Assegnare il Premio Nobel per la Pace ai bambini di Gaza per trasformarli nel simbolo di tutti i bambini innocenti travolti dalle guerre. È la proposta sostenuta con convinzione da Giovanni Suraci, scrittore e coordinatore del Concorso Nazionale “Poesia per la Pace”, che lancia un appello rivolto al mondo della cultura, alle scuole, alle associazioni, alle istituzioni e ai cittadini. Per Suraci non si tratterebbe soltanto di un riconoscimento, ma di un gesto simbolico rivolto alla coscienza dell’umanità e di un modo per dare un nome e un volto innocente alle vittime delle guerre, affinché il mondo non possa voltarsi dall’altra parte davanti alla sofferenza dei più piccoli.

“AI BAMBINI NON SI FA LA GUERRA. Un bambino non sceglie la guerra. Non decide i confini. Non stabilisce le alleanze. Non ordina bombardamenti. Non imbraccia le armi. Un bambino nasce per conoscere la vita, non la morte; per andare a scuola, non per cercare riparo; per giocare, non per imparare a riconoscere il rumore delle esplosioni. Eppure, ancora una volta nella storia, sono proprio i bambini a pagare il prezzo più atroce delle decisioni degli adulti. A Gaza, come in ogni luogo del mondo devastato dalla guerra, un bambino dovrebbe avere diritto semplicemente ad essere bambino. UNICEF continua a documentare l’enorme impatto della guerra sull’infanzia a Gaza: bambini uccisi e feriti, famiglie distrutte, scuole e strutture sanitarie danneggiate, malnutrizione, sfollamento e profonde conseguenze psicologiche. Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti” si legge a corredo della proposta.

La proposta punta a fare dei bambini di Gaza un simbolo capace di rappresentare anche tutti gli altri minori coinvolti nei conflitti nel mondo. “Se il Premio Nobel per la Pace deve rappresentare il più alto riconoscimento all’impegno per la pace, allora perché non guardare proprio verso coloro che della pace hanno più bisogno? I bambini di Gaza potrebbero diventare il simbolo di tutti i bambini innocenti travolti dai conflitti. Il loro nome potrebbe parlare al mondo più forte di qualsiasi discorso politico. Potrebbe ricordarci che nessuna causa, nessuna ideologia, nessuna frontiera e nessun interesse può giustificare la morte di un bambino.”

Il messaggio, sottolinea Suraci, vuole andare oltre Gaza e raggiungere ogni territorio segnato dai conflitti: “E questo messaggio non deve fermarsi a Gaza. Deve raggiungere l’Ucraina, il Sudan, il Congo, il Medio Oriente e ogni altro luogo nel quale un bambino subisce le conseguenze della violenza e della guerra. Perché non esistono bambini di serie A e bambini di serie B. Un bambino palestinese ha lo stesso valore di un bambino israeliano. Un bambino ucraino ha lo stesso valore di un bambino russo. Un bambino africano ha lo stesso valore di un bambino europeo. Un bambino asiatico ha lo stesso valore di un bambino americano. La vita di un bambino non ha nazionalità.”

L’appello: “Fermate le guerre”

Dal coordinatore del Concorso arriva quindi un appello diretto alla protezione dei civili e dell’infanzia: “NO ALLE GUERRE, SÌ ALLA VITA. Il nostro appello è semplice e radicale: FERMATE LE GUERRE. Fermate le bombe. Fermate la morte. Fermate l’odio trasmesso da una generazione all’altra. Aprite corridoi umanitari. Proteggete i civili. Proteggete le scuole e gli ospedali. Garantite ai bambini cibo, acqua, cure mediche, istruzione e sicurezza. Restituite ai bambini il diritto di sognare. La pace non può essere soltanto una parola pronunciata durante le commemorazioni o scritta sui manifesti. La pace deve diventare una scelta politica, civile, culturale e soprattutto umana.”

È proprio su questa convinzione che si fonda il Concorso Nazionale “Poesia per la Pace”, che attribuisce alla cultura e alla parola un ruolo di dialogo e sensibilizzazione. “LA POESIA CONTRO LA GUERRA. Il Concorso Nazionale “Poesia per la Pace” nasce proprio dalla convinzione che la parola possa diventare uno strumento di dialogo. Alla violenza contrapponiamo la cultura. All’odio contrapponiamo la conoscenza. Alla vendetta contrapponiamo la solidarietà. Al rumore delle armi contrapponiamo la voce dei poeti e dei bambini. Perché una poesia non può fermare da sola una guerra. Ma può fermare, dentro una persona, il processo che porta a considerare normale la guerra. Può insegnare a riconoscere nell’altro un essere umano. Può educare alla compassione. Può ricordarci che dietro ogni numero ci sono un volto, una famiglia, una storia, un sogno.”

“Un Nobel che appartenga a tutti i bambini”

La proposta per i bambini di Gaza assume così, nelle intenzioni del promotore, un significato universale. “UN NOBEL CHE APPARTENGA A TUTTI I BAMBINI. Per questo la proposta del Nobel per la Pace ai bambini di Gaza vuole essere anche qualcosa di più grande. Vuole essere un appello affinché ogni bambino vittima della guerra venga riconosciuto come vittima dell’umanità intera. Se un bambino muore sotto le bombe, perde qualcosa tutta l’umanità. Se un bambino cresce senza scuola, senza casa, senza famiglia e senza speranza, perdiamo tutti. Se un bambino impara a odiare prima ancora di imparare a vivere, abbiamo fallito tutti. E allora il Nobel ai bambini di Gaza potrebbe diventare il Nobel a tutti i bambini che chiedono pace. Un Nobel ideale, universale, senza bandiere. Un premio alla loro innocenza. Un premio alla loro capacità di continuare a sognare nonostante l’orrore. Un premio che dica con forza: MAI PIÙ GUERRA CONTRO I BAMBINI.”

Suraci invita quindi poeti, scrittori, artisti, scuole, associazioni, istituzioni e cittadini a unirsi al messaggio. “Non chiediamo di scegliere una parte contro un’altra. Chiediamo di scegliere la vita contro la morte, il dialogo contro l’odio, la pace contro la guerra. Chiediamo che il mondo trovi il coraggio di dire una parola che troppo spesso viene pronunciata e troppo raramente viene praticata: PACE. E che quella parola venga pronunciata soprattutto per chi non ha voce. Per i bambini che non hanno scelto la guerra. Per i bambini che non hanno scelto l’odio. Per i bambini che vorrebbero soltanto vivere. A loro, ai bambini di Gaza e a tutti i bambini del mondo, affidiamo il nostro più grande desiderio: CHE POSSANO CRESCERE SENZA GUERRA, SENZA PAURA E SENZA ODIO. Perché salvare un bambino significa salvare il futuro dell’umanità.”


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 Consolato Cicciù

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