Certificati Bianchi: nullo il regolamento GSE


Certificati Bianchi, il Consiglio di Stato annulla il regolamento del GSE sulle violazioni

Il sistema dei Certificati Bianchi si trova nuovamente al centro dell’attenzione dopo un intervento del Consiglio di Stato destinato ad avere effetti sul modo in cui vengono gestite le violazioni nell’ambito dei Titoli di Efficienza Energetica.
Con la sentenza n. 5158 del 30 giugno 2026 , i giudici amministrativi hanno dichiarato nullo il regolamento adottato dal GSE il 6 febbraio scorso, con cui il Gestore aveva definito criteri e modalità per classificare le irregolarità riscontrate durante i controlli e stabilire le conseguenze sui benefici riconosciuti agli operatori.
La decisione non mette in discussione il meccanismo dei Certificati Bianchi, né il ruolo del GSE nelle attività di verifica sui progetti di efficienza energetica. Il punto affrontato dalla sentenza riguarda invece il potere del Gestore di introdurre autonomamente una disciplina generale sulle violazioni e sulle relative conseguenze economiche.
Una distinzione importante, perché in un sistema incentivante come quello dei TEE le regole che determinano possibili riduzioni o perdite dei benefici devono trovare un preciso fondamento normativo.

Certificati Bianchi: come funziona il sistema dei Titoli di Efficienza Energetica

I Certificati Bianchi, conosciuti anche come Titoli di Efficienza Energetica, sono uno dei principali strumenti previsti dall’ordinamento per promuovere interventi capaci di ridurre i consumi di energia. Il meccanismo premia i progetti che dimostrano un risparmio energetico effettivo, misurabile e verificabile, riconoscendo un incentivo attraverso l’emissione di titoli negoziabili sul mercato.
Il GSE è il soggetto incaricato della gestione del sistema. Tra i suoi compiti rientrano la valutazione delle richieste presentate dagli operatori, la verifica del rispetto dei requisiti previsti dalla normativa e il controllo della documentazione tecnica. Quando necessario, il Gestore può inoltre svolgere attività ispettive per accertare la correttezza degli interventi e dei risultati dichiarati.
È proprio nell’ambito di queste verifiche che si inserisce la vicenda esaminata dal Consiglio di Stato.

Cosa prevedeva il regolamento del GSE

Il regolamento pubblicato dal GSE il 6 febbraio 2026 aveva l’obiettivo di fornire un quadro organico per la gestione delle violazioni riscontrate durante le attività di controllo sui progetti ammessi al meccanismo dei Certificati Bianchi.
Il documento distingueva le diverse tipologie di irregolarità, individuando per ciascuna le conseguenze applicabili e i criteri da utilizzare per l’eventuale riduzione o revoca dei benefici riconosciuti. L’intento era quello di rendere più uniforme l’attività di vigilanza e offrire agli operatori un riferimento condiviso per la valutazione delle violazioni.
Proprio questo aspetto è stato contestato davanti alla giustizia amministrativa.

Perché il Consiglio di Stato ha dichiarato nullo il regolamento

La sentenza non mette in discussione la legittimità dei controlli svolti dal GSE né la necessità di contrastare comportamenti irregolari. Il nodo affrontato dai giudici riguarda esclusivamente il potere di adottare un regolamento con effetti esterni.

Secondo il Consiglio di Stato, il Gestore ha disciplinato una materia destinata a incidere sulla posizione giuridica ed economica degli operatori senza essere titolare di uno specifico potere regolamentare attribuito dalla legge. Pur esercitando funzioni pubbliche previste dalla normativa, il GSE non può introdurre autonomamente regole generali che producano effetti nei confronti dei destinatari del sistema. Per questa ragione il regolamento è stato dichiarato nullo.

I controlli del GSE restano in vigore

L’annullamento del regolamento non comporta alcuna sospensione delle attività di controllo. Il GSE continua infatti a svolgere le verifiche previste dalla disciplina dei Certificati Bianchi, accertando la conformità dei progetti, la correttezza della documentazione presentata e il mantenimento dei requisiti necessari per ottenere gli incentivi.
La sentenza chiarisce tuttavia che la disciplina delle violazioni e delle relative conseguenze deve trovare fondamento in una fonte normativa idonea e non può essere introdotta attraverso un regolamento adottato autonomamente dal Gestore.
Si tratta di una precisazione che assume particolare rilievo in un settore nel quale gli esiti delle verifiche possono incidere direttamente sul riconoscimento dei benefici economici spettanti agli operatori.

Quali conseguenze per imprese ed ESCo

Per le Energy Service Company (ESCo) e per tutti i soggetti che operano nel mercato dei Titoli di Efficienza Energetica, la pronuncia del Consiglio di Stato è soprattutto un chiarimento sul piano delle competenze e delle fonti normative.

Il sistema dei Certificati Bianchi continua infatti a essere pienamente operativo e il GSE mantiene tutte le funzioni di controllo previste dalla legislazione vigente. A venir meno è esclusivamente il regolamento che disciplinava in modo autonomo la classificazione delle violazioni e le relative conseguenze.

Resta ora da verificare se il legislatore o le autorità competenti interverranno per definire una nuova disciplina che rispetti i principi richiamati dalla sentenza e individui con chiarezza il fondamento normativo delle regole applicabili.
Al di là degli effetti immediati, la decisione del Consiglio di Stato riafferma un principio di carattere generale: quando l’attività amministrativa incide sul riconoscimento di incentivi pubblici o sulla posizione giuridica degli operatori economici, le regole devono essere previste da una fonte normativa espressa. Un requisito essenziale per garantire certezza del diritto, trasparenza e uniformità nell’esercizio dei poteri di controllo.

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 Raffaella Capritti

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