Il progetto da 30 MW di Hergo Renewables divide il territorio, ma dagli atti del Comune emerge una posizione più articolata del semplice “no”: Londa rivendica il diritto a difendere il proprio patrimonio naturale e, nello stesso tempo, chiede che la transizione energetica non diventi un costo per le aree interne.
C’è una domanda che, più di tutte, attraversa la vicenda del progetto eolico di Londa: la transizione energetica può convivere con la tutela e lo sviluppo delle aree interne?
È attorno a questo interrogativo che si sta giocando una partita destinata ad avere conseguenze non soltanto energetiche, ma anche ambientali, paesaggistiche, economiche e turistiche.
Sul territorio di Londa è infatti previsto un parco eolico da 30 MW, costituito da sei aerogeneratori da 5 MW, con opere connesse che interessano anche i territori di Dicomano, Rufina e Pratovecchio Stia. Il progetto è stato presentato dalla società Hergo Renewables S.p.A. e dal luglio 2025 è sottoposto alla procedura regionale di Valutazione di impatto ambientale. La procedura è tuttora al centro del confronto istituzionale e tecnico. E, proprio in questo confronto, il Comune di Londa rivendica una posizione che non coincide semplicemente con il “no alle rinnovabili”.
Il punto di partenza è contenuto nella deliberazione del Consiglio comunale n. 9 del 24 febbraio 2026. L’amministrazione mette nero su bianco di essere favorevole, in linea generale, alla produzione di energia da fonti rinnovabili, riconoscendo gli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione, la necessità di ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e l’interesse pubblico legato alla sicurezza energetica e alla sostenibilità. Non è soltanto una dichiarazione di principio.
Il Comune ricorda infatti di avere costituito nell’aprile 2024, insieme a San Godenzo, una Comunità energetica locale, con l’obiettivo di favorire autoconsumo, condivisione dell’energia e contrasto alla povertà energetica.
Insomma, secondo l’impostazione dell’amministrazione, la questione non è se fare o non fare la transizione energetica. La questione è come farla e dove.
Il vero tema è il territorio. Londa non è un territorio qualsiasi. Il Comune fa parte dal 1993 del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna e nella propria deliberazione rivendica una precisa identità costruita negli anni attorno alla tutela della biodiversità, alla valorizzazione del patrimonio naturale e storico, alla qualità delle produzioni agricole e alla residenzialità sostenibile. È proprio questo patrimonio che l’amministrazione considera una possibile leva di sviluppo.
Non soltanto qualcosa da proteggere, dunque, ma una risorsa economica e sociale sulla quale costruire il futuro del territorio. E qui entra in gioco una parola chiave: turismo sostenibile.
Il Consiglio comunale chiede infatti di perseguire uno sviluppo coerente con il ruolo di “Comune del Parco”, fondato sulla tutela ambientale, la biodiversità, il turismo sostenibile e la qualità della vita delle comunità locali.
È probabilmente questo il punto più politico e strategico dell’intera vicenda. Londa è un piccolo comune montano e di area interna. Un territorio che non può competere con le grandi città sul terreno dell’industria o dei grandi insediamenti produttivi. Può però giocare altre carte: natura, paesaggio, boschi, biodiversità, agricoltura, escursionismo, turismo lento, borghi e qualità della vita.
Una strategia che negli ultimi anni ha beneficiato anche di finanziamenti del Parco, del PNRR, della Strategia nazionale per le Aree interne e di altri strumenti destinati allo sviluppo delle zone montane. È lo stesso Consiglio comunale a richiamare questi percorsi nella propria deliberazione. Da qui nasce una domanda che va oltre il singolo progetto: quale valore economico avrà nei prossimi decenni un territorio integro, riconoscibile e capace di attrarre turismo naturalistico?
È una domanda che difficilmente può essere liquidata con una semplice contrapposizione tra ambientalisti e sostenitori delle rinnovabili.
Il progetto presentato da Hergo Renewables prevede sei aerogeneratori da 5 MW ciascuno, per una potenza complessiva di 30 MW.
Le opere connesse non rimangono però esclusivamente all’interno dei confini comunali di Londa: il progetto interessa anche Dicomano, Rufina e Pratovecchio Stia. È proprio la dimensione territoriale dell’intervento ad avere spinto i Comuni dell’Unione Valdarno e Valdisieve verso un confronto unitario. Il Consiglio comunale di Londa ricorda infatti che tutti i sindaci dell’Unione hanno espresso la volontà di elaborare un contributo tecnico unitario attraverso l’Ufficio di Piano, proprio perché l’impatto paesaggistico di un’opera di questa dimensione non può essere valutato guardando soltanto ai confini amministrativi di Londa. Il procedimento regionale ha portato alla richiesta di numerose integrazioni alla società proponente.
Nel documento approvato dal Consiglio comunale vengono richiamate alcune delle criticità evidenziate nel procedimento: tra queste la necessità di approfondire lo studio di incidenza, l’assenza o insufficienza di monitoraggi ante operam, gli effetti cumulativi, la capacità di carico dei crinali e alcuni profili di non coerenza con il Piano Strutturale Intercomunale. Anche ARPAT ha formulato un contributo istruttorio con richiesta di integrazioni nell’ambito della VIA. La Regione Toscana ha successivamente pubblicato la documentazione integrativa presentata dalla società. Il procedimento, dunque, è stato caratterizzato da un progressivo approfondimento tecnico. Ed è probabilmente questo l’aspetto che merita maggiore attenzione.
La deliberazione del Consiglio comunale non si limita infatti a contestare il singolo progetto. Propone una riflessione più ampia sul rapporto tra aree protette, transizione energetica e sviluppo locale.
Londa sostiene la necessità di una sorta di zona cuscinetto a tutela graduata nelle aree contigue ai parchi, accompagnata da strumenti di compensazione climatica e fiscale per i Comuni montani. L’idea è semplice: se ai territori viene chiesto di conservare e proteggere grandi quantità di patrimonio naturale, questi stessi territori devono poter disporre di strumenti economici e normativi per trasformare la tutela in sviluppo sostenibile.
Il ragionamento dell’amministrazione parte da una contraddizione. Da una parte l’Europa chiede di aumentare le superfici protette e di accelerare la transizione energetica. Dall’altra, i territori che custodiscono boschi, biodiversità e paesaggi devono affrontare le conseguenze economiche e sociali dei vincoli che ne derivano. La domanda di Londa è quindi: come si conciliano queste due esigenze?
Secondo il Comune, non basta ampliare i perimetri delle aree protette senza costruire contemporaneamente strumenti capaci di garantire alle comunità locali una prospettiva di sviluppo. È da qui che nasce la proposta della zona cuscinetto e di forme di compensazione.
Per un territorio come Londa il paesaggio non è semplicemente uno sfondo. È una infrastruttura economica. Sentieri, boschi, crinali, borghi, produzioni locali, biodiversità e prossimità al Parco possono diventare gli ingredienti di una proposta turistica sempre più orientata verso il turismo lento, il trekking, il cicloturismo, l’outdoor e le esperienze nella natura.
Una tendenza che interessa un numero crescente di viaggiatori alla ricerca di luoghi meno congestionati e di esperienze autentiche. Londa può quindi immaginare un modello nel quale la tutela del territorio diventa essa stessa una forma di investimento.
Non significa rinunciare alla modernizzazione o all’energia pulita. Significa chiedersi se ogni trasformazione debba essere valutata anche sulla base del suo costo-opportunità territoriale.
Qui è necessaria una precisazione importante. Non è corretto sostenere che l’amministrazione di Londa sia semplicemente favorevole al progetto eolico. La deliberazione del 24 febbraio racconta una posizione più complessa.
Il Comune dichiara di essere favorevole alle fonti rinnovabili, ma contemporaneamente ricorda che il sindaco aveva già espresso un parere politico negativo sul progetto nel Consiglio direttivo del Parco il 15 dicembre 2025 e che il Comune aveva ribadito il parere negativo nella Comunità del Parco il 29 gennaio 2026. Quindi, la posizione può essere sintetizzata così: sì alla transizione energetica; no, allo stato delle valutazioni e per le caratteristiche evidenziate, a questo specifico progetto.
Il Consiglio comunale di Londa a fine luglio ha espresso all’unanimità un parere negativo sul progetto del parco eolico, dopo mesi di confronto con la società proponente. La decisione dovrebbe essere trasmessa alla Conferenza dei servizi regionale. Questo voto rafforza ulteriormente la posizione istituzionale già emersa nei mesi precedenti.
Il punto, però, rimane quello indicato dalla stessa amministrazione: il contrasto non è alle energie rinnovabili in quanto tali, ma alla realizzazione di un impianto che, secondo il Comune, non appare compatibile con le caratteristiche ambientali, paesaggistiche e socioeconomiche del territorio.
Il progetto non è infatti una vicenda esclusivamente comunale. La procedura è regionale e comprende sia la VIA sia il procedimento di Autorizzazione Unica Energetica. La Regione ha chiarito che la Conferenza dei servizi è stata avviata ma contestualmente sospesa in attesa degli esiti della VIA. La parola finale, dunque, non è ancora arrivata ed è proprio per questo che il confronto resta aperto.
Alla fine, la vicenda dell’eolico di Londa racconta qualcosa di più grande di sei pale eoliche. Racconta la difficoltà di trovare un equilibrio tra transizione energetica e tutela del paesaggio, tra interessi nazionali e sviluppo locale, tra produzione di energia e valorizzazione turistica delle aree interne e soprattutto pone una domanda che riguarda molti piccoli Comuni italiani: un territorio marginale deve necessariamente scegliere tra tutela ambientale e sviluppo economico oppure può costruire proprio sulla tutela una nuova economia?
Londa sembra voler percorrere la seconda strada. La sua idea è quella di essere un comune del Parco, non semplicemente un comune che si trova vicino a un Parco. Una differenza non soltanto semantica. Significa considerare boschi, biodiversità, paesaggio, agricoltura, cultura locale e turismo sostenibile non come vincoli da subire, ma come patrimonio sul quale costruire il futuro e, in questa prospettiva, la discussione sul parco eolico diventa soltanto il primo capitolo di una questione molto più ampia: quale modello di sviluppo vogliamo per le nostre montagne?
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Nadia Fondelli
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