Indagine “ad alta tecnologia” della Guardia Costiera di Ravenna a Porto Garibaldi. La falsificazione della rotta è uno dei reati contestati ai comandanti
Una complessa e articolata attività di polizia giudiziaria condotta dalla Guardia Costiera di Ravenna, coordinata dalla Procura della Repubblica di Ravenna, ha consentito di disvelare un sofisticato sistema finalizzato ad eludere i controlli sulla pesca professionale attraverso la manipolazione dei sistemi elettronici di monitoraggio satellitare delle unità da pesca, spiega la Guardia Costiera in una nota.
Nei giorni scorsi, i militari della Guardia Costiera hanno eseguito i decreti di sequestro di quattro pescherecci che si trovavano ormeggiati nel porto di Porto Garibaldi eseguendo anche approfondite attività di perquisizione.
L’indagine, sviluppata nel corso di sei mesi mediante una meticolosa attività investigativa svolta dal personale ispettivo altamente specializzato nelle attività di controllo della filiera ittica della Guardia Costiera di Ravenna, avrebbe permesso di documentare un consolidato modus operandi posto in essere dagli armatori dei motopescherecci, abitualmente impiegati nell’esercizio dell’attività di pesca professionale con reti da traina in coppia.
I riscontri investigativi sono stati possibili grazie all’utilizzo di avanzate tecniche informatiche di polizia giudiziaria, integrate da servizi di osservazione e controllo in mare e pedinamenti a terra, consentendo di ricostruire con precisione l’effettivo comportamento delle unità nel corso delle battute di pesca. Determinante è risultato l’impiego di specifici sistemi di tracciamento GPS e di ulteriori strumenti tecnologici utilizzati dagli investigatori per monitorare in maniera indipendente gli spostamenti delle unità interessate, confrontando i dati così acquisiti con quelli ufficialmente trasmessi dai dispositivi di controllo obbligatori installati a bordo.
Gli approfondimenti tecnici hanno consentito di accertare che gli indagati avrebbero predisposto un sofisticato sistema di spoofing al fine di alterare le informazioni trasmesse dai dispositivi satellitari di controllo mediante l’impiego di apparati elettronici appositamente configurati per inviare ai sistemi di monitoraggio dati contenenti coordinate geografiche fittizie. In tal modo, mentre le unità operavano concretamente all’interno di aree interdette alla pesca professionale ai sensi della normativa nazionale e unionale a tutela delle risorse ittiche, i sistemi di tracciamento delle rotte avrebbero restituito una rappresentazione completamente diversa della loro posizione, facendo apparire i motopescherecci in zone regolarmente autorizzate allo svolgimento dell’attività di pesca.
L’artificiosa alterazione delle informazioni di localizzazione avrebbe consentito agli armatori di occultare sistematicamente le violazioni commesse, rendendo apparentemente regolare l’operatività delle unità da pesca e ostacolando l’efficacia dei controlli remoti effettuati dagli organi di vigilanza.
La falsificazione della rotta, uno dei reati contestati ai comandanti dei pescherecci, avrebbe creato, inoltre, rilevanti situazioni di pericolo alla navigazione in un’area di mare ad alta densità di traffico navale come quella dell’Adriatico settentrionale, in quanto, dalle rilevanze investigative, anche le altre navi “vedevano” sui sistemi elettronici di tracciamento i pescherecci in posizioni diverse rispetto a quelle in cui si trovavano davvero, con i prevedibili conseguenti rischi sulle manovre.
L’indagine avrebbe inoltre consentito di accertare come tale sistema fraudolento fosse accompagnato da una sistematica attività di falsificazione della documentazione obbligatoria per la rendicontazione delle catture ed il successivo commercio del pescato. In particolare, sarebbero risultate alterate le informazioni riportate nei registri elettronici di pesca, nei documenti relativi alle catture e nelle ulteriori registrazioni obbligatorie previste dalla normativa di settore, in quanto avrebbero indicato dati non corrispondenti a quelle che gli investigatori ritengono fossero le effettive aree di cattura, i quantitativi pescati e le tempistiche delle operazioni, con l’intento di conferire una parvenza di regolarità documentale all’intera filiera.
L’accurata ricostruzione investigativa degli ispettori pesca avrebbe consentito di accertare che le condotte illecite non costituissero episodi isolati, bensì fossero parte di un sistema organizzato e reiterato nel tempo, finalizzato a conseguire un ingiusto vantaggio economico mediante lo sfruttamento delle risorse ittiche in violazione delle disposizioni poste a tutela dell’ambiente marino, della sostenibilità della pesca e della leale concorrenza tra gli operatori del settore.
Le indagini attualmente in corso di definizione avrebbero permesso di accertare che le quattro unità da pesca avevano immesso ingenti quantitativi di prodotto sul mercato. Durante i periodi di osservazione e fino al mese di maggio si ritiene siano state immesse sul mercato oltre 850 tonnellate di prodotto ittico pescato, per un controvalore almeno stimabile in circa 2 milioni di euro.
Sulla base del quadro probatorio raccolto, l’Autorità Giudiziaria ha emesso un provvedimento di sequestro preventivo delle quattro unità da pesca, successivamente eseguito dal personale della Guardia Costiera, unitamente al sequestro degli apparati elettronici ritenuti strumentali alla commissione dei reati, della documentazione di bordo e di ulteriore materiale informatico ritenuto di interesse investigativo.
L’operazione, per le elevate competenze tecniche richieste e l’impiego di avanzati strumenti di analisi dei dati di navigazione, conferma la costante capacità operativa della Guardia Costiera nel contrasto alle forme più evolute di illegalità nel comparto ittico. La tutela delle risorse biologiche marine costituisce, infatti, uno degli obiettivi prioritari affidati alla Guardia Costiera, è affermato nella nota.
“Questa attività di indagine si innesta in un contesto di costante e puntuale vigilanza sulle attività marittime che la Guardia costiera svolge quotidianamente – afferma il Capitano di Vascello Maurizio Tattoli, Direttore marittimo dell’Emilia-Romagna – Le attività di controllo continueranno sull’intero territorio di competenza, mediante un’azione integrata di monitoraggio in mare, verifiche a terra e attività investigativa, al fine di contrastare ogni forma di sfruttamento illecito delle risorse del mare e assicurare condizioni di legalità e trasparenza a tutela degli operatori che esercitano la propria attività nel pieno rispetto delle regole.”
La Guardia Costiera evidenzia che il procedimento penale è nella fase delle indagini preliminari e gli indagati devono considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.
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Marco Montruccoli
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