MPS: uno smembramento dopo un risanamento durato 10 anni?
Assolutamente no, anche perché si tratterebbe di qualcosa di “illogico”.
Il comunicato unitario dei sindacati dopo la risposta di MPS a Intesa SanPaolo e la sorpresa Banco BPM
L’avvertimento arriva dai sindacati FABI, First Cisl, Fisac CGIL, Uilca e Unisin, attraverso una nota congiunta che è stata pubblicata oggi, lunedì 10 agosto 2026.
Il comunicato non fa riferimento alle ultime grandi novità che hanno interessato il dossier che ha visto MPS preda contesa tra Intesa SanPaolo, e BPM,.
La prima, arrivata alla metà di luglio, quando Rocca Salimbeni ha bocciato l’OPAS promossa da Intesa SanPaolo, rimandandola al mittente.
La seconda, piombata a Piazza Affari lo scorso 31 luglio, quando a sorpresa Banco BPM ha mandato praticamente a monte, è il caso di dirlo, la proposta di una fusione alla pari che aveva presentato a MPS lo scorso 7 giugno, (il giorno prima dell’annuncio dell’OPAS di Intesa SanPaolo).
La decisione di Banco BPM ha sorpreso non poco gli investitori, che fino a qualche giorno prima avevano appreso da indiscrezioni di mercato come Banco BPM e MPS fossero in trattativa per valutare una fusione che fermasse le mire di Intesa SanPaolo.
E invece no: niente MPS + Banco BPM (anche se nei giorni successivi il Financial Times ha riportato che sarebbe ora MPS a puntare alla conquista di Piazza Meda).
Cosa accadrà al Monte dei Paschi di Siena?
MPS, la frase di Lovaglio sull’Odissea
Il CEO Luigi Lovaglio ha lasciato la porta aperta ad altre opzioni: “Direi che, proprio come nell’Odissea, alcune rotte si chiudono e altre si aprono. Al nostro porto sicuro proseguiremo il nostro viaggio, pienamente impegnati a esplorare ogni opzione strategica in grado di creare valore a lungo termine per i nostri stakeholder”.
Lovaglio ha cercato anche di rassicurare gli azionisti e i clienti di MPS allontanando l’ipotesi di uno spezzatino: “Non per la tradizione, ma perché sono fermamente convinto che frammentare una rete non crea valore, non solo per gli stakeholder ma per l’economia di un Paese. Per questo siamo determinati a trovare soluzioni che possano generare altro valore per tutti gli stakeholder e l’integrità della rete per noi è fattore fondamentale per raggiungere obiettivo”.
Non per niente, stando a quanto riportato da Reuters, MPS stessa, forte di una “flessibilità strategica”, di cui dispone grazie a un CET1 del 16,3%, ha detto nell’annunciare i propri conti di star lavorando con i propri consulenti su alternative che possano difenderla dall’OPAS di Intesa.
Eppure la paura di uno smembramento della banca più antica del mondo c’è.
I sindacati: “Il risanamento non può trasformarsi nel presupposto dello smembramento della Banca”
Così si legge infatti nel comunicato unitario pubblicato oggi dai sindacati, che ha messo innanzitutto in risalto i conti della banca senese, pubblicati venerdì scorso, in particolare “i risultati del rendiconto finanziario semestrale”, che hanno confermato “la solidità patrimoniale, reddituale e industriale raggiunta dal Gruppo”.
I sindacati hanno continuato, ricordando che, “dopo un lungo risanamento durato dieci anni con il contributo fondamentale dei lavoratori oggi MPS presenta risultati di assoluto rilievo grazie a migliaia di lavoratori ’che hanno continuato, ogni giorno, a garantire qualità del servizio, vicinanza alla clientela e raggiungimento degli obiettivi aziendali, contribuendo in maniera determinante al recupero della credibilità dell’Istituto”.
Di conseguenza, “il risanamento non può trasformarsi nel presupposto dello smembramento della Banca”, si legge nella nota unitaria di FABI, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin.
Per la precisione, “sarebbe illogico, oltre che incoerente, sotto il profilo industriale, economico e sociale, immaginare che una realtà rilanciata attraverso un percorso tanto impegnativo, sostenuto anche da un rilevante intervento pubblico, possa vedere il proprio futuro coincidere con la frammentazione delle attività, con la dispersione della rete commerciale, con il venir meno del ruolo e della consistenza della Direzione Generale, dei Poli decentrati e con la sostanziale cancellazione di uno dei marchi più prestigiosi e storicamente significativi del sistema bancario”.
Le organizzazioni sindacali hanno così rimarcato il loro impegno a continuare a monitorare le vicende che interessano e interesseranno il Monte dei Paschi.
Va comunque ricordato che, nella conference call con cui aveva illustrato i conti di MPS del secondo trimestre e del primo semestre del 2026, Luigi Lovaglio aveva ribadito la necessità di preservare l’integrità della banca paragonando MPS alle funzioni di una centrale elettrica, nel commentare proprio l’OPAS di Intesa SanPaolo:
“Se la si divide a metà, ciascuna parte può anche rimanere in piedi, ma si rischia di perdere potenza, si riduce la capacità di erogare energia dove serve. Per il settore bancario vale lo stesso principio. MPS non è una semplice somma di filiali, è una rete di relazione, competenza e fiducia. Le filiali non sono edifici, sono antenne che ogni giorno captano i segnali dell’economia reale. Se il sistema perde potenza, le imprese ricevono meno energia, ovvero meno credito”.
Non solo. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio aveva parlato del ruolo crescente che MPS ricopre per l’economia italiana: “La concorrenza sopravvive grazie alla presenza di una pluralità di attori e un campione nazionale dovrebbe rafforzare il tessuto competitivo del Paese, non ridurlo, altrimenti la corona potrà anche diventare più grande, ma il regno diventerà più piccolo ”.
Le organizzazioni sindacali viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda e oggi hanno voluto rimarcare la loro posizione, a scanso di equivoci, in un momento in cui Carlo Messina, CEO di Intesa SanPaolo, non sembra affatto propenso a mollare il target messo nel mirino, nonostante il no del Monte:
“Con questo spirito continueremo a seguire con la massima attenzione l’evoluzione delle prossime vicende, mettendo in campo tutte le iniziative proprie del nostro ruolo e rivendicando un confronto preventivo e sostanziale sulle ricadute delle scelte strategiche, per tutelare l’integrità del Gruppo Monte dei Paschi di Siena, il lavoro, il patrimonio professionale, il radicamento territoriale e il futuro di una banca che rappresenta un valore strategico per il sistema economico nazionale”.
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Laura Naka Antonelli
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