Il Cammino del Nord ricomincia da una Gravel


Per questo cammino, vent’anni dopo, ho scelto una Gravel, precisamente una Trek Checkpoint. Solitamente, nel quotidiano mi alleno con una bici da strada ipertecnologica, tipo 11 batterie da ricaricare ogni due uscite, elettronica ovunque, test e valori a portata di mano, neanche fossi Pogačar. FTP, cadenza, zona cuore e così via. Qui niente, mono corona, cambio meccanico. Alluminio. Unica concessione alla tecnologia un contachilometri. Fa un po’ hipster, lo so., ma ho deciso anche di non usare il GPS, quindi nessuna mappa, fermarmi a chiedere alle persone come trucco per fare incontri, che poi gli incontri sono la cosa più bella del cammino e del viaggio. Ho con me come abbigliamento due completi della mia squadra, quello si, La Spezia Centro, una giacca da pioggia e una giacca più pesante. La Galizia, anche ad agosto, sa far male. Altra regola, non leggere gli articoli del precedente reportage su queste strade, provare stupore di nuovo per la stessa cosa e scrivere nuovamente della stessa cosa se dimenticata.

Non scrivere della stessa cosa ricordando di averlo già fatto. Cercare di essere tabula rasa meno elettrificata possibile. Capire cosa è cambiato provando a riviverlo da zero. La prima grande sorpresa è fuori dalla libreria diocesana dove ho acquistato, per due euro. la credenziale del pellegrino. Aprendola scopro un QR code e la scritta “necessario registrarsi”. Apro subito la pagina e compilo i dati richiesi. Rimango stupito nel vedere che mi viene domandato quale cammino desideri percorrere, la data di partenza, la data di arrivo e avendo selezionato modalità bicicletta, vengo avvisato di dover stampare e dare prova dei km percorsi. Da sempre si sa che il cammino di Santiago non è un percorso predefinito, ma un insieme di strade provenienti da tutta Europa: pellegrini, spesso inviati da ricchi uomini a caccia di indulgenze si recavano in Galizia per avere assoluzione dei peccati per il loro padrone. Non esistevano guide, ognuno partiva dalla propria casa e andava per vie diverse a Santiago. L’idea che oggi si debba fornire data di partenza, di arrivo e prova dell’avvenuto reale cammino mi sembra stonante, una deriva dovuta al marketing e alle statistiche. Sorge anche la domanda naturale … chi mente sul cammino e perché? Perché mentire sui km percorsi o sul reale cammino percorso.

Lekeitio

Donostia è per me un luogo di ricordi mescolati, è la festa basca più bella di sempre, dove i donostia abordatu piratak, durante la settimana grande Aste Nagusia, il quindici di Agosto, riuniscono associazioni della società civile, partiti politici, sindacati, organizzando concerti, eventi, incontri. Donostia è il luogo dove ho passato una giornata intera con il mio amico Marco, spiegandogli la bellezza della Concha, la spiaggia dove si fa il bagno tutto l’anno, mangiando pintxos nella zona basca del casco viejo. Marco, uno dei pochi amici che ha scelto di venire a vedere quella parte del mio mondo che vive sull’oceano Atlantico e parla una lingua strana, diversa da tutte le altre. Marco che sarebbe mancato improvvisamente poco più di un mese dopo. Perso in questi ricordi altalenanti tra feste e lutti, come è tipico della vita, in una mattina di agosto abbastanza umida Donostia mi ricorda anche cos’è il Camino del Norte. Superata appunto la spiaggia della Concha, circa 2 km, parte subito una salita secca, al monte Igueldo, un monito, una premessa o una promessa. Otto Nove Dieci Undici di pendenza senza stacchi per cinque chilometri. La spiegazione di cosa sarà il cammino del nord. Una serie infinita e snervante, anche per i ciclisti più allenati, di salite e discese senza pianure. Per gratificare lo sforzo panorami infiniti, scogliere, monti verdissimi, mucche che neanche in Alto Adige, pioggia e profumi che sono opposti a quelli del mediterraneo.

Paesi baschi

Il monte Igueldo è diventato un susseguirsi di Hotel di lusso, parador e una sidreria quasi alla fine della salita. Il lusso del versante dell parco giochi di inizio 900, che domina Donostia guardandola dall’alto, ha sconfinato anche verso Orio sull’altro lato, verso Ovest Il vero assaggio di cammino arriva a inizio discesa con le prime frecce gialle. Mi fermo emozionato in una taverna del pellegrino dove incontro alcuni viaggiatori a piedi. Ho con me per ragioni pratiche solo un bancomat ma la signora proprietaria del locale mi spiega che tutto è a offerta libera ma che se non ho niente fa lo stesso, pagherò al prossimo cammino. Forse è una bruja, una di quelle streghe che si narra si incontrino proprio su queste strade, forse ha capito che qui ci torno spesso o molto più probabilmente è solo molto gentile. Supero Zarauzt arrivando dal campo da golf, questo è uno dei miei luoghi del cuore, la città dove vive la mia seconda famiglia, amici baschi che proprio sul cammino di 17 anni fa ho conosciuto e mi hanno adottato. Avrò modo di incontrare questa meravigliosa famiglia al ritorno. Supero la splendida Getaria dove proprio con loro ho visto gli Esne Beltza di Xabi Solano, accordeonista di Fermin Mugurutza che anni dopo avremmo visto di nuovo insieme a Bilbao e a Roma con la Banda Bassotti. Stacco pedalate di gioia mentre un leggero txiri mirri, pioggia basca, mi inzuppa e mi rinfresca mentre raggiungo Zumaia, famosa ora per essere stata set di Games of Thrones. Comincia la salita che mi porterà a Deba per poi sotto una pioggia che ora è diventata acquazzone arrivare a Ondarroa dove c’è una delle mille feste basche che spuntano ovunque. I murales dell’ETA sono diminuiti o forse sono altrove o forse sono io che li cerco meno di anni fa, quando mi colpivano, stupendomi.

Gernika

Dopo una ripida salita comincia una sorta di litoranea simile in tutto al nostro sentiero dei santuari che collega Spezia a Levanto (ora vorrei sapere se l’ho già scritto ma non andrò a vedere giuro) Alla fine, con una discesa molto ripida e bagnata in cui cerco di non schiantarmi (non starebbe bene il primo giorno) arrivo a Lekeitio, tipica cittadina basca di mare, meravigliosa con spiagge enormi e palazzi inguardabili. Proseguo e faccio il primo incontro del cammino. Gli incontri sono forse una delle meraviglie più importanti. Momenti in cui, come nella vita, ti affianchi a qualcuno, fai un pezzo di strada, lo condividi e poi prendi strade diverse. Questo sul cammino per Santiago succede spesso e si concentra in un tempo molto più breve. Una ciclista mi affianca e poi mi supera in una delle salite a circa dieci km da Gernika, la fine della mia tappa. Abbastanza stanco dai 1000 mt di dislivello ormi pedalati approfitto e lo ammetto mi metto a ruota per risparmiare energia. La ciclista continua a parlarmi in basco e alla fine le spiego che sono italiano e capisco solo poche parole. Si scusa e si affianca, così in castigliano mi dice che mi stava avvertendo di pericoli, vetri e buche lungo il percorso. Mi chiede di spiegarle e io lo faccio volentieri, i gesti del ciclismo, cioè come avvertire chi ci segue a ruota. Mi dice di chiamarsi Maite che in basco significa Amore e io le racconto che sto andando a Santiago e questo la impressiona molto per poi farla riderealtrettando quando la rassicuro: “non oggi però”.

Ci salutiamo al bivio per Leida, lei va alla spiaggia e poi a Lekeitio, da dove è partita, io proseguo per raggiungere Gernika. La prima tappa finisce con me davanti alla riproduzione di gernika di Picasso che qui più che opera d’arte è un monumento. Parla di quando il battaglione Condor attaccò la Repubblica, ma di questo ne ho già parlato e sì, dai, me lo ricordo e non ne riparlerò.


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 Fabio Lugarini

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