Mostra “Aqua” in Vaticano: tra gli artisti scelto lo chef Pierangelini


«È una meraviglia. Sono lusingato di essere stato scelto, ma soprattutto felice perché mi è stato chiesto di raccontare la mia cucina, non di fare un mestiere diverso dal mio. Io non amo molto l’idea che, quando una persona diventa famosa facendo bene un mestiere, poi debba farne un altro. Se mi avessero chiesto di cantare avrei detto di no. Qui, invece, c’è una naturale continuità con quello che faccio da sempre. È una conseguenza del mio lavoro, per questo ho accettato di raccontare la mia cucina».

Così Fulvio Pierangelini racconta a La Stampa la sua partecipazione ad Aqua, la mostra che il 14 settembre sarà inaugurata da Papa Leone XIV alla Biblioteca Apostolica Vaticana e che aprirà al pubblico dal giorno successivo. L’esposizione inaugura il ciclo triennale Catastrofe e Meraviglia, dedicato ai quattro elementi della natura e alle grandi sfide del nostro tempo. Il primo capitolo, dedicato all’acqua, mette in dialogo il patrimonio storico custodito dalla Biblioteca con i linguaggi contemporanei attraverso le opere dell’artista francese JR, del tipografo americano Bill Moran e dello stesso Pierangelini.


Fulvio Pierangelini all’opera (@ig)

 

Che tra i protagonisti della mostra ci sia JR, uno dei più noti artisti contemporanei, è quasi naturale. Più inattesa è la presenza di Fulvio Pierangelini, il cuoco che con il Gambero Rosso di San Vincenzo (aperto nel marzo 1980 e chiuso definitivamente nel novembre del 2008) ha riscritto il lessico dell’alta cucina italiana. Una scelta che sorprende solo in apparenza: il progetto riconosce infatti alla cucina lo stesso valore narrativo e culturale delle altre arti, chiamandola a dialogare con un patrimonio storico di inestimabile valore. Per Pierangelini, oggi direttore creativo Food per Rocco Forte Hotels, la semplicità non è mai stata assenza di tecnica, ma il punto d’arrivo della ricerca: una filosofia che ritrova nei racconti dedicati ai pesci lo stesso approccio essenziale che ha reso iconica la sua cucina.

L’anima della coda di rospo

Più che dai fornelli, il lavoro dello chef passa dalla scrittura. «Mi hanno chiesto un contributo artistico. Ho raccontato le mie storie partendo dai pesci. Prendendo spunto da un antico volume custodito dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, ho scelto quelli che mi divertiva raccontare, come la razza, la coda di rospo e la lampuga. Non tanto ricette, quanto piccoli racconti, storie dedicate a ogni pesce».

Quei testi entreranno a far parte del percorso espositivo e saranno pubblicati anche nell’Agenda Vaticana 2027, che accompagnerà la mostra. «È un’agenda vera e propria, che raccoglierà i miei racconti insieme agli interventi degli altri artisti». Alla base del progetto c’è un prezioso volume storico conservato dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, ricco di tavole illustrate dedicate ai pesci.

«L’originale è un libro bellissimo, che risale a oltre sette secoli fa, completamente illustrato a colori: una cosa molto preziosa, con foto pazzesche. Le immagini sono già un’opera d’arte. Pensare che risalgano a secoli fa è incredibile. Noi siamo stati chiamati a raccontarle di nuovo, ognuno con il proprio linguaggio».

Pierangelini rivendica la libertà con cui è stato costruito il progetto. «Il libro originale, che ha ispirato il progetto, è un’opera di impronta scientifica e noi lo abbiamo reinterpretato a modo nostro. Ognuno è stato completamente libero di ripensare il tema. Io non ho voluto fare un racconto legato ai cambiamenti climatici o alla sostenibilità. Nei miei racconti c’è una dimensione etica e umana, oltre che gastronomica. Ci sono io. Ho semplicemente trovato, come faccio sempre, il mio modo di raccontare la cucina. È così che ho sempre scritto le mie ricette».

La cucina luogo dello spirito

La cucina diventa così uno strumento di narrazione, capace di dialogare con l’arte e con un patrimonio storico unico. E la visione dello chef sul cibo si intreccia al bisogno di spiritualità del nostro tempo: l’esposizione si presenta infatti come una riflessione sugli elementi naturali come specchio delle paure e delle speranze dell’umanità. «Non sono ricette con le grammature, ma piccoli racconti – precisa Pierangelini – Il mio è uno sguardo gastronomico, certo, ma è soprattutto il mio modo di vedere e raccontare le cose. All’interno di quelle narrazioni ci sono io, il mio mondo», spiega lo chef e imprenditore.

Accanto ai testi, Bill Moran ha reinterpretato tipograficamente le antiche tavole dedicate ai pesci, mentre JR ha sviluppato la propria installazione artistica. «Il tipografo americano ha riletto a modo suo le immagini originali del libro. Sono tavole pazzesche. Ognuno di noi ha dato la propria interpretazione. Io quella della gastronomia».

Un sogno fra i fornelli

Per lo chef, già protagonista lo scorso anno del ricevimento organizzato in Vaticano, quando ha firmato il menu per l’anteprima e il vernissage della mostra d’arte “En route”, organizzata dalla Biblioteca Apostolica Vaticana nel gennaio del 2025 in vista degli eventi culturali legati al Giubileo, si tratta soprattutto di un riconoscimento umano. «Sono stato felice di essere stato scelto, è stato molto emozionante. Le persone sono splendide, i luoghi sono incredibili. Essere lì, all’interno dei Musei Vaticani, è fantastico. Tutto è un sogno».


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 Lara Loreti

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