21.04 – sabato 8 agosto 2026
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Negli ultimi giorni il dibattito attorno alla Comunità del Garda si è acceso, con prese di posizione che oscillano tra la scelta – cui plaudiamo – del Comune di Riva del Garda di uscire dall’associazione e l’ipotizzata adesione della Provincia. È comprensibile che la politica si confronti, anche con toni vivaci, su un tema che riguarda il territorio. Ma il Garda non può essere affrontato come in una disputa di bandiera: il punto non è chi entra o chi esce, il punto è che cosa serve davvero al lago.
Il Garda è un sistema unico: un lago solo, un bacino solo, un ecosistema solo. Eppure, continua a essere governato attraverso una frammentazione di livelli decisionali, competenze parziali e strumenti deboli. Questa frammentazione non è più sostenibile: non lo è per l’ambiente, non lo è per i residenti, non lo è per il futuro del territorio.
In questo quadro, la Comunità del Garda – per come oggi configurata – non è lo strumento adeguato. Lo dicono i fatti, non le opinioni. La Comunità è un’associazione privatistica di enti pubblici, priva di poteri propri, priva di competenze tecniche strutturate, priva di capacità di coordinamento vincolante. È un organismo volontario che vive di contributi sociali e che impiega le sue risorse per mantenere una microstruttura amministrativa composta da tre dipendenti. Il bilancio 2024 – 372.600 euro di quote associative, partite di giro per conto terzi, nessuna funzione esercitata direttamente – non solo parla: canta il nulla cosmico della capacità effettiva dell’associazione.
Non si tratta di mettere in discussione l’impegno delle persone che vi lavorano. Si tratta di riconoscere che un’associazione non può governare un lago. Per questo l’ingresso della Provincia di Trento non modificherebbe la questione e rappresenterebbe solo un gesto politico, non una soluzione istituzionale.
Il Garda ha bisogno di altro. Ha bisogno di un ente sovraordinato vero, pubblico, riconosciuto, dotato di competenze certe, risorse stabili, personale tecnico qualifica-to, poteri di pianificazione, coordinamento e intervento. Un ente che possa parlare e agire per l’intero bacino idrografico, non per 55 soci volontari.
È stato affermato che la Comunità del Garda sarebbe un riferimento “istituzionale” anche per la tutela delle acque. È necessario chiarire, con rispetto ma con fermezza, che la Comunità del Garda non possiede alcun compito istituzionale in materia di acque, né potrebbe possederlo.
A questo proposito sosteniamo che la qualità delle acque del Garda non si misura con due parametri microbiologici per la balneabilità. La balneabilità è un indicatore minimo, utile per il turismo, ma del tutto insufficiente per valutare lo stato ecologi-co del lago.
La salute delle acque si accerta con analisi complesse: stato trofico, presenza di contaminanti organici e inorganici, monitoraggio delle specie ittiche, valutazione della vegetazione sommersa, analisi dei sedimenti, continuità ecologica, biomarcatori e molto altro. E i segnali che il lago sta inviando sono chiari: specie ittiche endemiche in regres-sione, vegetazione sommersa sempre più rada, anguille e pesci di fondo contaminati da PCB e diossine, alterazioni nella catena trofica, stress ecologico crescente, quarantasei specie aliene. Se questi fenomeni persistono, significa che il lago non sta affatto bene.
E noi, che abbiamo il dovere di essere curiosi, vorremmo sapere la verità: chi sta monitorando davvero questi dati? Chi li analizza? Chi li interpreta? Chi li pubblica? Chi se ne assume la responsabilità? Chi ci racconta come sta tutto il Garda da Riva a Peschiera?
Certamente non la Comunità del Garda, che non ha né la struttura né la competen-za per farlo.
Per questo il Coordinamento Interregionale per la tutela del Garda sostiene con chiarezza la necessità di aprire una fase nuova che porti al superamento dell’associazione Comunità del Garda, sospendendo ogni automatismo di finanzia-mento
Chiediamo a Regioni Lombardia e Veneto, alla Provincia autonoma di Trento e allo Stato (il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e l’Autorità di Bacino Distrettuale del fiume PO, ABDPO) l’apertura di un tavolo istituzionale che porti al potenziamento dell’Autorità di Bacino Distrettuale al fine di dare al Lago di Garda una governance unitaria, con le necessarie competenze tecniche, un ente stabile e dotato dei poteri effettivi necessari alla salvaguardia del lago, conservando e/o potenziando le tutele attualmente in essere.
L’ABDPO è un ente pubblico non economico posto sotto la vigilanza ed influenza del Ministero dell’Ambiente. Come step iniziale, proprio al Ministero, chiediamo di rendere operative tutte le competenze che la normativa vigente assegna alle Autorità di Bacino Distrettuale (Pianificazione di distretto; Tutela delle acque superficiali e sotterranee; Gestione del rischio idraulico e idrogeologico; Pareri tecnici su opere e piani; Coordinamento interistituzionale; Raccolta dati, monitoraggio e modellistica; Linee guida e indirizzi tecnici; Verifica di coerenza degli interventi territoriali; Supporto tecnico alle emergenze idrauliche) mettendo urgentemente a disposizione maggiori risorse umane, tecniche e finanziarie per garantire una attenta gestione del bacino idrografico Sarca-Garda-Mincio, con particolare attenzione al lago di Garda (il più grande bacino di acqua dolce di tutta Italia), affinché si possano affrontare in modo unitario e integrato i noti temi strategici, attenuando lo stress ecologico a cui il lago è sottoposto.
La responsabilità, ora, è tutta e solo delle istituzioni. Ora, egregi Sindaci e Presidenti, sta a voi decidere se continuare con strumenti simbolici o se compiere finalmente il salto di livello che il lago merita.
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Coordinamento Interregionale per la tutela del Garda
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