“I ribelli di Santa Libera”: il nuovo volume della collana Piemontesi racconta l’insurrezione partigiana del 1946 – www.ideawebtv.it


Baima & Ronchetti Editore presenta I ribelli di Santa Libera – Storia di un’insurrezione partigiana – Agosto 1946, nuovo titolo della collana «Piemontesi – Storie e memorie». Il libro, firmato da Laurana Lajolo, docente, storica e già direttrice dell’Istituto per la storia della Resistenza della provincia di Asti, ricostruisce una vicenda poco conosciuta della storia italiana del dopoguerra: la protesta armata dei giovani partigiani astigiani del 20 agosto 1946 nella frazione Santa Libera di Santo Stefano Belbo.

Lajolo riporta il lettore indietro di ottant’anni, al momento in cui un gruppo di ex combattenti della Resistenza decide di riprendere le armi per manifestare il proprio dissenso verso il governo, dopo l’emanazione del decreto di amnistia del 22 giugno 1946. A guidarli è Armando Valpreda, figura centrale dell’Anpi astigiana e già combattente nelle formazioni di Giustizia e Libertà. La protesta nasce dalla sostituzione del capo della polizia ausiliaria di Asti con un ex ufficiale della polizia coloniale, scelta che i ribelli interpretano come un segnale di ritorno al passato.

Il libro ricostruisce, attraverso testimonianze dirette e documenti d’epoca, la complessa mediazione condotta da esponenti dell’Anpi e del Partito comunista italiano per evitare una repressione che avrebbe potuto trasformare la protesta in un’insurrezione contro lo Stato. Lajolo offre un quadro storico rigoroso, mettendo in luce motivazioni, contesto politico e tensioni sociali dell’Italia del 1946, anno cruciale segnato dal referendum istituzionale, dal voto alle donne e dalle difficoltà della ricostruzione.

Autrice di saggi storici e pubblicazioni dedicate al paesaggio vitivinicolo delle Langhe, Monferrato e Roero, Lajolo è presidente dell’Associazione culturale Davide Lajolo e continua a promuovere iniziative legate alla memoria, alla storia contemporanea e alla tutela del territorio.

Il volume rappresenta un contributo prezioso alla conoscenza della storia partigiana piemontese e delle sue pagine meno note, restituendo voce ai protagonisti e offrendo una riflessione attuale sul valore degli ideali e sulla complessità del dopoguerra italiano.

Intervista all’autrice, Laurana Lajolo

Con ” I ribelli di Santa Libera” ha ricostruito, con le testimonianze dei partigiani ancora in vita, una vicenda storica poco conosciuta, forse tenuta volutamente sotto-traccia per anni. Come nasce l’idea del libro? «Nel 1984, per il convegno “Contadini e partigiani” dell’Istituto per la storia della Resistenza della provincia di Asti, ho ricostruito lo svolgimento della protesta di un gruppo di giovani partigiani astigiani dell’agosto 1946, dopo il provvedimento di amnistia del governo presieduto dal democristiano Alcide De Gasperi, ministro della Giustizia il comunista Palmiro Togliatti. La protesta, conclusa pacificamente dopo pochi giorni per la mediazione di esponenti politici e di comandanti partigiani, aveva consentito ai ribelli l’impunità sotto condizione con il rientro nella normalità, ma, per ragioni di tutela dei protagonisti e di opportunità politica, alla ribellione di Santa Libera fino ad allora non si era più fatto riferimento».

Come e quali difficoltà ha incontrato nel reperire le fonti e i riferimenti necessari per raccontare i fatti del libro? Ci racconta il lavoro “dietro al libro”? «Per ricostruire l’episodio ho cercato il contatto con Armando Valpreda, il capo della protesta. Ho raccolto testimonianze e condotto la ricerca storica, ma soltanto dieci anni dopo sono riuscita ad avere la documentazione sufficiente per giungere alla pubblicazione del libro nel 1996. La difficoltà iniziale è stata quella di dimostrare, soprattutto a Armando Valpreda, la mia intenzione di ricostruire quella vicenda riconoscendo la motivazione ideale della ribellione. Ho dovuto acquisire la fiducia di quei partigiani per poter avere accesso alla documentazione da loro conservata e alle loro esperienze biografiche per confrontarle con le fonti storiche».

Chi erano veramente i ribelli di Santa Libera? «I giovani partigiani di Santa Libera volevano riaffermare gli ideali per cui avevano combattuto la lotta di liberazione contro i fascisti, che avevano rovinato l’Italia, non accettavano le mediazioni dei partiti del governo di coalizione, non valutavano politicamente l’appartenenza dell’Italia al blocco occidentale dominato dagli Stati Uniti. Agirono quindi per l’impulso morale di rivendicare i diritti non ancora riconosciuti dei partigiani e di rifiutare il provvedimento di amnistia, che reintegrava gli ex- fascisti nelle istituzioni».

Il movimento di S. Libera aveva opportunità di successo reale, dando una svolta diversa alla storia del Paese? «Al comando partigiano di Santa Libera giunsero molte adesioni di gruppi partigiani da tutta Italia, segnale di un diffuso malcontento, ma la ribellione, che si poteva configurare come insurrezione contro lo Stato, avrebbe potuto avere un esito tragico se non fossero prontamente intervenuti a trattare con i ribelli il Vicepresidente del Consiglio il socialista Pietro Nenni, i dirigenti del PCI e i comandanti partigiani, che convinsero i ribelli a desistere dopo l’impegno del governo di attuare alcuni dei provvedimenti richiesti. Anche per l’accanita reazione delle forze di destra c’era il rischio concreto di una nuova guerra civile».

Il 1946 è l’anno del voto alle donne e della vittoria repubblicana al referendum con l’elezione dell’assemblea costituente il 2 giugno. Dodici mesi decisamente cruciali per la storia dell’Italia e non solo: «Ma la situazione economica era grave e la disoccupazione era la questione sociale più urgente, mentre gli Stati Uniti, temendo l’instabilità politica del governo italiano, minacciavano di sospendere gli aiuti per la ricostruzione. I partiti conservatori, presenti nel governo, nel novembre 1945, avevano costretto alle dimissioni il Presidente del Consiglio Ferruccio Parri, che era stato il capo del Comitato Alta Italia per la Liberazione nazionale, sostituito dal democristiano Alcide De Gasperi, fedele alleato degli Stati Uniti».

Ottant’anni dopo, quale messaggio o insegnamento ci arriva dalla ribellione dei giovani partigiani astigiani? «Narrando le loro storie di vita, ho ammirato la purezza di cuore di quei giovani, lo slancio ideale, la dirittura morale di Armando Valpreda. Gli ideali della lotta partigiana avevano plasmato i loro caratteri, ma, studiando il contesto storico, quella protesta fu un atto emotivo, che non poteva avere l’esito politico di cambiare il corso degli eventi».


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