cos’è e a cosa serve


  • L’Italia ha ripristinato per un mese, dal 1° agosto 2026, i controlli di frontiera con la Spagna in seguito all’arrivo di decine di migliaia di migranti a Ceuta.
  • La misura non sospende il trattato di Schengen, ma applica l’articolo 25 del Regolamento (UE) 2016/399, che consente controlli temporanei alle frontiere interne in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico.
  • I controlli riguardano solo i cittadini extra UE in arrivo da porti e aeroporti spagnoli e, secondo diversi osservatori, incidono poco sui flussi migratori reali da Ceuta.

Negli ultimi giorni, sono in tanti a essersi domandati cosa significhi davvero “sospendere Schengen“. La notizia ha fatto il giro dei quotidiani, con toni allarmati e titoli sull’Italia che chiude le frontiere con la Spagna. Se stai per prendere un volo o un traghetto tra i due Paesi, però, la situazione concreta è molto diversa da come viene raccontata. Perché c’è differenza tra propaganda politica e disciplina giuridica. Vediamo, quindi, cosa aspettarti davvero ai controlli di frontiera.

Cos’è lo spazio Schengen e come funziona la libera circolazione

Lo spazio Schengen nasce dall’omonimo accordo del 1985, firmato a Schengen, in Lussemburgo. Permette, dal 1995, il libero attraversamento delle frontiere interne tra gli Stati membri, senza controlli sistematici sui documenti. Ne fanno parte 25 Stati dell’Unione europea, oltre a Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

La disciplina attuale è contenuta nel Regolamento (UE) 2016/399 (cosiddetto Codice frontiere Schengen), che ha sostituito il precedente regolamento del 2006 e che è stato modificato da ultimo con il Regolamento (UE) 2024/1717. Il principio generale è l’assenza di controlli alle frontiere interne, mentre restano regole comuni per l’attraversamento delle frontiere esterne dell’Unione.

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Quando si posso reintrodurre i controlli?

Contrariamente a quanto si legge spesso, nessuno Stato può “sospendere Schengen” nel senso di uscirne. Il Codice frontiere Schengen prevede invece la possibilità, per uno Stato membro, di ripristinare temporaneamente i controlli alle proprie frontiere interne in presenza di una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna.

Le procedure principali sono due:

  1. l’articolo 25, che regola il ripristino ordinario dei controlli e richiede una notifica preventiva agli altri Stati membri e alla Commissione europea, di norma quattro settimane prima;
  2. l’articolo 28, riservato ai casi che richiedono un’azione immediata, con tempi di attivazione più brevi ma soggetto comunque a un obbligo di motivazione e proporzionalità.

In entrambi i casi la misura è definita dal regolamento come extrema ratio: lo Stato deve valutare se il ripristino dei controlli sia davvero idoneo a rispondere alla minaccia e se sia proporzionato rispetto a essa. Non è quindi una decisione libera nella forma, anche se il margine di apprezzamento politico resta ampio.

L’Italia non è nuova a questo tipo di misure: applica controlli analoghi alla frontiera con la Slovenia da oltre un anno, comunicati formalmente alle istituzioni europee ai sensi dell’articolo 28 dello stesso regolamento.

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Cosa prevede il provvedimento tra Italia e Spagna?

Il ministero dell’Interno Piantedosi ha disposto, a partire dal 1° agosto 2026 e per la durata di un mese, la reintroduzione dei controlli di frontiera nei collegamenti marittimi e aerei con la Spagna. Il provvedimento riguarda esclusivamente i cittadini di Paesi terzi in arrivo dalla Spagna: i cittadini italiani, spagnoli e degli altri Stati dell’Unione europea non subiscono nessuna verifica aggiuntiva rispetto alla normale prassi di viaggio.

Piantedosi ha definito la misura “cautelativa” e “rivedibile”, chiarendo che si tratta di controlli “mirati e selettivi” affidati alla polizia di frontiera in porti e aeroporti. La decisione è arrivata dopo un post della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva parlato pubblicamente della possibilità di una “sospensione dello spazio Schengen con la Spagna” in risposta all’arrivo a Ceuta di decine di migliaia di persone migranti dal Marocco.

La reazione spagnola non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha convocato l’ambasciatore italiano a Madrid per protestare contro le dichiarazioni del governo italiano, definendole non all’altezza di un rapporto tra Paesi partner.

Perché la misura rischia di avere effetti concreti limitati?

Ceuta è un’exclave spagnola in territorio marocchino, priva di un confine di terra con l’Italia. Per raggiungere l’Italia, chi si trova a Ceuta dovrebbe prima passare alla Spagna peninsulare o su un altro Paese Schengen, e già oggi il Codice frontiere Schengen prevede regole speciali per Ceuta e Melilla.

I controlli di identità e documenti sono infatti obbligatori al momento della partenza verso la Spagna continentale o verso altri Paesi dell’area Schengen, come confermato dalla Commissione europea in una risposta a un’interrogazione parlamentare del 2022.

In pratica, un controllo che già esiste alla partenza da Ceuta viene ora raddoppiato all’arrivo in Italia, ma solo per chi sceglie la rotta marittima o aerea diretta dalla Spagna. Diversi elementi indeboliscono l’efficacia pratica della misura:

  • non esiste un confine terrestre diretto tra Italia e Spagna, quindi il provvedimento si applica solo a passeggeri di navi e aerei;
  • i controlli annunciati sono definiti dallo stesso Viminale come “a campione” e “selettivi”, non sistematici su tutti i passeggeri;
  • secondo il ministero degli Esteri spagnolo, la quasi totalità delle persone arrivate a Ceuta aveva già lasciato l’exclave prima ancora dell’attivazione dei controlli italiani;
  • la Spagna dispone di accordi di rimpatrio rapido con il Marocco per i cittadini marocchini, che riducono il numero di persone che proseguono verso altri Paesi europei.

Il provvedimento, quindi, sembra incidere marginalmente sui flussi migratori reali, mentre può generare codizioni e rallentamenti nei controlli di porti e aeroporti già affollati per il periodo estivo, con un impatto diretto sui turisti italiani e spagnoli che viaggiano tra i due Paesi in questi giorni.

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Il contesto politico e le reazioni europee

La misura italiana si inserisce in un dibattito europeo più ampio sulle politiche migratorie. Nello stesso frangente anche Francia, Finlandia e Danimarca hanno rafforzato i controlli alle proprie frontiere, mentre Italia e Danimarca hanno promosso una lettera firmata da 22 Stati membri per sollecitare un’azione comune dell’Unione europea sul rafforzamento delle frontiere esterne.

Dalla Commissione europea, che valuta caso per caso la legittimità delle notifiche ricevute dagli Stati membri, è arrivato un richiamo alla necessità di motivare adeguatamente ogni ripristino dei controlli, in coerenza con il principio di proporzionalità previsto dal regolamento.

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Spazio Schengen – Domande frequenti

L’Italia è uscita dallo spazio Schengen?

No. L’Italia ha solo ripristinato temporaneamente i controlli di frontiera con la Spagna, restando pienamente parte dell’area Schengen.

Chi viene controllato ai confini con la Spagna?

Solo i cittadini di Paesi terzi in arrivo da porti e aeroporti spagnoli; cittadini italiani, spagnoli e UE non subiscono verifiche aggiuntive.

Quanto dura la misura?

Un mese a partire dal 1° agosto 2026, con possibilità di revisione da parte del ministero dell’Interno.

Riferimenti normativi

  • Regolamento (UE) 2016/399 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 marzo 2016 (Codice frontiere Schengen), articoli 25, 26, 27 e 28;
  • Regolamento (UE) 2024/1717, che modifica il Codice frontiere Schengen;
  • Convenzione di applicazione dell’Accordo di Schengen del 14 giugno 1985;
  • articolo 77 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE).
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