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L’analisi dei tre grafici evidenzia un filo conduttore molto chiaro: dollaro in rafforzamento, rendimenti obbligazionari in aumento e metalli preziosi incapaci, almeno per ora, di riprendere il trend rialzista.
L’elemento dominante è rappresentato dal mercato obbligazionario americano
L’elemento dominante è rappresentato dal mercato obbligazionario americano. Dopo la rottura del triangolo sul Treasury decennale, i prezzi continuano a scendere, segnalando rendimenti sempre più elevati.
Se a questo si aggiunge una Fed tornata decisamente più aggressiva e la prospettiva di tassi ufficiali ancora elevati, il risultato è un aumento dei rendimenti reali, tradizionalmente uno dei principali fattori negativi per oro e argento.
Argento: la pressione ribassista non è ancora terminata
Dal punto di vista tecnico l’argento rimane il metallo più interessante, ma anche quello più delicato.
Il grafico mostra come i prezzi abbiano costruito nelle ultime settimane una fase di consolidamento sopra il supporto in area 55 dollari, dopo la violenta correzione partita dai massimi di maggio.
La linea di tendenza discendente continua però a comprimere ogni tentativo di recupero.
In altre parole, il mercato sta costruendo una figura di compressione nella quale né compratori né venditori sono ancora riusciti a prendere definitivamente il controllo.
Per parlare di inversione servirebbe:
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il superamento della trendline ribassista;
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il ritorno sopra area 59-60 dollari;
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soprattutto una riduzione della forza del dollaro e dei rendimenti reali.
Fino a quel momento il rischio rimane quello di una prosecuzione della fase laterale o addirittura di una nuova discesa verso il supporto dei 55 dollari, la cui violazione aprirebbe spazio a un movimento correttivo più ampio.
Anche l’oro resta in bilico: il dollaro torna protagonista
Il quadro dell’oro è molto simile.
Il metallo giallo ha tentato un deciso recupero nelle ultime sedute, arrivando fino al ritracciamento di Fibonacci del 38,2% dell’intera correzione. Proprio su quel livello, coincidente anche con la media mobile discendente di medio periodo, sono però tornate le vendite.
Il rifiuto di questa resistenza suggerisce che il recupero potrebbe essere stato soltanto un rimbalzo tecnico.
Anche in questo caso sarà fondamentale osservare il comportamento dei prezzi nelle prossime sedute.
Una chiusura sopra 4.150-4.180 dollari migliorerebbe sensibilmente il quadro tecnico, mentre una ricaduta sotto 4.000 dollari riporterebbe al centro dello scenario il rischio di un nuovo test dei minimi estivi.
Il dollaro cambia nuovamente direzione
Il terzo grafico probabilmente spiega meglio degli altri cosa stia accadendo.
L’EUR/USD, dopo il forte recupero sviluppato nelle ultime settimane, è arrivato in prossimità della media mobile a 100 giorni e del ritracciamento del 38,2% di Fibonacci, trovando una resistenza molto importante.
La brusca inversione delle ultime sedute indica che il mercato sta tornando a comprare dollari.
Le motivazioni sono diverse:
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Fed molto più restrittiva rispetto a pochi mesi fa;
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probabilità crescente di ulteriori rialzi dei tassi;
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rendimenti dei Treasury ai massimi da molti anni;
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rendimenti reali in continuo aumento.
Storicamente questa combinazione rappresenta uno degli scenari più difficili per i metalli preziosi.
La chiave resta nei rendimenti reali
Più ancora del dollaro, il vero driver di questa fase sono i rendimenti reali americani.
Se il Treasury decennale continua a perdere terreno e i rendimenti nominali salgono mentre le aspettative d’inflazione rimangono relativamente stabili, i rendimenti reali aumentano.
Per un investitore questo significa che detenere obbligazioni governative americane diventa progressivamente più remunerativo rispetto a detenere un’attività come oro o argento che non distribuisce cedole né dividendi.
È proprio questa maggiore concorrenza esercitata dal mercato obbligazionario che oggi limita la capacità dei metalli preziosi di sviluppare un trend rialzista sostenibile.
Scenario operativo
Nel breve periodo lo scenario rimane prudente.
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Argento: struttura ancora compressa. Solo il superamento della trendline ribassista fornirebbe un primo segnale di inversione. La perdita del supporto a 55 dollari riaprirebbe invece spazio a una nuova fase correttiva.
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Oro: il recupero si è arrestato su una resistenza tecnica importante. Servono nuove chiusure sopra la media mobile e il 38,2% di Fibonacci per migliorare il quadro.
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Dollaro: il ritorno della forza relativa della valuta americana rappresenta, almeno per ora, il principale ostacolo alla ripresa dei metalli.
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Treasury USA: finché il mercato continuerà a prezzare tassi elevati e rendimenti reali crescenti, sarà difficile assistere a un rialzo duraturo di oro e argento.
In sintesi, i metalli preziosi non sembrano ancora aver completato la fase di consolidamento.
Un recupero è certamente possibile, soprattutto nel caso di un rallentamento dell’economia americana o di un improvviso cambio di tono della Fed, ma allo stato attuale il rafforzamento del dollaro e la risalita dei rendimenti reali continuano a rappresentare due venti contrari molto potenti.
Solo un’inversione di uno di questi due fattori potrebbe consentire a oro e argento di tornare a esprimere un trend rialzista convincente.
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