L’azzardo è servito. I giganti di Wall Street scommettono 500 miliardi di dollari su Nvidia, sfidando i timori globali sulla tenuta del boom legato all’intelligenza artificiale, fra data center e semiconduttori. Apollo Global Management, Blackstone, BlackRock e Brookfield Asset Management hanno unito le forze con l’azienda di Jensen Huang per finanziare le infrastrutture del domani.
Una mossa immensa, arrivata nel momento in cui il mercato si interroga sui ritorni reali di questa spesa colossale. Come sottolinea la banca d’affari Goldman Sachs nella sua ultima analisi dello scorso 2 agosto, «l’investimento nell’AI è un focus chiave per i mercati macro, ma misurarlo non è del tutto semplice». Ergo, c’è il rischio di un disallineamento fra aspettative e realtà.
I grandi fornitori di capitale a lungo termine, affiancati da KKR e dalla stessa Goldman Sachs, si stanno mobilitando per sottoscrivere il debito necessario a sostenere la costruzione delle fabbriche dei dati, i data center. L’obiettivo consiste nel garantire ai clienti di Nvidia l’accesso a una potenza di calcolo sempre più scarsa (a livello globale), utilizzando i server stessi come garanzia liquida per i prestiti.
Si tratta di un meccanismo finanziario inedito che vedrà la nascita di veicoli societari creati ad hoc per emettere decine di miliardi di dollari di obbligazioni per volta. Il capitale proverrà da terze parti e consentirà rendimenti attraenti per gli investitori. L’amministratore delegato di BlackRock, Larry Fink, ha sottolineato come i futuri accordi offriranno un’alta qualità del credito, rappresentando un’alternativa sicura per chi risulta sovraesposto sulle azioni. La natura liquida della potenza di calcolo permetterà di riallocare i finanziamenti verso diversi acquirenti in caso di necessità, riducendo i rischi per gli obbligazionisti. Questa imponente architettura finanziaria solleva perplessità tra chi teme una bolla e chi vede in questi accordi una natura circolare progettata per gonfiare la domanda e le valutazioni del settore. L’azienda di Santa Clara si sta assicurando che i propri clienti abbiano la liquidità necessaria per continuare a comprare i suoi costosi processori, allontanando lo spettro di un crollo degli ordini dovuto a restrizioni del credito.
La risposta alle incertezze del mercato emerge dalle pieghe del rapporto degli esperti di Goldman Sachs. La banca d’affari ha tracciato un quadro rigoroso della situazione macroeconomica smontando alcune certezze. Le stime di consenso prevedono circa 800 miliardi di dollari di spese in conto capitale nel 2026 da parte dei colossi tecnologici statunitensi, ma questo numero restituisce una fotografia imperfetta. Il documento precisa in modo chiaro che «questa stima ignora gli investimenti da parte di società private e straniere e cattura investimenti non statunitensi e non legati all’AI». Corretti i difetti di misurazione, gli analisti ribaltano la prospettiva affermando che «stimiamo che gli investimenti nell’AI nel 2026 ammonteranno a 1.019 miliardi di dollari a livello globale e a 581 miliardi negli Stati Uniti».
Il mercato, in sostanza, sta leggendo male i flussi. L’indagine sottolinea infatti che i numeri citati di solito «probabilmente sottostimano l’ammontare totale delle spese in conto capitale per l’AI globale di circa 200 miliardi e sovrastimano l’ammontare degli investimenti statunitensi di 200 miliardi». La revisione delle previsioni sugli utili lordi per le società pubbliche esposte allo sviluppo dell’intelligenza artificiale conferma un giro d’affari superiore ai mille miliardi di dollari, giustificando le manovre titaniche dei fondi di private equity per accaparrarsi una fetta di questo ecosistema.
Il nodo cruciale per gli investitori rimane la sostenibilità di questa crescita e l’individuazione del punto di flesso della curva. La banca d’affari guidata da David Solomon avverte senza mezzi termini che «le prospettive di crescita delle spese in conto capitale per l’AI, incluso quanto l’investimento in AI salirà come quota del Pil e quando la crescita rallenterà, sono una fonte chiave di incertezza per i mercati macro in questo momento». I dati proiettano un’espansione continua nei prossimi anni. Gli investimenti passeranno dall’1,8% del prodotto interno lordo statunitense nel 2026 al 2,5% nel 2027, fino a toccare il 2,8% nel 2028. Una progressione che non deve spaventare, poiché gli esperti giudicano che «questi livelli sono coerenti con quelli dei precedenti sviluppi di tecnologie di impatto generale». Per orientarsi in questo scenario fluido, viene suggerito uno strumento di monitoraggio multidimensionale. «Un approccio a cruscotto sarà probabilmente più utile per valutare quando la crescita delle spese in conto capitale per l’AI rallenterà», si legge nell’analisi. Nel breve termine non sembrano esserci nubi all’orizzonte, dato che «gli indicatori anticipatori continuano a puntare verso prospettive di crescita robuste», sebbene lo studio dei dati commerciali evidenzi un moderato rallentamento fisiologico nei mesi estivi. Un concetto ripreso anche da S&P Global Ratings, che rammenta un passaggio fondamentale: «Una monetizzazione in miglioramento, sebbene ancora opaca, e persistenti vincoli di capacità stanno spingendo gli hyperscaler ad aumentare la spesa in conto capitale, accrescendo la pressione sui loro bilanci e sui mercati del credito». Proprio come nel caso di Nvidia.
Un ulteriore elemento di cautela riguarda la natura stessa della spesa odierna. I costi delle materie prime e delle componenti stanno lievitando, assorbendo parte del valore reale degli investimenti. Su questo fronte Goldman Sachs sottolinea come «i dati ufficiali degli Stati Uniti implicano che i recenti aumenti degli investimenti nell’AI sono stati sempre più guidati dall’inflazione dei costi», ipotizzando che gli incrementi di spesa nel 2026 potrebbero fornire una spinta minore alla crescita reale rispetto all’anno precedente. L’impatto sul prodotto interno lordo complessivo rimarrà contenuto, e la banca ribadisce che «continuiamo a considerare limitato l’impulso al livello del Pil statunitense a causa delle distorsioni di misurazione e dell’elevato contenuto di importazioni dell’hardware per l’AI».
Secondo Wells Fargo, la creazione di pool di capitali dedicati su scala gigantesca rappresenta uno snodo vitale per l’intero ingranaggio. I chip grafici costituiscono la voce di spesa preponderante nella costruzione dei centri dati e, senza un flusso costante di finanziamenti esterni, i clienti di Nvidia rischierebbero di fermare i cantieri. L’intesa siglata a Wall Street dimostra che la finanza globale è disposta a spingere sull’acceleratore, legando i propri destini a quelli dell’azienda californiana in una scommessa, monumentale secondo sempre più osservatori, sul futuro.
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Fabrizio Goria
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