Finora le azioni hanno assorbito bene il rialzo dei rendimenti grazie agli utili e al tema AI, ma i rendimenti reali a 30 anni sono ormai vicini ai massimi da 18 anni.

Treasury al 5,30%: perché può diventare un problema per Wall Street

Il primo effetto è puramente finanziario: sale il tasso di sconto utilizzato per valutare gli utili futuri.

A parità di crescita degli utili, un rendimento risk-free più elevato implica quindi multipli teoricamente più bassi.

Il problema diventa particolarmente evidente quando confrontiamo bond e azioni: recentemente l’earnings yield dell’S&P 500 era intorno al 4,95%, contro oltre il 5% del Treasury trentennale.

In altri termini, il premio offerto dalle azioni rispetto a un titolo governativo è diventato estremamente ridotto.

Questo non significa automaticamente “vendere azioni e comprare Treasury”, perché un’obbligazione non offre la crescita degli utili di un’azienda.

Significa però che Wall Street deve produrre una crescita degli EPS sufficientemente elevata da giustificare valutazioni molto generose.

Ed è qui che entra in gioco il Nasdaq.

Il Nasdaq è probabilmente il punto più sensibile

Le società growth hanno una parte maggiore del proprio valore legata ai cash flow lontani nel tempo. Per questo, in linea generale, sono più sensibili all’aumento del tasso di attualizzazione.

Nel contesto attuale c’è poi una particolarità: l’AI sta contemporaneamente sostenendo Wall Street e contribuendo alla pressione sul mercato obbligazionario.

Reuters segnala che Alphabet, Amazon, Meta e altri grandi gruppi hanno emesso quasi 220 miliardi di dollari di debito nel 2026, mentre governi e aziende competono per quantità crescenti di capitale.

L’aumento dell’offerta obbligazionaria contribuisce alla pressione sui rendimenti reali.

Si crea quindi un piccolo paradosso:

AI → capex enorme → maggiore domanda di capitale → più emissioni → rendimenti reali più elevati → maggiore tasso di sconto → pressione sulle valutazioni AI.

Per ora il mercato ritiene che la crescita futura degli utili compensi questo effetto.

Ma più sale il rendimento del Treasury, più questa scommessa diventa impegnativa.

Non tutti i rialzi dei rendimenti sono uguali

Questo è il punto fondamentale.

Se il 30 anni sale perché:

economia forte → maggiori utili → rendimenti più alti

la Borsa può tranquillamente continuare a salire insieme ai rendimenti.

È esattamente il motivo per cui non esiste una correlazione meccanicamente negativa tra bond yield e S&P 500.

Ma se il movimento diventa:

deficit → enorme offerta di Treasury → term premium → timori inflazionistici → rendimenti più alti

il messaggio cambia completamente.

In questo caso il rendimento aumenta senza che aumentino necessariamente le prospettive degli utili. Ed è molto più pericoloso per l’equity.

È proprio questa seconda componente che sta iniziando a preoccupare il mercato: nonostante il raffreddamento recente dell’inflazione e la diminuzione delle probabilità di una stretta Fed a settembre, la parte lunga della curva rimane sotto pressione.

Il vero campanello d’allarme sarebbe 30Y sopra 5,30% e 10Y verso 5%

E qui si può collegare direttamente l’analisi tecnica del grafico del Treasury Bond alla Borsa.

30Y respinto da 5,25-5,30%
→ rendimenti in correzione
→ condizioni finanziarie meno restrittive
→ scenario favorevole soprattutto a Nasdaq e growth.

30Y rompe 5,30% e accelera verso 5,50-5,60%
→ segnale decisamente meno favorevole
→ possibile compressione dei multipli azionari.

Se contemporaneamente il Treasury decennale, oggi intorno al 4,7%, si dirigesse verso 5%, avremmo un segnale ancora più importante.

A quel punto il mercato dovrebbe confrontare continuamente le valutazioni azionarie con un’alternativa risk-free estremamente remunerativa.

E attenzione allo S&P 500 che abbiamo analizzato di recente

Qui la situazione diventa particolarmente interessante.

L’S&P 500 ha appena completato al rialzo il triangolo e si trova sui massimi storici. Tecnicamente il breakout lascia aperto lo spazio verso area 8.000, che coincide grossomodo con l’obiettivo della figura.

Contemporaneamente, però, il 30Y sta tentando il breakout di 5,25-5,30%.

Abbiamo quindi due grafici che stanno raccontando due storie apparentemente incompatibili:

S&P 500: crescita, utili e AI giustificheranno nuovi massimi.

Treasury 30Y: per prestare denaro agli Stati Uniti per trent’anni voglio una remunerazione che non vedevo da un quarto di secolo.

Non è detto che uno dei due debba immediatamente avere torto. Ma più a lungo salgono contemporaneamente azioni e rendimenti reali, maggiore diventa la tensione tra valutazioni e costo del capitale.

Reuters sottolinea proprio come, finora, utili robusti e crescita abbiano permesso alle Borse di resistere all’aumento dei real yield.

Quindi è necessario d’occhio questa combinazione

Treasury 30Y

Treasury 10Y

S&P 500

Lettura

< 5,30%

< 4,70%

> breakout

Bullish

5,30-5,50%

4,70-4,90%

nuovi massimi

⚠️ divergenza da seguire

> 5,50%

verso 5%

nuovi massimi

rischio elevato di repricing

rendimenti ↓

rendimenti ↓

breakout tiene

scenario ideale per Nasdaq/growth

Per questo non il 5,30% del trentennale non sarebbe da considerare soltanto una resistenza obbligazionaria.

È potenzialmente una resistenza importante anche per il rally azionario.

La vera situazione da allarme sarebbe 30Y sopra 5,30-5,50%, 10Y verso il 5%, rendimenti reali ancora in aumento e S&P 500 che contemporaneamente fallisce il breakout del triangolo.

Quella combinazione potrebbe trasformare una semplice correzione di Wall Street in un vero repricing dei multipli, con il Nasdaq probabilmente in prima linea.

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