Nel Solenne Pontificale di San Basso il ricordo del pescatore Gianluca Mugnano: è morto a soli 52 anni


TERMOLI. Il lungo applauso che ha accompagnato il rientro della statua di San Basso nella Basilica Cattedrale ha segnato la conclusione della due giorni più sentita dell’anno per la comunità termolese. Migliaia di persone hanno partecipato nel pomeriggio del 4 agosto al Solenne Pontificale presieduto dal vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Claudio Palumbo, e alla tradizionale processione per le vie del centro cittadino, momento culminante delle celebrazioni patronali.

Dopo una mattinata scandita dalle celebrazioni eucaristiche – con la suggestiva Messa dell’Aurora al Mercato Ittico e, alle 8.30, la Santa Messa presieduta da monsignor Antonio Lazzaro nella Basilica Cattedrale – la città si è nuovamente raccolta nel cuore del centro storico per il rito più solenne della festa.

Autorità civili e militari, confraternite, sacerdoti, associazioni e centinaia di fedeli hanno preso parte al Pontificale, celebrato all’aperto davanti alla Cattedrale, in un clima di raccoglimento che ha preceduto la processione terrestre. È qui che monsignor Palumbo ha consegnato alla città un’omelia intensa, costruita come il naturale approdo spirituale del cammino iniziato il giorno precedente con la processione in mare.

Il vescovo ha ripreso proprio quell’immagine della traversata, spiegando come San Basso accompagni i fedeli fino all’incontro con Cristo, il vero Buon Pastore. Se il mare rappresenta il viaggio della vita, lo sbarco è l’incontro con Gesù, che «ci chiama per nome» e accoglie ciascuno non come parte di una folla indistinta, ma come persona unica, conosciuta e amata nella propria storia, nelle fragilità e nei desideri più profondi. È questo il primo grande messaggio affidato ai termolesi nella loro festa patronale: Dio non guarda numeri, ma volti.

Un passaggio che ha assunto un significato particolare proprio davanti a una piazza gremita. Migliaia di persone riunite non rappresentano semplicemente una folla, ma una comunità chiamata a riconoscersi nella fede e nell’appartenenza. San Basso, ha ricordato il presule, continua ancora oggi a svolgere la sua missione di pastore conducendo la città verso Cristo, lasciandosi quasi da parte affinché sia il Signore a parlare al cuore di ciascuno.

L’omelia si è poi soffermata sul tema dell’ascolto. In una società dominata dal rumore, dalle distrazioni, dalle aspettative sociali e dalla comunicazione continua, il rischio è quello di perdere la capacità di distinguere la voce autentica del Signore dalle tante voci che promettono felicità senza riuscire a donarla davvero. Monsignor Palumbo ha utilizzato le immagini evangeliche degli «estranei», dei «ladri» e dei «briganti» per descrivere tutto ciò che cerca di sottrarre all’uomo la propria identità più profonda, invitando invece a riconoscere quella voce che libera e non manipola, che costruisce e non divide.

Uno dei momenti centrali della riflessione è stato dedicato all’immagine di Cristo come «porta delle pecore». Il vescovo ha spiegato il significato di quella figura, ricordando come nell’antichità il pastore si sdraiasse fisicamente all’ingresso dell’ovile, diventando egli stesso la porta attraverso cui passavano le pecore. Da qui il richiamo evangelico: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvato». Un’immagine potente, che racconta un Dio che non domina, ma protegge; non impone, ma custodisce; non trattiene, ma accompagna verso la libertà.

Da questa riflessione è scaturito uno degli inviti più forti rivolti alla comunità termolese: entrare e uscire attraverso Cristo. Entrare significa ritrovare il silenzio della preghiera, l’intimità con Dio, il tempo della riflessione. Uscire significa invece testimoniare il Vangelo nella quotidianità, nella famiglia, nel lavoro, nelle relazioni sociali, diventando, come ricorda la Lettera a Diogneto citata nell’omelia, «anima del mondo». Una fede che non può restare confinata alle celebrazioni religiose, ma che deve tradursi in stile di vita.

Il Buon Pastore diventa così anche il modello per ogni forma di responsabilità. Genitori, insegnanti, educatori, sacerdoti e chiunque eserciti un ruolo di guida sono chiamati a ispirarsi allo stile di Cristo, fondato sul rispetto, sulla gratuità e sull’amore, rifiutando ogni forma di possesso o manipolazione dell’altro. Un messaggio che ha assunto un valore universale, andando ben oltre la dimensione strettamente religiosa della festa patronale.

Il cuore dell’omelia si è concluso con il versetto che sintetizza l’intera missione di Cristo: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». Monsignor Palumbo ha ricordato che il cristianesimo non è una religione della rinuncia fine a se stessa, né un elenco di proibizioni, ma una proposta di vita piena, capace di allargare il cuore dell’uomo e di renderlo libero. L’opera del «ladro» è quella di sottrarre vita; quella del Buon Pastore è invece quella di donarla in pienezza.

Durante il Pontificale il vescovo ha inoltre rivolto un pensiero a Marco, giovane della diocesi che nel pomeriggio avrebbe ricevuto il ministero dell’accolitato, incoraggiandolo nel suo cammino verso il sacerdozio e chiedendo a tutta la comunità di accompagnarlo con la preghiera, affidandolo all’intercessione di San Basso.

Conclusa la celebrazione, la statua del Patrono ha lasciato la Cattedrale per attraversare, come vuole la tradizione, le vie del centro storico e della città. Migliaia di persone si sono accodate alla processione, mentre altre hanno seguito il passaggio del Santo da balconi e marciapiedi, in un silenzio interrotto soltanto dalle preghiere, dai canti e dalle note della banda.

Con il rientro della statua nella Basilica Cattedrale si sono chiuse ufficialmente le celebrazioni religiose di San Basso 2026. Ancora una volta la festa ha dimostrato di essere molto più di una ricorrenza patronale: è il momento in cui Termoli riscopre la propria identità, rinsalda il legame con il mare, con la sua storia e con quel Vescovo e Martire che continua, da secoli, a essere il simbolo più profondo della comunità cittadina.

Nel corso della celebrazione si è svolto anche il rito di istituzione al ministero dell’accolitato di Marco Greco, della Comunità Pastorale Maria Santissima di Bisaccia. Dopo la chiamata e il suo «Eccomi», il candidato si è presentato davanti al vescovo Claudio Palumbo che gli ha conferito il ministero, affidandogli il servizio all’altare e il compito di collaborare con i presbiteri e i diaconi, dedicandosi in modo particolare al ministero dell’Eucaristia. Un momento di intensa partecipazione per tutta l’assemblea, che ha accompagnato con la preghiera questo ulteriore passo del giovane nel suo cammino verso il sacerdozio. Lo stesso vescovo, nell’omelia, gli ha rivolto un pensiero particolare, invitandolo a lasciarsi guidare sempre dal Buon Pastore e affidandolo all’intercessione di San Basso.

La celebrazione è stata vissuta anche con un sentimento di profonda commozione per il ricordo di Gianluca Mugnano, il pescatore termolese di 52 anni scomparso proprio nelle ore della festa patronale. Durante la Messa è stata elevata una preghiera per lui e per la sua famiglia, un momento che ha toccato profondamente la comunità presente. Il legame tra San Basso e la marineria termolese rende infatti ancora più intenso il ricordo di un uomo di mare nel giorno dedicato al Patrono dei pescatori. La processione che ha seguito il Pontificale ha assunto così anche il significato di un abbraccio collettivo alla famiglia Mugnano, mentre la statua di San Basso attraversava le strade della città tra migliaia di fedeli, concludendo le celebrazioni religiose del 2026 nel segno della fede, della memoria e dell’appartenenza a una comunità che continua a riconoscersi nel proprio Santo Patrono.




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