Un punto di svolta nel diritto edilizio: quando l’obbligo di provvedere al proprio alloggio potrebbe venire meno
Polonia e Svizzera all’avanguardia: la Germania registra una pericolosa carenza di alloggi
In un mondo sempre più sconvolto da crisi geopolitiche e dalla guerra in Ucraina, un tema che in Germania è stato per decenni ignorato come retaggio della Guerra Fredda sta tornando prepotentemente alla ribalta: i rifugi antiaerei. Mentre paesi limitrofi come la Svizzera offrono una copertura completa e la Polonia sta rapidamente adottando nuove normative edilizie, la Germania è praticamente priva di protezione in caso di emergenza. I rifugi pubblici sono disponibili per meno dell’uno per cento della popolazione, conseguenza drastica del blocco dei finanziamenti imposto nel 2007. Ma questa “svolta” nella politica di sicurezza sta ora influenzando anche il settore edile e la normativa urbanistica. Proprietari di case, comuni e promotori immobiliari si trovano improvvisamente di fronte a una domanda completamente nuova: come si può porre rimedio a questa evidente lacuna in materia di sicurezza? Quali sono i quadri giuridici e fiscali già esistenti? E, soprattutto, quanto costa effettivamente costruire un rifugio privato? Questo articolo fa luce sulla pericolosa carenza di rifugi in Germania, esamina esempi internazionali di successo e mostra perché la costruzione di bunker potrebbe presto diventare un fattore cruciale nella pianificazione urbana ed edilizia.
Quando la cantina diventa una questione di sopravvivenza: il pericoloso divario abitativo in Germania – Un paese senza copertura
Attualmente in Germania ci sono solo 579 rifugi pubblici con un totale di circa 477.593 posti letto. In teoria, questo numero sarebbe sufficiente per meno dell’uno per cento della popolazione, mentre in passato la Repubblica Federale vantava oltre 2.000 strutture di questo tipo. Questa evidente carenza di rifugi non è casuale, ma piuttosto il risultato di una decisione politica: nel 2007, il governo federale, d’accordo con i Länder, ha deciso di abbandonare definitivamente la costruzione e la manutenzione dei rifugi pubblici e di cessarne il finanziamento. Inoltre, le strutture rimanenti sono in gran parte inutilizzabili e inadeguate, in quanto non sono state sottoposte a manutenzione per decenni. Da settembre 2020, la gestione di questi rifugi superstiti è affidata all’Agenzia federale per il patrimonio immobiliare, con sede a Bielefeld, a dimostrazione dell’emarginazione amministrativa di questo problema protrattasi per molti anni.
Questa situazione contrasta nettamente con la realtà della politica di sicurezza, radicalmente cambiata dalla guerra di aggressione russa contro l’Ucraina nel 2022. Ciò che durante il lungo periodo di transizione dalla pace era considerato un retaggio della Guerra Fredda, ora viene riconosciuto come un vuoto nella politica di sicurezza, la cui colmatura richiede notevoli sforzi finanziari, di pianificazione e di costruzione.
Il punto di svolta ha raggiunto persino il seminterrato
Il concetto di punto di svolta, originariamente riferito alla politica di difesa e alle forze armate tedesche, si è esteso da tempo alla protezione civile. I governi federale e statali hanno ora concordato gli elementi fondamentali di un piano nazionale per i rifugi, concepito per affrontare in modo sistematico la grave carenza di strutture adeguate. L’obiettivo iniziale non è la costruzione di nuovi bunker tradizionali, bensì l’individuazione di edifici esistenti idonei. L’Ufficio federale per la protezione civile e la gestione delle calamità prevede di individuare sistematicamente potenziali rifugi pubblici sulla base di criteri prestabiliti, come parcheggi sotterranei, stazioni della metropolitana e scantinati adatti.
È interessante notare che il Ministero federale dell’Interno si è finora astenuto dall’imporre un obbligo legale ai proprietari di immobili privati per la costruzione di rifugi antiatomici nei nuovi edifici, un requisito che è prassi consolidata in Israele da decenni e che entrerà in vigore in Polonia a partire dal 2026. Il governo federale si affida invece a misure volontarie e, inizialmente, privilegia i cosiddetti rifugi antiatomici strutturali, ovvero aree interrate che i proprietari possono proteggere autonomamente, ad esempio coprendo le finestre dei pozzi luce. A lungo termine, a questi si intende affiancare rifugi domestici tecnicamente più sofisticati, progettati per offrire una maggiore protezione per periodi di occupazione prolungati. Questa riluttanza a imporre obblighi può essere spiegata anche dalla preoccupazione per gli ulteriori costi di costruzione in un settore immobiliare già sotto pressione.
La normativa urbanistica in materia di edilizia si sta aprendo alle strutture di protezione
Parallelamente al dibattito concettuale, si sta verificando una modifica silenziosa ma significativa alla normativa edilizia. Un’iniziativa legislativa propone di aggiungere una disposizione per la designazione dei rifugi alla Sezione 9, Paragrafo 1, Numero 5 del Codice Edilizio Federale. Ciò fornirà ai comuni uno strumento per controllare con precisione la costruzione di tali rifugi proprietà per proprietà, semplificando notevolmente l’attuazione di progetti di rifugi comunali o di altro tipo. Secondo la legge vigente, i rifugi sono già in gran parte consentiti: nelle zone edificabili designate, i rifugi pubblici sono considerati strutture a fini sociali, in quanto adempiono al dovere di cura e protezione dello Stato, e sono consentiti, almeno in via eccezionale, nella maggior parte delle tipologie di zone edificabili. Anche i rifugi progettati per servire le proprietà limitrofe o quelli specifici per singole proprietà sono generalmente considerati strutture accessorie consentite.
Questa apertura legislativa è più di un semplice chiarimento formale. Segnala che i legislatori ora considerano la protezione civile strutturale come parte integrante della pianificazione urbana ed edilizia, e non più come un’anomalia nel diritto urbanistico. Per architetti, costruttori e progettisti, ciò significa che i concetti di protezione possono essere integrati nei piani di sviluppo e nelle procedure di rilascio dei permessi di costruzione fin dalle prime fasi, creando certezza nella pianificazione ed evitando successivi costi di adeguamento.
Incentivi fiscali di un’altra epoca
Contrariamente a quanto si crede comunemente, in Germania esiste un quadro giuridico per i rifugi privati, sebbene risalga a un’epoca passata. La legge sulla costruzione di rifugi disciplina ancora il trattamento fiscale delle spese relative a tali strutture. Chi costruisce un rifugio può richiedere detrazioni fiscali maggiorate fino al 10% dei costi di costruzione nell’anno di completamento e negli undici anni successivi, in sostituzione del normale ammortamento per usura, a condizione che tali costi non siano coperti da sovvenzioni. Questa normativa fu originariamente creata per incoraggiare i costruttori privati a realizzare volontariamente rifugi, ma da quando il programma di finanziamento è stato interrotto nel 2007, è stata pressoché del tutto ignorata e poco utilizzata.
La mancanza di normative e autorizzazioni aggiornate per la costruzione di rifugi da parte dell’Ufficio federale della protezione civile e dei soccorsi in caso di calamità ha creato una lacuna significativa. Fornitori privati come il Centro tedesco per i rifugi, non disponendo di standard tedeschi propri, si affidano alle linee guida tecniche, collaudate da decenni, per la costruzione obbligatoria di rifugi, emanate dall’Ufficio federale svizzero della protezione civile. Questa dipendenza da standard stranieri dimostra quanto la Germania sia rimasta indietro rispetto ai paesi vicini comparabili in questo settore.
La Svizzera come modello di riferimento per l’assistenza sanitaria globale
Uno sguardo alla Svizzera mostra il livello di protezione raggiungibile con normative edilizie coerenti. Lì, esistono circa 365.000 rifugi privati e pubblici su tutto il territorio nazionale, che offrono circa nove milioni di posti letto, corrispondenti a una copertura di oltre il 100% della popolazione residente. Ciò si basa sulla Legge sulla Protezione Civile, che stabilisce che un rifugio completamente attrezzato deve essere disponibile per ogni residente entro una distanza ragionevole dalla propria abitazione, generalmente entro 30 minuti a piedi.
Il sistema svizzero si basa su una combinazione di obbligo di costruzione e imposta sostitutiva. Se un comune dispone di un numero insufficiente di posti letto nei rifugi, i proprietari di edifici residenziali con un certo numero di stanze o più sono tenuti a costruire e attrezzare un proprio rifugio al momento della costruzione di una nuova struttura. Qualora non siano in grado di adempiere a tale obbligo per motivi tecnici, viene imposta un’imposta sostitutiva, destinata alla costruzione e alla manutenzione di rifugi pubblici. La soglia è fissata a 38 stanze o più per gli edifici residenziali più grandi, sebbene i singoli cantoni possano stabilire soglie inferiori per i comuni più piccoli con meno di 1.000 abitanti. Le case di cura e gli ospedali sono soggetti a una normativa separata e più rigorosa, in quanto ospitano persone particolarmente vulnerabili. (Nota: il termine “Spitäler” utilizzato nell’originale è stato sostituito con il termine tedesco “Krankenhäuser”.)
Alla luce della situazione di minaccia globale nel 2025, il governo federale svizzero ha ulteriormente sottolineato l’importanza di questo sistema aumentando il contributo sostitutivo per ogni posto letto di rifugio da 800 a 1.400 franchi svizzeri ed estendendo l’obbligo di costruzione anche ad alcuni interventi di ristrutturazione. A livello nazionale, ciò garantisce attualmente ai cantoni circa 880 milioni di franchi svizzeri per la costruzione e la ristrutturazione dei rifugi. Questo continuo adeguamento dimostra che in Svizzera la protezione civile è intesa come una responsabilità infrastrutturale statale permanente che richiede un adattamento costante ai costi di costruzione e ai livelli di minaccia, e non come un investimento una tantum del passato.
La Polonia sta recuperando terreno a un ritmo impressionante
La Polonia, che percepisce la minaccia in modo più immediato a causa della sua vicinanza geografica a Russia e Bielorussia, sta reagendo in modo ancora più deciso rispetto alla Svizzera. Con la cosiddetta Legge sui Rifugi, entrata in vigore il 1° gennaio 2026, i nuovi edifici residenziali multipiano, gli edifici pubblici e i relativi parcheggi sotterranei devono essere progettati e costruiti in modo tale da consentire l’allestimento di un rifugio temporaneo in caso di crisi. Tale obbligo è sancito già in fase di progettazione ed è quindi saldamente ancorato alla procedura di rilascio del permesso di costruire, non si tratta di una semplice aggiunta successiva.
La legge polacca distingue tre categorie di infrastrutture di protezione: rifugi completamente attrezzati e a tenuta stagna con sistemi di filtrazione e ventilazione; rifugi non ermeticamente sigillati; e rifugi di emergenza temporanei che possono essere allestiti in breve tempo per la protezione personale. La responsabilità dell’attuazione spetta allo Stato polacco, ai comuni e, sempre più spesso, ai proprietari privati, con il Ministero dell’Interno che assume il controllo strategico e il servizio antincendio statale responsabile dell’inventario e della consulenza tecnica.
Allo stesso tempo, la Polonia ha semplificato notevolmente la costruzione privata di rifugi di piccole dimensioni con una parallela riforma di deregolamentazione della legge edilizia, entrata in vigore all’inizio del 2026. I rifugi privati indipendenti con una superficie utile fino a 35 metri quadrati per i residenti di una casa unifamiliare non richiedono più un permesso di costruzione, ma solo una semplice notifica edilizia con un periodo di attesa di 21 giorni. Questa combinazione di requisiti più rigorosi per i grandi progetti di costruzione e una drastica semplificazione per i piccoli progetti privati dimostra un approccio pragmatico che bilancia sicurezza e burocrazia edilizia, privilegiando consapevolmente la velocità e l’iniziativa individuale.
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Konrad Wolfenstein
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