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MPS, Lovaglio prepara la contromossa: Banco BPM o Banca Generali per sfuggire alla presa di Intesa

Banca Monte dei Paschi di Siena torna al centro del risiko bancario italiano.

Secondo le indiscrezioni riportate da Il Sole 24 Ore, l’amministratore delegato Luigi Lovaglio starebbe studiando una possibile operazione straordinaria per modificare radicalmente gli equilibri creati dall’OPAS promossa da Intesa Sanpaolo insieme a Unipol.

Sul tavolo ci sarebbero addirittura due ipotesi alternative: un’OPS su Banco BPM oppure un’offerta su Banca Generali.

Per ora si tratta di scenari preliminari: le operazioni non sarebbero ancora state formalmente presentate al consiglio di amministrazione.

Ma il significato strategico è evidente. MPS proverebbe a passare da possibile preda ad aggregatore, aumentando rapidamente le proprie dimensioni e rendendo molto più complesso il progetto di Intesa.

Il mercato, almeno per ora, non sembra però attribuire grandi probabilità alla riuscita dell’operazione. MPS si muove intorno a 12 euro, senza una reazione significativa alle indiscrezioni.

Banco BPM: la strada più ambiziosa, ma anche quella più complicata

L’ipotesi Banco BPM avrebbe una logica industriale evidente.

Un’integrazione tra i due gruppi creerebbe un nuovo grande polo bancario nazionale, con una presenza particolarmente importante nel Nord Italia e una dimensione tale da cambiare profondamente gli equilibri competitivi del settore.

Il problema è la realizzabilità dell’operazione.

Un ostacolo fondamentale sarebbe rappresentato da Crédit Agricole, primo azionista di Banco BPM con una partecipazione vicina a un terzo del capitale e difficilmente disponibile ad accettare passivamente un’operazione ostile o comunque non concordata.

C’è poi un problema ancora più elementare: le dimensioni relative dei soggetti coinvolti.

Nonostante lo straordinario risanamento degli ultimi anni, MPS resta un gruppo significativamente più piccolo rispetto alle dimensioni che assumerebbe un’operazione di questo genere.

Per questo un’OPS potrebbe richiedere condizioni di concambio particolarmente aggressive e rischierebbe di produrre una forte diluizione degli attuali azionisti MPS.

Banca Generali: la vera carta potrebbe essere il 13% di Generali

L’alternativa Banca Generali è forse ancora più interessante dal punto di vista finanziario.

MPS controlla infatti attraverso Mediobanca una partecipazione di circa il 13% di Generali, un asset dal valore nell’ordine dei 9 miliardi di euro. È questa la carta che potrebbe permettere a Lovaglio di costruire un’operazione che, guardando soltanto alla capitalizzazione di MPS, sembrerebbe estremamente difficile.

Il paradosso è notevole: Banca Generali era stata proprio lo strumento scelto da Mediobanca per cercare di difendersi dall’assalto di MPS. Ora quello stesso asset potrebbe diventare uno degli strumenti utilizzati da MPS per difendersi dall’offensiva di Intesa.

Ma anche in questo caso servirebbe necessariamente un’intesa con Generali. Ed entrerebbero in gioco numerosi vincoli societari, regolamentari e finanziari, compresi quelli derivanti dalla passivity rule.

La partecipazione nel Leone rappresenta comunque il vero elemento che impedisce di liquidare immediatamente le indiscrezioni come irrealistiche: MPS oggi non è soltanto una banca da circa 36 miliardi di capitalizzazione, ma controlla indirettamente un patrimonio strategico che può essere utilizzato per ridisegnare un’operazione di M&A.

Meloni aveva probabilmente indicato proprio questo scenario

Le indiscrezioni diventano ancora più interessanti se messe in relazione con le recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni:

«Mi auguro che dalle dinamiche di mercato MPS non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità».

Il messaggio assume adesso una lettura ancora più precisa. Il governo non sembra contrario al consolidamento bancario in sé, ma appare interessato a preservare MPS come soggetto autonomo e riconoscibile.

Da questo punto di vista, una MPS che acquisisse Banco BPM o Banca Generali sarebbe molto diversa da una MPS assorbita da Intesa e successivamente integrata nel gruppo.

Le parole della presidente del Consiglio potrebbero quindi essere lette come un’indicazione politica favorevole alla ricerca di una soluzione alternativa che mantenga Rocca Salimbeni al centro del nuovo soggetto.

Naturalmente questo non significa che Palazzo Chigi stia sponsorizzando una delle operazioni ipotizzate.

Significa però che l’eventuale contromossa di Lovaglio sarebbe coerente con l’obiettivo politico dichiarato di evitare la scomparsa dell’identità di MPS.

Il grafico dice che il mercato aspetta qualcosa

Anche tecnicamente la situazione è interessante.

MPS ha realizzato un rally impressionante dai minimi di marzo in area 6,85 euro, arrivando praticamente a raddoppiare il proprio valore. La struttura rialzista rimane perfettamente riconoscibile all’interno del canale ascendente disegnato dal recupero primaverile.

MPS, Lovaglio tenta la contromossa: Banco BPM o Banca Generali per sfuggire a Intesa

Nelle ultime sedute, tuttavia, il titolo ha smesso di accelerare e si è disposto lateralmente immediatamente sotto 12,05/12,10 euro.

È un comportamento significativo: dopo un movimento così esteso, MPS non sta correggendo in maniera importante ma sta consolidando proprio sotto una resistenza. Il mercato sembra quindi attendere un catalizzatore capace di determinare la prossima direzione.

Il superamento deciso di 12,10 euro rappresenterebbe un nuovo segnale di forza e potrebbe aprire spazio inizialmente verso 12,50/12,70 euro, dove transita anche la parte superiore del canale rialzista.

Viceversa, l’incapacità di superare 12,10 accompagnata dalla perdita di 11,75/11,80 potrebbe favorire una fase di consolidamento più ampia, con primi supporti in area 11,50 e successivamente 11/10,80 euro.

Una partita molto più grande di MPS

La questione, quindi, non riguarda soltanto il futuro della banca senese. È in gioco l’assetto dell’intero sistema finanziario italiano.

Intesa e Unipol hanno mosso le proprie pedine. Lovaglio sembra intenzionato a non limitarsi alla difesa e potrebbe tentare di modificare completamente il tavolo attraverso Banco BPM o Banca Generali.

Ma proprio le dimensioni delle operazioni rappresentano il principale elemento di debolezza del progetto. La domanda non è tanto se Lovaglio voglia fare una grande acquisizione, quanto come possa finanziarla senza distruggere valore o diluire eccessivamente gli azionisti MPS.

Ed è qui che il 13% di Generali diventa il vero jolly della partita.

Per il momento il mercato rimane scettico e quota MPS intorno a 12 euro. Ma se una delle ipotesi dovesse trasformarsi in un progetto concreto, il risiko bancario italiano potrebbe entrare in una fase completamente nuova.

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