Il governo prepara una nuova stretta sul fronte sicurezza. Nel testo aggiornato del disegno di legge dedicato alla criminalità giovanile e ai cosiddetti “maranza”, compare una novità destinata ad aprire un confronto politico e sindacale: per entrare nella Polizia di Stato potrebbe non bastare più superare il concorso pubblico e rispettare i requisiti ordinari. Servirà anche il requisito della “affidabilità”.
In concreto, gli aspiranti poliziotti potranno essere sottoposti a controlli preventivi dell’intelligence, con verifiche sul passato personale e, secondo quanto previsto dal richiamo normativo, anche sul contesto familiare. L’obiettivo del governo è evitare che nelle forze dell’ordine entrino soggetti considerati vulnerabili, influenzabili, ricattabili o esposti a condizionamenti.
Il nuovo filtro per entrare in Polizia
La modifica inserita nel testo prevede che, per l’accesso tramite concorso pubblico alle qualifiche e alle carriere della Polizia di Stato, sia richiesto il requisito dell’affidabilità previsto dalla legge che disciplina il sistema dei Servizi di informazione per la sicurezza della Repubblica.
È lo stesso criterio utilizzato per il rilascio del Nulla Osta di Sicurezza, cioè l’autorizzazione necessaria per accedere a documenti, atti e informazioni classificate.
Il principio è chiaro: chi non offre garanzie di fedeltà alle istituzioni della Repubblica, alla Costituzione e ai suoi valori, oltre che di rigoroso rispetto del segreto, può essere escluso dall’accesso a determinate informazioni. Ora quel parametro potrebbe diventare una condizione anche per l’ingresso nei ruoli della Polizia.
Perché il governo vuole stringere le maglie
La scelta nasce da una preoccupazione precisa: proteggere dall’interno strutture, banche dati e informazioni sensibili. Non tutti gli agenti, durante la carriera, entrano in contatto con materiale riservato. Ma alcuni reparti sì.
Il riferimento è a chi opera in ambiti come antiterrorismo, Digos, investigazioni, sicurezza interna, uffici specializzati e banche dati del ministero dell’Interno. Settori nei quali anche una sola vulnerabilità personale può diventare un rischio per l’intero apparato.
La logica del governo è intervenire prima, nella fase di selezione, per impedire l’ingresso di candidati che possano essere considerati non pienamente affidabili. Una misura preventiva, dunque, pensata per alzare il livello di sicurezza in un contesto segnato da crescente attenzione verso cybersicurezza, dossieraggi, accessi abusivi e fughe di dati.
Controlli sul passato e sul contesto familiare
Il punto più delicato riguarda l’ampiezza degli accertamenti. Il requisito di affidabilità non si limita alla fedina penale o ai controlli amministrativi ordinari. Prevede una valutazione più profonda, orientata a capire se il candidato possa essere esposto a pressioni, ricatti, condizionamenti o rischi di infedeltà istituzionale.
Le verifiche potrebbero riguardare anche il contesto familiare, proprio perché la normativa di riferimento, nata per l’accesso a informazioni classificate, considera il quadro complessivo di affidabilità del soggetto.
Per il governo, questa impostazione serve a garantire che chi indossa la divisa sia libero da vincoli opachi e pienamente in grado di tutelare informazioni sensibili. Per i critici, invece, il rischio è trasformare un controllo di sicurezza in un filtro troppo esteso e poco trasparente.
La critica del Silp Cgil
A sollevare le prime obiezioni è il Silp Cgil, con il segretario generale Pietro Colapietro, che parla di un precedente molto rischioso per una democrazia occidentale.
Secondo il sindacato, estendere a tutti i candidati controlli preventivi gestiti dai Servizi significa trasformare uno strumento pensato per ruoli apicali o incarichi con accesso a dati secretati in un meccanismo generalizzato di selezione.
Il timore è che il concorso pubblico possa essere affiancato da una valutazione meno visibile, nella quale l’esito non dipenda soltanto da titoli, prove, requisiti fisici, psichici e morali, ma anche da accertamenti riservati difficili da verificare.
Colapietro richiama il principio di imparzialità e trasparenza della pubblica amministrazione e sottolinea che le donne e gli uomini delle forze dell’ordine giurano fedeltà alla Costituzione e alle istituzioni della Repubblica, non a una parte politica o al governo del momento.
Il nodo delle garanzie
Il tema centrale diventa quindi quello delle garanzie. Se il requisito di affidabilità entrerà davvero nel percorso di reclutamento, bisognerà capire chi effettuerà i controlli, con quali criteri, entro quali limiti e con quali possibilità di tutela per il candidato escluso.
Una cosa è verificare che un aspirante agente non sia legato ad ambienti criminali, non sia ricattabile e non presenti elementi incompatibili con la divisa. Altra cosa è costruire un sistema nel quale una valutazione riservata possa incidere sull’accesso a un impiego pubblico senza un livello adeguato di trasparenza.
È su questo confine che si giocherà il confronto politico e parlamentare.
Grimaldi chiede l’intervento di Piantedosi
Sul caso interviene anche Marco Grimaldi, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, che annuncia un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.
Per Grimaldi, se le assunzioni nelle forze dell’ordine dovessero dipendere da schedature e sospetti invece che da titoli e concorsi, si aprirebbe una deriva pericolosa. Il deputato chiede che il ministro venga in Parlamento a chiarire chi decide chi può indossare la divisa e sulla base di quali elementi.
La preoccupazione dell’opposizione è che un controllo preventivo troppo ampio possa alimentare l’idea di una selezione politica o discrezionale degli appartenenti alle forze dell’ordine. Il governo, invece, rivendica la necessità di proteggere apparati sensibili e prevenire infiltrazioni o vulnerabilità.
Una norma destinata a far discutere
La misura si inserisce in un pacchetto più ampio sulla sicurezza, che comprende anche interventi contro la criminalità giovanile, il divieto di assembramento per soggetti con gravi precedenti penali e aggravanti per migranti violenti che si sottraggono all’espulsione.
Ma è proprio il capitolo sul reclutamento della Polizia a presentare il profilo più sensibile. La sicurezza dello Stato richiede personale affidabile, preparato e impermeabile a pressioni esterne. Allo stesso tempo, l’accesso alla divisa resta un passaggio che deve poggiare su regole chiare, controllabili e coerenti con i principi costituzionali.
La nuova norma punta a prevenire rischi interni prima che si manifestino. Ma la sua applicazione concreta sarà decisiva per capire se si tratterà di una garanzia in più per la sicurezza nazionale o di un terreno di scontro su trasparenza, diritti e imparzialità dello Stato.
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Giovanni Rinaldi
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