiedere il recupero della fortezza, una mobilitazione popolare che contribuì a riportare il monumento al centro del dibattito pubblico e delle priorità istituzionali.

Ora la sfida è completare il recupero

Oggi quel percorso sembra finalmente avvicinarsi a una fase decisiva. A coordinare l’intervento è il Responsabile Unico del Procedimento, l’architetto Roberto Monticciolo, funzionario della Regione Siciliana in servizio presso la Soprintendenza di Trapani, chiamato a seguire uno dei più importanti progetti di recupero monumentale dell’intero territorio provinciale. Il collaudo statico appena affidato non rappresenta il traguardo, ma un tassello fondamentale di un percorso complesso che dovrà ancora attraversare numerose fasi tecniche e amministrative. La differenza, rispetto al passato, è che oggi il recupero della Colombaia non appare più soltanto un auspicio alimentato dall’affetto dei cittadini. Per la prima volta dopo decenni di promesse e rinvii, la storica fortezza sembra davvero avviata verso una nuova stagione, nella quale potrà tornare a essere non soltanto il monumento che domina il porto di Trapani, ma uno spazio vivo, aperto alla cultura, alla ricerca e alla comunità. 


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