A Cosentini e Zoppi l’estate non si misura in giorni, ma nei chilometri che si percorrono tornando indietro.
Si capisce che un paese è davvero vivo non quando si affiggono i manifesti, ma quando finiscono le sedie.
Quando la piazza si riempie fino a traboccare, quando la gente si arrampica sui muretti e dai balconi si affaccia con i gomiti appoggiati ai cuscini. È allora, tra Zoppi e Cosentini, che ci si accorge che il Cilento non ha mai smesso di respirare.
Non è soltanto turismo. Non è folklore confezionato per gli altoparlanti. È qualcosa di più antico e profondo: una sorta di gravità dell’anima, una forza che continua a riportare le persone là dove tutto è cominciato.
È la fisica dei ritorni.
Ci sono due modi, forse, per far parlare davvero un borgo: il racconto e la tavola.
Il 12 agosto, a Cosentini, la memoria ha abbandonato i panni impolverati del passato per dare voce, gesto e presenza alla serata “Voci della memoria”, nell’ambito della rassegna «Vieni ’cca, facimo nu cunto», promossa da Filomena Chiariello e Annunziata Di Rienzo con l’Associazione Euphòria.
Non un museo della nostalgia, ma un intreccio vivo e partecipato di esistenze. Come quella di Francesco Rossi, tornato da Bologna per raccontare, attraverso il mestiere del sarto, il filo mai reciso con la propria terra, accompagnando il ricordo con la poesia dedicata alla madre di De Amicis. Come le ricerche di Antonio Severino, che ha riportato alla luce i giochi d’asfalto e di polvere degli anni Cinquanta. Come l’intervento del prof. Montesperelli sulla differenza tra memoria collettiva e individuale.
O come le voci, il dialetto e i racconti di Nennella e Gerardo Sciretta, custodi di una memoria quotidiana. A coronare ed emozionare la piazza è stato poi lo spettacolo musicale e il ballo del coro di Cosentini, che sulle note cariche di pathos e identità di “La Niná voci d’â tempesta” ha coinvolto tutta la comunità in un intreccio vibrante di canto, ritmo e tradizione, trasformando il ricordo in una grande festa condivisa.
A Zoppi, borgo antico arroccato ai piedi del Monte Stella, tra scorci di pietra secolare e la brezza che sale dal mare, il linguaggio era stato diverso il giorno prima, ma la sostanza la stessa. Zoppi è il cuore pulsante dell’identità contadina: un luogo in cui le porte delle case restano aperte e la piazza diventa un’unica grande tavola. Lì, la festa vive del profumo del pane e delle frittelle appena fatte, del vino locale versato senza misura e dell’accoglienza schietta e generosa della sua gente.
Perché quando a Zoppi una canzone folk viene cantata a tre voci dal nonno, dal padre e dal nipote la tradizione smette di essere una cartolina e torna a essere vita quotidiana. Torna a essere pane, voce, convivialità.
Ora il calendario accelera e conduce l’estate in quella terra di confine, suggestiva e quasi sospesa, dove il sacro incontra la musica, la memoria incontra la tecnologia e il passato continua a cercare nuove forme per parlare al presente.
IL PROGRAMMA DEGLI EVENTI
• 15 AGOSTO — IL SACRO L’Assunta a Cosentini. La processione non è folklore: è un azzeramento delle distanze e delle coordinate. Camminare lentamente dietro la statua significa ritrovare, dopo 365 giorni, volti che il tempo aveva soltanto allontanato. La fede diventa così anche un pretesto per ritrovarsi, per stringersi la mano, per abbracciarsi in mezzo alla strada. E, qualche volta, per lasciarsi andare a una lacrima senza doverla spiegare.
• 16 AGOSTO — In piazza a Cosentini, il borgo dei tini di pietra, risuoneranno le note dei Vienteterra.
• 18 E 19 AGOSTO — Riflettori puntati su Montecorice Jazz Festival, dove la musica contemporanea entrerà ancora una volta nel paesaggio antico dei borghi.
• 19 AGOSTO — A Zoppi la musica tornerà a cercare le proprie radici, fondendosi con la dimensione popolare della festa e della piazza, valorizzando ancora una volta la convivialità genuina di questo borgo unico.
• 20 AGOSTO — LA STORIA IN 5G Va in scena “A Zita”, rievocazione storica affiancata dal percorso del Museo all’Aperto. Ma questa volta la storia farà un passo ulteriore: grazie ai QR Code curati da Filomena Chiariello e Annunziata Di Rienzo, saranno le pietre antiche a parlare direttamente agli smartphone di giovani e anziani.
L’itinerario partirà da Piazzetta Angelo Rossi e si snoderà nel centro storico di Cosentini, trasformando la memoria in un racconto accessibile, contemporaneo, condiviso.
Nei giorni successivi, la carovana dell’estate toccherà Capograssi, Stella, Ortodonico e Fornelli. Un paese alla volta.
Una piazza alla volta. Un frammento di memoria alla volta.
La vera notizia, però, non è sui palchi. È nelle piazze. È nell’effetto quasi invisibile, ma potentissimo, che queste occasioni producono sulla vita di una comunità. Un borgo non si salva inventandosi un’identità di plastica per compiacere i turisti. Si salva, prima di tutto, ricordandosi chi è. Custodendo un piatto povero, un gioco dimenticato, un canto a distesa. E trovando il modo di consegnarli al presente senza tradirne l’anima.
Perché la tradizione, quando è autentica, non è qualcosa che resta immobile. È qualcosa che continua a camminare.
La vera notizia di Montecorice è allora molto più semplice e molto più profonda. È il rumore di una portiera che si chiude dopo mille chilometri di autostrada. Sono due passi nel buio verso il bar della piazza. È una voce che arriva da qualche parte, nell’ombra, e pronuncia il tuo nome.
E in quel momento capisci che il tempo, in fondo, non è passato del tutto.
Qui non si viene soltanto in vacanza. Qui si torna.
NOTA DELL’AUTORE
Sono di nuovo qui. Ritorno tra queste strade per ritrovare l’impronta viva di chi non c’è più: i miei nonni Vittorio Rossi e Maria, e i miei bisnonni Teresa e Angelo — per tutti, semplicemente lo Speziale, ‘cumpà Angelo’ —, la cui memoria continua a respirare tra queste pietre e nella piazza di Cosentini che oggi custodisce il suo nome.
Oggi, cinto dallo stesso abbraccio di vicoli e vento, contemplo i miei nipoti Gianluigi e Mattia. Nelle loro mani giovani brilla un’eredità accolta con orgoglio: il soffio vitale di una storia di famiglia che continua a fiorire attraverso le generazioni.
È qui, nella casa di pietra dei nonni, scrigno di ricordi e di assenze preziose, che ritrovo la mia vera dimensione. È qui che mi sento a casa, forte dell’orgoglio per le mie radici cosentinesi.
Perché le radici non sono un catenaccio che ti inchioda al passato, ma un filo invisibile e luminoso: una mappa antica tracciata nel cuore che, per quanto lontano il mondo ti porti, saprà sempre indicarti la strada del ritorno.
(Giorgio Mellucci – Comunicato Stampa – Elaborato – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)
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