L’ondata di caldo intenso e ininterrotto che sta stringendo l’Italia in una morsa torrida non rappresenta solo un disagio estivo, ma una vera e propria sfida fisiologica per l’organismo umano. Dalla testa allo stomaco, passando per la sfera psichica e il sistema cardiovascolare, le alte temperature agiscono come un potente «stressore biologico» capace di alterare equilibri delicati, riaccendere patologie croniche e scatenare emergenze mediche.
Emicrania
Uno dei primi organi a soffrire il rialzo termico è il cervello. «Il caldo può aumentare la frequenza e la severità degli attacchi di emicrania», spiega Antonio Russo, professore ordinario di Neurologia e direttore del Programma Interdipartimentale di Medicina delle Cefalee dell’Università della Campania «Luigi Vanvitelli» di Napoli. I meccanismi attraverso cui il calore influenza il sistema nervoso sono molteplici. «Il caldo favorisce innanzitutto la disidratazione – spiega Russo – e la perdita di elettroliti attraverso la sudorazione e attiva i normali meccanismi di termoregolazione dell’organismo mediante la vasodilatazione, che sappiamo essere un fenomeno predisponente agli attacchi di emicrania». A questi effetti fisici si sommano comportamenti tipici della stagione. «Ad esempio, il peggioramento del sonno, l’irregolarità degli orari dei pasti, la maggiore stanchezza fisica e il consumo di alcolici, che possono mettere ulteriormente sotto stress un cervello predisposto all’emicrania attraverso l’impoverimento delle risorse energetiche dei neuroni e di conseguenza facilitando lo sviluppo di attacchi più severi e numerosi», aggiunge Russo.
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Caldo senza tregua, polverizzato ogni record: numeri, dati e proiezioni. Cosa sta succedendo
Salute mentale
Se il corpo soffre, la mente non rimane a guardare. La colonnina di mercurio verso l’alto destabilizza l’umore, esacerba i disturbi mentali e complica drasticamente le terapie farmacologiche. Le evidenze scientifiche mostrano un quadro preoccupante: elevate temperature sono fortemente associate a un incremento degli accessi al pronto soccorso psichiatrico, dei ricoveri e persino dei suicidi, della violenza e degli omicidi. Dal punto di vista fisiologico, il calore innesca uno «stato di attivazione neurovegetativa», elevando frequenza cardiaca, sudorazione e pressione sanguigna che predispongono a comportamenti di attacco, amplificati dai disturbi del sonno tipici delle notti roventi che compromettono memoria, funzioni cognitive e stabilità emotiva. Anche la biochimica cerebrale gioca un ruolo chiave. «L’aumento della luce solare e del calore – spiega Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf) e direttore emerito di neuroscienze all’ospedale Fatebenefratelli di Milano – può aumentare i livelli di serotonina e può portare a sbalzi d’umore, aggressività e irritabilità. Una serie di farmaci ampiamente utilizzati, come antibiotici, beta-bloccanti, alcuni antidepressivi e gli antistaminici, influenzano la capacità del corpo di percepire e regolare la temperatura corporea. I farmaci prescritti per la schizofrenia, la depressione e il disturbo bipolare, compreso il litio, compromettono la capacità del corpo di sudare e raffreddarsi: il caldo estremo e la sudorazione possono concentrare i livelli di litio nel corpo a livelli tossici e possono portare a seri problemi fisici e mentali e persino alla morte».
Cuore
Sotto l’aspetto cardiovascolare, il caldo rappresenta il nemico pubblico numero uno per i cardiopatici. Per raffreddare il corpo tramite la sudorazione, il cuore è costretto ad aumentare la frequenza e a pompare più sangue verso la cute, affrontando al contempo la perdita di preziosi sali minerali (sodio e potassio). «Quando le temperature salgono, la frequenza cardiaca deve aumentare e il cuore deve lavorare di più per pompare il sangue alla pelle necessario a favorire la sudorazione a raffreddare il corpo», spiega Ciro Indolfi, professore straordinario di Cardiologia all’Università Humanitas e past-president della Società italiana di cardiologia. «Il sudore dal canto suo disperde il calore del corpo, ma fa perdere anche sodio, potassio e altri minerali necessari per contrazioni muscolari, trasmissioni nervose ed equilibrio idrico. Per contrastare queste perdite – continua – il corpo inizia a secernere ormoni che aiutano il corpo a trattenere l’acqua e ridurre l’impatto della perdita di sali. Si tratta di adattamenti che possono essere più complicati per chi ha già problemi cardiovascolari perché il suo cuore fa fatica a pompare sangue a sufficienza». Il problema si amplifica nei pazienti ipertesi o scompensati a causa delle terapie farmacologiche in corso. I beta-bloccanti limitano l’aumento della frequenza cardiaca necessario per lo scambio termico, mentre i diuretici incrementano il rischio di disidratazione. «È quindi consigliabile, prima di partire in vacanza, rimodulare la terapia con il proprio medico», specifica Indolfi.
Reflusso
Il caldo non risparmia neppure l’apparato digerente. L’estate rappresenta un periodo critico per un italiano su 4 affetto da reflusso gastroesofageo. Disidratazione (che riduce la diluizione degli acidi gastrici), digestione rallentata dalle alte temperature, sudorazione e cambi alimentari tipici delle vacanze sono i fattori scatenanti. «Questo disturbo – dichiara Adolfo Renzi, responsabile dell’Unità Operativa delle Malattie Funzionali dell’Esofago e del Colon-Retto dell’Ospedale Buon Consiglio Fatebenefratelli di Napoli – si verifica in presenza di alterazioni nella funzionalità del cardias (la valvola tra esofago e stomaco) e di un’ernia iatale. In primis favorendo la disidratazione: un apporto insufficiente di acqua porta a una ridotta diluizione degli acidi gastrici, aumentandone l’acidità. A questo si aggiungono i cambiamenti nelle abitudini alimentari: in estate si tende a consumare spesso più cibi piccanti, oleosi e freddi. È fondamentale che le persone siano consapevoli di come le abitudini estive possano influenzare la loro salute digestiva. Mentre l’idratazione e una dieta attenta sono cruciali, per i pazienti con reflusso cronico o severo, la chirurgia rappresenta un’opzione importante e spesso risolutiva».
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VALENTINA ARCOVIO
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