TERMOLI. Un omaggio a un artista che ha portato Termoli e il Molise nel panorama nazionale dell’arte contemporanea, ma anche a un uomo che per tutta la vita ha lavorato per diffondere la cultura e accompagnare le nuove generazioni nel mondo delle arti visive. È questo il senso di “ACHILLE PACE, Il Filo dell’esistenza”, la mostra curata da Nino Barone e organizzata dalla Nuova Officina Solare Arte Contemporanea, in programma dal 15 al 28 agosto 2026 negli spazi di Corso Nazionale 12, a Termoli.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni dalle 20 alle 23 e nasce con l’intento di ricordare la figura e l’opera di Achille Pace, illustre concittadino, artista e protagonista di una ricerca capace di attraversare decenni di storia dell’arte contemporanea.

Il percorso parte proprio dal nucleo più riconoscibile della sua ricerca: il filo. Un elemento apparentemente semplice, diventato nel lavoro di Pace un vero e proprio linguaggio, capace di parlare di equilibrio, movimento, spazio, relazione e, soprattutto, dell’esistenza umana.

Il filo come linguaggio dell’esistenza

La ricerca di Pace prende una direzione precisa già nei primi anni Sessanta, quando l’artista si allontana progressivamente dalla pittura informale e dalla sua componente istintiva per avvicinarsi a un’idea di arte fondata sul rigore, sulla razionalità e sulla struttura dello spazio.

Nel 1962 fonda, insieme ad altri artisti romani, il Gruppo Uno, esperienza fondamentale dell’Avanguardia Romana attraverso la quale approfondisce la sperimentazione e sviluppa una metodologia sempre più progettuale e collettiva. L’obiettivo è anche quello di interrogarsi sulla funzione sociale dell’artista e sull’arte come strumento di verifica dei valori visivi e di studio della struttura dello spazio.

È però nel rapporto con il filo che la sua ricerca trova una delle espressioni più originali e riconoscibili. Nel suo scritto autobiografico “Il Filo di Achille”, l’artista ne analizza il significato e le infinite possibilità espressive.

«Il filo, oltre che essere realtà oggettiva è carico anche di significati simbolici e metaforici», scrive Pace, associandolo a concetti come logica, misura, precarietà, equilibrio, costruzione, rapporto, comunicazione, vita e morte.

Un elemento concreto che diventa quindi segno, movimento e metafora. Il filo attraversa la superficie, la modifica, la mette in relazione con il colore e con lo spazio, diventando la rappresentazione di un’esistenza in continuo divenire.

Alla base di questa ricerca c’è anche lo studio di Paul Klee, conosciuto da Pace negli anni Cinquanta. Da Klee arriva l’idea di ripartire dall’azzeramento della superficie, dal punto come centro di forza dal quale nasce il movimento che diventa linea e infine segno.

È proprio in questo passaggio che il filo di Pace acquista il suo significato più profondo: un segno grafico capace di incarnare l’evoluzione dell’esistenza umana.

Il filo si muove sulla tela tra variazioni cromatiche che possono passare dal nero fumo ai colori più intensi, integrandosi nella superficie e acquistando leggerezza, ritmo e spiritualità. Una ricerca che, secondo il curatore, ha permesso ad Achille Pace di raccogliere e rinnovare la lezione dei grandi maestri dell’astrattismo, portandola verso una dimensione contemporanea e internazionale.

Un artista, ma anche un grande divulgatore

La mostra non vuole però ricordare soltanto il Pace artista. C’è anche il Pace divulgatore, organizzatore, formatore e protagonista della vita culturale del territorio.

Per decenni ha messo la propria esperienza e la propria notorietà al servizio della diffusione delle arti visive, promuovendo iniziative e manifestazioni in tutto il Molise e contribuendo alla crescita di numerosi giovani artisti molisani, molti dei quali ancora oggi operano nel panorama culturale regionale.

Un impegno che trova la sua espressione più importante nel Premio Termoli, manifestazione che ha contribuito in maniera decisiva a inserire la città nella geografia nazionale dell’arte contemporanea.

Nel corso della sua storia, il Premio ha raccolto circa cinquecento opere di importanti artisti italiani e nel 1975 ha dato vita alla Galleria Civica di Arte Contemporanea, allora ospitata nell’ex Chiesa di San Antonio e oggi considerata il nucleo fondante della Fondazione MACTE di Termoli.

Un’eredità culturale che continua quindi a vivere nella città e che rende ancora più significativo l’omaggio proposto dalla Nuova Officina Solare.

La storia di Achille Pace

Achille Pace nasce a Termoli nel 1923 e manifesta fin da bambino una forte inclinazione per il disegno e la pittura. Nel 1935 la famiglia si trasferisce a Roma, dove entra in contatto con Mafai e con gli artisti della Scuola Romana di via Cavour, avvicinandosi al loro tonalismo pittorico.

Inizia a dipingere attivamente nel 1943, concentrandosi inizialmente su soggetti paesaggistici caratterizzati da influenze espressioniste. Nel dopoguerra si confronta con l’Action Painting americana e attraversa una fase informale, dalla quale si allontana progressivamente.

Il punto di svolta arriva nel 1957, dopo un viaggio in Svizzera durante il quale approfondisce l’espressionismo tedesco e, soprattutto, conosce la teoria e le opere di Paul Klee.

Da quel momento cambia radicalmente il proprio modo di dipingere e comincia a sperimentare il filo e altri materiali tessili come strumenti di espressione, unendo pittura e assemblage. Già nello stesso anno realizza opere nelle quali il filo compare su sfondi monocromi.

Da allora e per tutta la vita, Pace porta avanti un’intensa attività di studio, ricerca e divulgazione delle arti visive, partecipando alle più importanti rassegne nazionali e internazionali.

Tra gli appuntamenti più prestigiosi figurano la IX e X Quadriennale di Roma e la Biennale di Venezia nel 1980 e nel 1982, oltre a importanti esposizioni internazionali come Orientamenti dell’arte italiana: 1947-1989 a Mosca e Leningrado e Contemporary Italian Art all’Akron University dell’Ohio.

Nel 1997 arriva anche la nomina pontificia a Membro Ordinario dell’Accademia dei Virtuosi al Pantheon, conferita per volere di Papa Giovanni Paolo II.

La sua opera è stata analizzata nel corso degli anni da alcuni tra i più importanti critici d’arte, tra cui Giulio Carlo Argan, Maurizio Calvesi, Nello Ponente, Palma Bucarelli, Alessandro Masi, Luciano Caramel e Patrizia Ferri.

Un filo che continua

È proprio da questa storia, artistica e umana, che prende forma “Il Filo dell’esistenza”. Un titolo che racchiude la ricerca di Pace ma anche il legame profondo con la sua città.

La mostra vuole così restituire alla comunità la memoria di un artista che ha saputo trasformare un filo in un linguaggio universale, ma anche quella di un uomo che ha creduto nella cultura come strumento di crescita e condivisione.

Un’eredità che Termoli continua a custodire e che la Nuova Officina Solare vuole riportare al centro dell’attenzione attraverso questo omaggio.

Un’occasione per tornare a incontrare, attraverso le sue opere, quel filo che per Achille Pace era vita, movimento, relazione e memoria.

Red




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