ecco quale consuma di più


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Con il caldo che non accenna ad attenuarsi e l’energia a 0,30 €/kWh, ogni ora di fresco pesa tantissimo sulle bollette. Ma tra condizionatore e ventilatore la differenza non è solo nei gradi in meno.

La climatizzazione domestica può far salire i consumi elettrici anche del 36% rispetto alla media annuale. E, per le famiglie con redditi più bassi, la spesa per rinfrescare casa arriva a pesare fino all’8% del reddito disponibile. Capite perché il dilemma “condizionatore o ventilatore, quale consuma di più?” non è solo teorico, ma molto concreto.

In Italia il costo complessivo dell’energia elettrica per le utenze domestiche oggi si aggira mediamente tra 0,25 e 0,30 euro per kWh. Tradotto: ogni ora di fresco si vede in bolletta. Il punto è capire quanto incide davvero il condizionatore rispetto al ventilatore e come usare entrambi senza dover scegliere tra sonno e conto corrente.

Condizionatore: consumi, comfort e costi reali

Il condizionatore raffredda l’aria, abbassa l’umidità e mantiene la temperatura impostata in modo automatico. Quindi offre il massimo comfort, soprattutto nelle ondate di caldo estremo, ma è anche l’elettrodomestico più energivoro della partita.

Per uno split domestico moderno con tecnologia inverter, la potenza assorbita tipica si muove tra 300 e 1.200 watt. Se consideriamo un valore medio di 700 watt, tenendolo acceso 8 ore al giorno consumate circa 0,7 kWh all’ora, cioè 5,6 kWh al giorno. In un mese di 30 giorni sono 168 kWh. Con un costo dell’energia di 0,30 euro/kWh parliamo di circa 50 euro solo di aria fresca.

I modelli portatili, comodissimi perché non richiedono opere murarie, tendono a consumare di più: spesso tra 900 e 1.400 watt. Con 8 ore al giorno si può arrivare facilmente a 65-100 euro al mese. Il lato positivo è la tecnologia inverter, che sui modelli fissi permette un taglio dei consumi del 30-40% rispetto ai vecchi on/off, proprio perché modula la potenza invece di accendersi e spegnersi in continuazione.

Ventilatore: perché rinfresca spendendo anche 10 volte meno

Il ventilatore non abbassa la temperatura dell’aria, ma fa circolare il flusso e accelera l’evaporazione del sudore. Il risultato è una temperatura percepita più bassa di circa 2-3 °C, spesso sufficienti di sera o nelle giornate meno estreme.

Sul fronte consumi, il confronto con il condizionatore è impietoso. Un ventilatore da tavolo o a torre viaggia tra 20 e 45 watt, uno a piantana tra 35 e 70 watt, uno a soffitto tra 60 e 80 watt. Prendiamo un modello medio da 50 watt: acceso 8 ore al giorno consuma 0,4 kWh al giorno. In 30 giorni sono circa 12 kWh, quindi circa 3,60 euro al mese con un costo di 0,30 euro/kWh. Nelle stesse ore in cui un condizionatore split può costare oltre 50 euro, il ventilatore resta ben sotto i 5. In pratica consuma da 10 a oltre 15 volte meno, in alcuni casi anche 30 volte meno.

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Condizionatore o ventilatore: quando scegliere l’uno, quando l’altro

Se l’obiettivo è sopravvivere a un’ondata di caldo con 38 °C all’ombra, umidità alle stelle, bambini piccoli o anziani in casa, il condizionatore è la scelta più sicura. Riduce davvero la temperatura, controlla l’umidità e permette un comfort stabile anche di notte.

Il ventilatore è perfetto quando fa caldo ma non caldissimo, in stanze non esposte a pieno sole o per chi gode di buona salute e può tollerare qualche grado in più. È l’alleato ideale per il dopocena, le mezze stagioni, o per chi vuole contenere la spesa.

La vera strategia “furba”, però, è l’uso combinato: accendere il condizionatore per portare la stanza a 26-27 °C, poi mantenerla confortevole con un ventilatore che distribuisce l’aria fresca. In questo modo potete alzare il setpoint di 1-2 °C e ridurre le ore di lavoro del climatizzatore, con un taglio sensibile in bolletta.

Trucchi salva-bolletta con il condizionatore acceso

Primo passo: la temperatura. Gli esperti consigliano di non esagerare con il freddo e tenere una differenza tra interno ed esterno di circa 6 °C. Con 34 °C fuori, 26-27 °C in casa sono più che sufficienti per stare bene e riducono molto i consumi rispetto ai 22 °C “da polo nord”.

Secondo: schermare il calore. Tapparelle abbassate o tende tirate nelle ore centrali, soprattutto sulle vetrate esposte al sole, riducono il lavoro del condizionatore. Chiudere le porte delle stanze inutilizzate limita il volume da raffrescare.

Terzo: manutenzione. Pulire il filtro antipolvere ogni due settimane circa aiuta il flusso d’aria e fa lavorare il motore al meglio. Un apparecchio sporco consuma di più per ottenere lo stesso risultato.

Quarto: gestione intelligente. Con un condizionatore inverter, per assenze brevi può essere più efficiente lasciarlo al minimo invece di spegnerlo e riaccenderlo dopo poco. Nei lunghi periodi di inattività, invece, conviene staccare proprio l’alimentazione per eliminare i consumi in stand-by. E ricordatevi sempre il ventilatore come “rinforzo”: costa pochissimo e permette di usare il climatizzatore meno e meglio.

Mini guida per calcolare da sole quanto state spendendo

Per capire quanto vi costa davvero il fresco basta una mini operazione.

1. Cercate sulla targhetta dell’apparecchio la potenza in watt (per esempio 700 W per uno split, 50 W per un ventilatore).
2. Moltiplicate la potenza per le ore di utilizzo al giorno. Esempio: 700 W × 8 ore = 5.600 Wh.
3. Dividete per 1.000 per ottenere i kWh: 5.600 Wh diventano 5,6 kWh al giorno.
4. Moltiplicate per il numero di giorni del mese (5,6 × 30 = 168 kWh).
5. Infine moltiplicate per il prezzo del kWh indicato in bolletta, per esempio 0,30 euro: 168 × 0,30 = 50,40 euro.

Ripetete lo stesso calcolo per il ventilatore: 50 W × 8 ore = 400 Wh, cioè 0,4 kWh al giorno; in 30 giorni diventano 12 kWh. A 0,30 euro/kWh fanno 3,60 euro. Numeri alla mano, la risposta su condizionatore o ventilatore, quale consuma di più, è chiara. Sta a voi decidere quanta parte dell’estate affidare all’uno, all’altro, o alla loro squadra.

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