Grottaferrata, alberi abbattuti e gestione del verde: Mauro Tomboletti chiede trasparenza sulle perizie


Il tema della gestione del verde pubblico a Grottaferrata continua ad alimentare il confronto cittadino. Dopo le recenti prese di posizione dell’ex sindaco Mirko Di Bernardo a difesa delle scelte compiute durante la sua amministrazione, ad intervenire è ora Mauro Tomboletti, ex assessore del Comune di Grottaferrata, che affida a una lunga lettera una serie di considerazioni e interrogativi sulle modalità con cui vengono decisi e comunicati gli abbattimenti delle grandi alberature.

Una posizione che parte da una premessa sulla quale, sottolinea Tomboletti, non può esserci contrapposizione: quando un albero costituisce un pericolo effettivo per l’incolumità pubblica, la sicurezza deve avere la priorità. Il punto sollevato dall’ex assessore riguarda piuttosto ciò che dovrebbe precedere una decisione tanto irreversibile, soprattutto quando interessa alberi maturi, storici o di particolare valore paesaggistico.

Al centro della sua riflessione c’è quindi la richiesta di una maggiore trasparenza sulle valutazioni tecniche, attraverso la pubblicazione delle perizie, delle eventuali indagini strumentali, delle classificazioni di rischio e delle motivazioni che conducono alla scelta dell’abbattimento.

Tomboletti contesta inoltre l’equivalenza tra numero di alberi eliminati e nuove piantumazioni. Un tema già emerso nel dibattito sul verde pubblico di Grottaferrata e sul quale l’ex assessore insiste distinguendo il valore ecologico immediato di un albero adulto da quello di un esemplare appena messo a dimora.

Riceviamo e pubblichiamo di seguito integralmente la lettera di Mauro Tomboletti, lasciando alle sue parole considerazioni, critiche e richieste rivolte all’ex amministrazione e, più in generale, alla gestione del patrimonio arboreo cittadino.


La lettera di Mauro Tomboletti

«Di fronte all’ennesima difesa dell’ex Sindaco Mirko Di Bernardo sulla gestione del verde pubblico, viene spontanea una domanda: davvero si pensa che i cittadini abbiano “l’orecchino al naso”?

Nessuno mette in discussione un principio fondamentale: un albero realmente pericoloso deve essere abbattuto. La sicurezza delle persone viene prima di tutto.

Ma proprio perché si tratta di alberi spesso monumentali, storici e di enorme valore paesaggistico ed ecologico, ogni abbattimento dovrebbe rappresentare l’ultima soluzione possibile, adottata solo dopo un percorso tecnico rigoroso, documentato e pienamente trasparente.

È qui che nasce il problema.

Da anni assistiamo all’abbattimento di grandi alberature che suscitano interrogativi tra cittadini, tecnici e associazioni. Interrogativi che potrebbero essere facilmente dissipati con la pubblicazione delle perizie fitostatiche, delle indagini strumentali effettuate, della classificazione del rischio e delle motivazioni tecniche che hanno portato alla decisione finale.

Se tutto è stato eseguito secondo le regole, perché non rendere pubblica questa documentazione? Perché alimentare dubbi invece di eliminarli con la trasparenza?

Il Regolamento comunale del Verde non dovrebbe essere un semplice documento da esibire, ma uno strumento da applicare concretamente. Le disposizioni sulla corretta informazione della cittadinanza dovrebbero diventare prassi amministrativa e non restare lettera morta.

Ancora più importante è il rispetto delle Linee guida del Ministero dell’Ambiente e delle migliori pratiche di arboricoltura urbana, che pongono al centro la conservazione del patrimonio arboreo, la prevenzione, il monitoraggio periodico e l’utilizzo di metodologie diagnostiche adeguate prima di arrivare all’estrema decisione dell’abbattimento.

Le grandi alberature non sono arredi urbani sostituibili con facilità. Sono organismi viventi che hanno impiegato decenni, talvolta oltre un secolo, per raggiungere le dimensioni e i benefici che oggi garantiscono alla collettività.

Un giovane albero appena piantato non sostituisce, né dal punto di vista ecologico né da quello paesaggistico, un grande esemplare adulto.

Per questo motivo, continuare a sbandierare il numero degli alberi piantati rispetto a quelli abbattuti è una rappresentazione parziale della realtà. Cinquecento giovani alberelli non compensano nell’immediato la perdita di decine di grandi alberature mature, capaci di assorbire grandi quantità di CO₂, mitigare le isole di calore, filtrare gli inquinanti e offrire ombreggiamento e biodiversità.

La vera politica del verde non si misura con il numero delle piantumazioni, ma con la capacità di conservare gli alberi esistenti ogni volta che ciò sia tecnicamente possibile.

E allora le domande restano tutte sul tavolo.

Perché le perizie non vengono sistematicamente pubblicate? Perché non si applicano in maniera rigorosa tutte le procedure di informazione previste dal Regolamento comunale? Perché non vengono illustrate ai cittadini le indagini strumentali effettuate, i parametri utilizzati e le possibili alternative all’abbattimento? Perché non si apre un confronto pubblico quando vengono interessati esemplari di particolare pregio?

La fiducia nelle istituzioni non si costruisce chiedendo ai cittadini un atto di fede, ma mettendo a disposizione dati, documenti e motivazioni verificabili.

Difendere ogni scelta dell’amministrazione senza affrontare questi interrogativi significa spostare il dibattito dal piano tecnico a quello della propaganda. Su temi così delicati servono trasparenza, rigore scientifico e rispetto delle regole, non slogan.

Per questo, una difesa che ignora completamente il tema della pubblicità delle perizie, dell’applicazione delle Linee guida ministeriali e del rispetto del Regolamento comunale appare francamente fuori luogo.

In certe circostanze, forse, il silenzio sarebbe stato più prudente di una giustificazione che evita di affrontare il nodo centrale della questione: i cittadini hanno il diritto di conoscere, verificare e comprendere le ragioni di ogni abbattimento.

Solo così si tutela davvero il patrimonio arboreo e si costruisce un rapporto di fiducia tra amministrazione e comunità.

P.S. Il grande cedro in foto è stato abbattuto nel più assordante silenzio».

Mauro Tomboletti




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 Daniel Lestini

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