È morto Varenne, il cavallo che ha scritto alcune delle pagine più straordinarie della storia dell’ippica italiana e mondiale, meritando le prime pagine di tutti i giornali. Il leggendario “Capitano” aveva 31 anni, compiuti lo scorso 19 maggio, e si è spento nella notte. Secondo quanto comunicato dallo staff attraverso i canali social ufficiali, il veterinario ha attribuito la morte a un improvviso attacco cardiaco.

La notizia, diffusasi rapidamente nel primo pomeriggio di martedì 18 agosto, è stata confermata anche alle maggiori agenzie di stampa nazionale dallo storico driver del campione.

Per chi ha vissuto lo sport italiano tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, Varenne non è stato semplicemente un cavallo da corsa. È stato un fenomeno popolare capace di portare il trotto fuori dagli ippodromi, entrando nelle case e nell’immaginario di milioni di italiani. Anche chi non aveva mai seguito una corsa ippica conosceva il suo nome.

Nato a Copparo, l’inizio di una leggenda

Varenne era nato il 19 maggio 1995 a Copparo, in provincia di Ferrara, nell’allevamento Zenzalino. Era figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz. La sua storia agonistica ebbe un inizio particolare. Dopo una prova d’esordio promettente ma sfortunata, fu acquistato da Enzo Giordano per una cifra che si aggirava intorno ai 180 milioni di lire.

La scelta si sarebbe rivelata uno degli investimenti più felici nella storia dell’ippica. Varenne venne affidato all’allenatore finlandese Jori Turja e al driver romano Giampaolo Minnucci, destinato a diventare il suo inseparabile compagno nelle imprese che avrebbero fatto del cavallo italiano una leggenda internazionale.

Il binomio Varenne-Minnucci sarebbe diventato, nel giro di pochi anni, uno dei simboli dello sport italiano.

73 corse, 62 vittorie: numeri impressionanti

I numeri raccontano meglio di qualsiasi aggettivo la superiorità del “Capitano”. Varenne disputò 73 corse e ne vinse 62. Una percentuale impressionante, costruita affrontando i migliori trottatori del mondo e gareggiando nei più prestigiosi ippodromi internazionali.

Nel 1998 arrivò la vittoria nel Derby italiano del trotto, uno dei primi grandi capitoli della sua leggenda. Poi il dominio diventò internazionale.

Varenne conquistò per tre anni consecutivi il Gran Premio Lotteria di Agnano, nel 2000, 2001 e 2002. Vinse per due volte il Prix d’Amérique, nel 2001 e nel 2002, imponendosi nel tempio parigino di Vincennes. Negli stessi due anni conquistò anche l’Elitloppet di Stoccolma, un’altra delle corse simbolo del trotto mondiale. E nel 2001 attraversò l’Atlantico per vincere negli Stati Uniti la Breeders Crown.

Il 2001, l’anno che lo consegnò alla storia

Fu proprio il 2001 l’anno probabilmente più straordinario della sua carriera. Varenne riuscì a conquistare nella stessa stagione le tre grandi corse del trotto europeo: Prix d’Amérique, Gran Premio Lotteria ed Elitloppet. Non ancora soddisfatto, volò negli Stati Uniti e aggiunse al suo palmarès anche la Breeders Crown. Un’impresa che trasformò definitivamente il campione italiano in una star mondiale.

Le sue corse diventarono appuntamenti televisivi attesi anche da chi normalmente non seguiva l’ippica. Varenne aveva infatti una caratteristica riservata ai grandissimi campioni: riusciva a trascendere la propria disciplina. Come accade con i fuoriclasse assoluti, non era più necessario essere appassionati di trotto per appassionarsi a Varenne.

Il bis nel 2002 e l’ultima corsa a Montréal

Nel 2002 il Capitano continuò a dominare, ripetendo le vittorie al Prix d’Amérique, all’Elitloppet e al Gran Premio Lotteria. Poi arrivò il momento dell’addio alle competizioni.

La sua carriera agonistica si concluse dopo un tour mondiale, con l’ultima tappa a Montréal il 28 settembre 2002. Il bilancio era già quello di un campione irripetibile: 62 vittorie in 73 corse e oltre 6 milioni di euro di premi conquistati. Ma la storia di Varenne non sarebbe terminata con l’ultima corsa.

Una seconda vita da stallone

Terminata l’attività agonistica, il Capitano iniziò una lunghissima carriera da stallone, lasciando un’impronta profonda anche nelle generazioni successive del trotto. Secondo i dati diffusi nelle ore della sua scomparsa, Varenne ha generato oltre 2.000 figli – alcune fonti indicano una discendenza ancora più numerosa – trasmettendo il proprio patrimonio genetico a generazioni di trottatori.

Una vera e propria eredità vivente che continuerà a portare il suo nome sulle piste anche dopo la sua morte. Negli ultimi anni il Capitano aveva trascorso la sua vecchiaia lontano dalle competizioni, circondato dalle attenzioni riservate a un autentico monumento dello sport.

“Corri libero per sempre”

Particolarmente toccante il messaggio con cui lo staff di Varenne ha annunciato la sua morte. Il Capitano si è spento durante la notte a causa di un improvviso attacco cardiaco. Nel ricordo pubblicato sui social, lo staff ha scelto l’immagine che più di tutte resterà legata a Varenne: quella del campione lanciato verso un’altra vittoria. E poi l’ultimo saluto: “Corri libero per sempre e rimani per sempre il nostro Capitano”.

Nel messaggio compare anche un pensiero per Enzo Giordano, lo storico proprietario scomparso nel 2025: “Raggiungi Enzo lassù”. Parole che in poche ore hanno commosso il mondo dell’ippica e migliaia di appassionati. Anche Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, ha salutato il campione ricordandone la carriera irripetibile e ringraziandolo per aver fatto sognare intere generazioni.

Addio Capitano

Varenne lascia qualcosa che va ben oltre un elenco di Gran Premi, record e milioni di euro vinti. Lascia un pezzo della memoria sportiva italiana. C’era un periodo in cui bastava sentire pronunciare il suo nome per capire che stava per succedere qualcosa. Gli ippodromi si riempivano, le televisioni raccontavano le sue imprese e anche chi non distingueva un sulky da una sella aspettava di vedere cosa avrebbe combinato quel cavallo baio guidato da Giampaolo Minnucci.

Varenne aveva compiuto l’impresa più difficile per qualsiasi campione: rendere popolare uno sport ben oltre il pubblico degli appassionati.

Og

Restano 73 corse, 62 vittorie, i trionfi di Parigi, Napoli, Stoccolma e negli Stati Uniti. Restano i suoi discendenti e le immagini di quelle progressioni che sembravano non finire mai.

E resta soprattutto un nome che, per lo sport italiano, difficilmente avrà bisogno di spiegazioni:

Varenne.

VARENNE




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Daniel Lestini

Source link

Di