15.40 – domenica 9 agosto 2026
(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Un’alleanza per rilanciare la nostra comunità, la partecipazione e la responsabilità delle persone. È quella lanciata dal presidente delle Acli Trentine a Estate Insieme, la festa delle Acli ogni anno in un luogo diverso della Provincia. Circa 300 i partecipanti oltre a 50 volontari.
«Ogni euro speso in armi viene tolto al futuro dei giovani» ha detto in un passaggio del suo discorso Walter Nicoletti ricordando le parole del vescovo Lauro Tisi che «dobbiamo sostenere nell’impegno per la pace, la lotta alle diseguaglianze e per l’accoglienza degli stranieri, affinché non sia l’unica voce critica ad alzarsi contro il CPR e più in generale per difendere la società multietnica e le politiche di integrazione».
Perché «il PIL, il Prodotto Interno Lordo, non diventi l’unica ed esclusiva misura del benessere di una comunità» ha aggiunto Nicoletti, spendendo parole di apprezzamento per il documento Trentino 2024 «specie per quanto riguarda la centralità della persona e i bisogni abitativi… L’Autonomia ha bisogno di qualità dello sviluppo, non di quantità, di partecipazione, di misure inclusive e soprattutto di integrazione e partecipazione. Le vere armi dello sviluppo sono la condivisione e la coesione sociale».
Per l’edizione 2026 – anno dell’80° delle Acli Trentine – è stata scelta Storo e la Cooperativa Agri90 – realtà significativa per l’economia del territorio e la cultura cooperativa – come sede della giornata di aggregazione dei soci Acli (12.000) e delle loro famiglie, occasione di riflessione, divertimento e costruzione di comunità anche attraverso visite sul territorio, momenti conviviali e di preghiera.
All’intervento del presidente delle Acli Trentine Walter Nicoletti (versione integrale allegata), preceduta da quelli del sindaco di Storo Nicola Zontini e dell’assessore e vicepresidente della Provincia Autonoma di Trento Mario Tonina, è seguito il discorso di Vigilio Giovanelli, presidente della Cooperativa Agri90 che ha ricordato il legame storico tra le Acli e la realtà della Valle del Chiese e al quale le Acli hanno consegnato una targa come riconoscimento come «Vero erede di don Lorenzo Guetti, esempio di come si può credere al ruolo pubblico inteso come atto di responsabilità e servizio per la comunità» lo ha definito Nicoletti.
Dopo la messa celebrata dal padre keniota don Bernard Malasi, il momento conviviale – immancabile la polenta carbonera – e il proseguimento della festa con musica, balli, gara di briscola, visite guidate alla Cooperativa Agri90, alla cascata del Travà e alla Centrale Idroelettrica del torrente Palvico, passeggiate, pesca di beneficenza e tanto divertimento.
Appuntamento al 2027.
Qualche numero
12.000 soci Acli Trentine
48 circoli sparsi sul territorio
14 sedi di servizi Caf e Patronato, 200.000 contatti con l’utenza, 80.000 dichiarazioni dei redditi
9 Centri di Formazione Professionale ENAIP, 2.100 iscritti
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Discorso Walter Nicoletti Storo
ESTATE INSIEME
Storo 9 agosto 2026
Un’alleanza per rilanciare la nostra comunità, la partecipazione e la responsabilità delle persone
Questa edizione di Estate insieme si svolge all’interno di una cornice, la sede di Agri 90, carica di significati
non solo per la valle del Chiese, ma per l’intero Trentino.
Erano infatti gli ultimi anni Ottanta quando un pugno di produttori, eredi della tradizione agricola storese,
lanciarono una sfida a sé stessi e al loro paese: quella di recuperare la coltivazione della farina per la
produzione della polenta.
In pochi anni, da una nicchia produttiva, questo prodotto divenne la colonna portante di un’esperienza
agricola destinata a rilanciare l’economia del territorio e la stessa cultura cooperativa.
Tutto questo ha un indiscusso protagonista: l’amico, il collega, il socio produttore Vigilio Giovanelli.
Vigilio è per me un maestro, un punto di riferimento. Ma lo è anche per la cooperazione trentina e per la
sua valle.
Un esempio di come si può essere dirigenti con umiltà e dedizione, senza quelle prebende o indennità di
carica che caratterizzano, purtroppo, altri ambiti del mutualismo trentino.
Vigilio è un vero erede di don Lorenzo Guetti.
Un esempio di come si può credere al ruolo pubblico inteso come atto di responsabilità e servizio per la
comunità.
Abbiamo bisogno di ripartire da questi comportamenti e da questa postura etica per tornare a credere non
solo nella cooperazione, ma anche nell’impegno per la gestione e l’amministrazione della cosa pubblica, per
la politica e il bene comune.
Grazie Vigilio, per tutto questo da parte delle Acli trentine.
Oggi, care amiche e cari amici,
ricorre purtroppo un triste anniversario.
Il 9 agosto del 1945 a Nagasaki, gli Stati Uniti sganciarono la seconda bomba atomica contro il Giappone, tre
giorni dopo quella di Hiroshima, dove morirono circa 100.000 persone.
In pochi istanti venne cancellata la vita di altri 80.000 cittadini, quasi tutti vittime civili e quindi innocenti, al
solo scopo di terrorizzare e imporre una vittoria schiacciante ed umiliante contro l’avversario.
Fu la prima volta che venne utilizzata l’atomica a scopi bellici.
Tuttavia, quello che sorprende, è che dalla storia l’uomo non abbia imparato alcuna lezione.
Le guerre, con il loro sacrificio umano, ambientale ed economico, sono tornate prepotentemente di
attualità.
Anche il Vescovo Lauro, nella sua bella Lettera alla comunità, ha ricordato l’insensatezza di questo
momento storico, dove i governi, ad iniziare dall’Unione Europea, sono impegnati nella produzione
massiccia di nuovi armamenti e strumenti di morte.
Tutto questo, avverte Tisi, avviene in barba ai bisogni primari delle persone non foss’altro perché ogni euro
speso in armi viene tolto alla sanità, alla sicurezza, alla manutenzione del territorio, alla cultura e
all’istruzione, insomma al futuro dei giovani.
Per questo le Acli hanno aderito in questi mesi a tutte le manifestazioni, campagne ed iniziative per
chiedere l’avvio di trattative e per fermare i conflitti in atto.
Le guerre, tutte le guerre, non portano a nulla, mentre all’orizzonte, dall’Ucraina all’Iran, da Gaza a Taiwan,
incombe il rischio di una nuova deflagrazione atomica.
Con la Chiesa, con papa Leone oggi e ieri con papa Francesco, con il Vescovo Lauro e con tutta la comunità
cristiana trentina, le Acli chiedono a gran voce una pace disarmata e disarmante.
Perché la pace, come scrive Tisi, significa verità contro la menzogna delle guerre, perché la pace è
fraternità, perdono, perché la pace comincia quando, davanti al male ricevuto, scegliamo di non lasciarci
trasformare in strumenti di altro male.
La pace non è pertanto solo assenza di guerra. È un obiettivo di civiltà.
La pace ha bisogno di un modello di produzione che rispetti la persona e le future generazioni, l’ambiente
ed i diritti.
La pace è pertanto un ideale a cui tendere per la giustizia terrena ed il bene dell’umanità.
È superamento delle ingiustizie e un anelito permanente contro le povertà e le discriminazioni.
Per questo è importante che le Acli in questo momento ribadiscano due cose.
La prima: dobbiamo sostenere ed aiutare il nostro Vescovo nell’impegno per la pace, la lotta alle
diseguaglianze e per l’accoglienza degli stranieri, affinché non sia l’unica voce critica ad alzarsi contro il CPR,
il progettato Centro di Permanenza per i Rimpatri di Trento, e più in generale per difendere la società
multietnica e le politiche di integrazione.
E la seconda per affermare che il PIL, il Prodotto Interno Lordo, non diventi l’unica ed esclusiva misura del
benessere di una comunità.
Apprezziamo ed in gran parte condividiamo i contenuti del documento “Trentino 2040: Prospettive di
sviluppo economico ed industriale”, presentato dal Vicepresidente e Assessore Achille Spinelli, specie per
quanto riguarda la centralità della persona e i bisogni abitativi.
Tuttavia vogliamo sollecitare il governo provinciale e tutte le forze politiche a considerare che il PIL,
Prodotto Interno Lordo, per il quale si punta ad un aumento del 40%, non sempre è un misuratore
adeguato per valutare il progresso della società. Lo affermava circa sessant’anni fa il senatore Bob Kennedy
in un memorabile discorso davanti agli studenti dell’Università del Kansas.
Il PIL, sosteneva Kennedy, considera un beneficio anche l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle
sigarette gli incidenti stradali così come gli armamenti, gli altri strumenti di morte, l’economia che uccide ed
inquina.
Più aumentano i conflitti, più aumenta il cemento e il dissesto, più aumenta il PIL.
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Quello che vogliamo ribadire è che l’Autonomia ha bisogno di qualità dello sviluppo, non di quantità, di
partecipazione, di misure inclusive e soprattutto di integrazione e partecipazione.
Le vere armi dello sviluppo sono la condivisione e la coesione sociale ed è su questo che anche come Acli
intendiamo lavorare dando il nostro contributo alla società trentina.
Abbiamo bisogno di nuovi lavoratori e lavoratrici a tutti i livelli delle professioni e delle competenze, in
quanto, da solo, il Trentino non è in grado di assicurare il passaggio generazionale e il turn over
pensionistico.
Abbiamo bisogno di affrontare l’emergenza climatica con misure straordinarie per superare la crisi idrica,
bloccare il consumo di suolo e la cementificazione e per mettere in sicurezza il territorio.
Abbiamo bisogno di un progetto straordinario di ristrutturazione e recupero dei centri storici e degli altri
spazi, artigianali, commerciali ed industriali, non più utilizzati.
Accanto allo sviluppo, dobbiamo coltivare la cultura, l’educazione, la formazione professionale e anche la
bellezza e la felicità delle persone. Dobbiamo preparare il rinnovamento nelle aziende e nelle associazioni.
Dobbiamo formare una nuova classe dirigente, competente e responsabile.
Siamo pertanto convinti che su queste ed altre proposte sapremo costruire con il governo provinciale un
dialogo costruttivo e proficui momenti di collaborazione nell’interesse della nostra comunità e dei giovani
in particolare.
Perché è della nostra comunità e delle persone che la abitano che dobbiamo occuparci.
Le guerre, i cambiamenti climatici, la crisi economica che attanaglia le famiglie e le imprese rendono la
nostra comunità smarrita, disorientata ed impaurita.
Prevale la tentazione di chiudersi in sé stessi e un sentimento diffuso che sia possibile salvarsi da soli.
Ma la storia ci insegna che la via d’uscita è sempre nel noi, non nell’io egoista ed individualista.
La C di Cristiane delle Acli può pertanto aiutarci a ritrovare una bussola per il presente e una via d’uscita per
il futuro.
Un futuro che necessita di una rivoluzione umanista, spirituale ed ecologica.
Papa Leone, nell’Enciclica Magnifica Humanitas, ci ricorda che contro i rischi connessi ad un utilizzo
spregiudicato dell’intelligenza artificiale è necessario realizzare una civiltà dell’amore che assuma,
evangelicamente, il punto di vista dei piccoli, degli ultimi, dei più indifesi.
Una rivoluzione umanista che ponga al centro la persona e non il PIL, la vita umana e non il profitto, la
verità e non l’algoritmo.
Un grande progetto che incoraggi e favorisca l’ingegno e la creatività come unica arma per distinguere ciò
che è umano da un robot.
Una rivoluzione cristiana che, come insegnava don Marcello Farina, si occupi più dell’uomo che delle
Chiese, più delle opere che delle liturgie.
Una rivoluzione ecologica che, prima con Francesco ed oggi con Leone, ci faccia riscoprire il valore del limite
come elemento di innovazione e riconversione economica per riconciliarci con il creato.
Solo partendo da solide basi spirituali sapremo affrontare le sfide di un tempo che necessita di
cambiamenti e rigenerazione, di nuovi paradigmi ambientali ed economici, di verità e giustizia sociale di
fronte alle incertezze di un modello di sviluppo e di una globalizzazione che hanno tradito nei fatti tutte le
loro promesse.
Di fronte alla caduta delle illusioni delle privatizzazioni e dell’esclusivo potere regolatore del mercato è
giunto pertanto il tempo di nuove alleanze: fra l’uomo e la natura, fra la scuola e la famiglia, fra le imprese
e i lavoratori, fra vecchie e nuove generazioni, fra la società e la politica.
Le Acli possono rappresentare un valido punto di riferimento in tutto questo affiancandosi alla Diocesi nel
percorso di formazione alla cittadinanza e alla nonviolenza che inizierà dal prossimo autunno ed attivando
iniziative di rilancio dello sviluppo locale a partire dalle nostre aree interne, dalle vallate e dalle città.
Dobbiamo inoltre riprendere il dialogo con la Cooperazione affinché vengano recuperati i valori e lo spirito
dei fondatori affermando la supremazia della solidarietà al posto del profitto e della responsabilità al posto
delle delega.
Dobbiamo e vogliamo riprendere un cammino di rilancio dell’Autonomia a partire dalle persone e dai
territori per ribadire la necessità di migliorare il presente, di preparare il futuro, di rafforzare l’autogoverno
a partire dal contributo della comunità e dalle energie della società civile.
Affinché l’Autonomia non diventi una semplice macchina amministrativa e contabile, priva di anima e di
passioni.
Le Acli rappresentano per questo un punto di riferimento sicuro, una sede aperta in ogni vallata, un servizio
sempre disponibile.
Dovremo, anche in questo caso, ieri come oggi, fare il nostro dovere fino in fondo.
Queste parole di Achille Grandi, il fondatore delle Acli, non possono che riproporre il ruolo di
un’associazione che da ottant’anni si batte per il benessere della persona e per la rigenerazione delle
nostre comunità.
Vogliamo per questo dare il nostro contributo rispetto alle emergenze del nostro tempo.
Lo abbiamo fatto sul tema dell’integrazione e del lavoro, aderendo al progetto della Filiera Trentino
promosso da tutte le categorie economiche, la Diocesi, la Cooperazione, l’Università e il nostro Enaip.
Lo abbiamo fatto sulla casa, aderendo alla Fondazione Trentino Abitare e promuovendo nuove forme di
intermediazione e interventi pubblici nel settore abitativo.
Vogliamo proseguire su questa strada promuovendo una grande alleanza sociale per il futuro della nostra
terra a partire dai singoli cittadini e cittadine.
Per fare tutto questo proponiamo pertanto un’aggregazione di persone, associazioni, enti intermedi che si
pongano l’obiettivo di costruire una visione condivisa e sostenibile del Trentino e della sua Autonomia.
Un’aggregazione formativa e progettuale, di critica e di proposta, di idee e visioni per il bene di questa
provincia.
Un’alleanza di menti, talenti, esperienze e testimonianze per unire i cuori e le menti di questa terra, per
progettare l’avvenire dei giovani, per facilitare l’accesso alla politica e alla gestione oculata della cosa
pubblica, per aumentare la partecipazione e la responsabilità dei cittadini e per ricordare loro che, oltre ai
diritti, ci sono anche dei doveri da rispettare.
Un’alleanza per recuperare le nostre radici, quella di una comunità responsabile, capace di fare da sé, di
pensare all’autogoverno e di unire in un unico destino la società con la buona politica.
Una comunità capace di pensare, non alle prossime elezioni, ma alle prossime generazioni.
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Walter Nicoletti, Presidente Acli trentine
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Intervento Vigilio Giovanelli Estate Insieme
Care amiche e cari amici delle Acli trentine,
non vi ruberò molto tempo, ma ritengo necessario ringraziarvi per la vostra presenza, qua a Storo, nella sede della Cooperativa Agri Novanta. Siamo onorati di avervi fra noi e consentitemi di ringraziare i volontari e le volontarie che hanno accolto l’invito a dare una mano per rendere questa giornata gradevole: persone fra le quali ci sono pure i miei familiari (sempre presenti), e poi i “Polentèr” di Storo, gruppo che da decenni promuove la polenta di Storo in giro per l’Italia nelle feste popolari.
Mi preme raccontarvi dove sta la mia commozione. Sta nel rapporto, sia collettivo che mio personale, con le Acli. Ricordo quando ero sindaco di Storo, quindici anni fa, e abbiamo cominciato a progettare con le Acli la ristrutturazione di Casa Necolì, sulla via principale di Storo, per ricavarci appartamenti e uno spazio per i giovani imprenditori. Sempre pescando fra i ricordi personali, penso al bar del Circolo Acli che era attivo in via Garibaldi, la strada centrale di Storo. E dato che ci sono, torno con il ricordo a settant’anni fa, quando in Valle di Daone fervevano i grandi lavori per la costruzione delle dighe di Bissina e Boazzo e delle centrali idroelettriche.
Erano tempi di enormi fatiche e di definitive trasformazioni paesaggistiche ed ambientali che avrebbero cambiato il volto della Valle di Daone. Ebbene, a dare una mano agli operai che venivano da tutta Italia per guadagnare un pezzo di pane e soprattutto i soldi da spedire ogni mese alle famiglie lasciate in Calabria o in Basilicata, in Friuli e in Veneto, ci ha messo il proprio impegno anche l’Associazione delle Acli. Chi c’era, infatti, a fornire i servizi burocratici e gli aiuti logistici a malga Bissina? Le Acli, allora con Pierino Mantovani, al quale va un ricordo particolare perché arrivava da Bondone (un paese dell’estrema periferia) e si sarebbe stabilito in Valle di Daone per quasi sessant’anni, fino alla morte, con un ristorante. Ma partiva dallo spaccio delle Acli.
Non posso non citare il rapporto che abbiamo con il presidente della vostra Associazione, Walter Nicoletti, che ci onora della sua amicizia e con il quale ci lega uno stretto rapporto, sia personale che come Cooperativa Agri Novanta. Sono ormai parecchi anni che non organizziamo una manifestazione se non chiamiamo Walter a coordinare: Festival della Polenta, Festa del Pane, presentazione dei libri, convegni vari. È un rapporto che si allarga al suo ruolo giornalistico perché la conoscenza dei prodotti agricoli che Walter diffonde con le sue trasmissioni è fondamentale per far crescere l’attenzione nei confronti dei prodotti della nostra terra.
E quando parlo della nostra terra penso ad Agri novanta, la Cooperativa che vi ospita oggi, nata trentacinque anni fa in una zona di agricoltura povera in cui tutti si illudevano che l’industria avrebbe salvato la nostra economia. Che abbia dato un grande contributo è indiscutibile, ma le industrie (soprattutto le multinazionali) restano qui finché riescono a mungere, poi se ne vanno: lo hanno fatto in tante. I produttori che vivono sulla terra di questa valle qui nascono e qui rimangono, perché qui trovano il tesoro della loro vita: la terra.
Prima di concludere consentitemi di ringraziare il Circolo Acli di Storo per il lavoro che svolge, il coro parrocchiale e il reverendo per aver rispettivamente accompagnato e celebrato la Santa Messa.
Detto questo, vi ringrazio nuovamente e spero di riuscire ad accontentare le vostre esigenze. Spero che ritorniate nelle vostre case dicendo: “Abbiamo passato una bella giornata e ci hanno offerto una accoglienza semplice, ma cordiale”. Questo è lo spirito nostro. Quindi ora vi lascio ai momenti ufficiali. Grazie di essere venuti fin qua.
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