Ci arriva dalle campagne a sud di Velletri, da una nostra lettrice, che ci ha tenuto a condividerlo con noi, uno scatto capace di raccontare la ricchezza naturalistica di un territorio nel quale la presenza dell’uomo continua a intrecciarsi con quella della fauna selvatica. Sulla sommità di una pianta, quasi fosse una sentinella silenziosa posta a guardia dei campi, si distingue un magnifico esemplare di barbagianni.
Il suo piumaggio chiaro risalta tra i colori della vegetazione e restituisce un’immagine di grande suggestione. Un incontro tutt’altro che banale, considerando le abitudini prevalentemente notturne e crepuscolari di questo rapace, che trascorre spesso le ore diurne al riparo all’interno di cavità, ruderi, fienili, campanili o vecchi casali.
«Sono rimasta davvero sorpresa nel vederlo lassù, immobile sulla sommità della pianta – ha raccontato la lettrice che ha inviato la fotografia alla nostra redazione –. La foto non è nitida perché era buio e non riesce certamente a restituire fino in fondo quello che ho visto, ma ci tenevo comunque a condividerla con gli altri lettori del giornale. Mi sono fermata ad ammirarlo per alcuni minuti, cercando di non disturbarlo. Poi, all’improvviso, poco prima di mezzanotte, ha spiegato le sue grandi ali ed è ripartito, mostrando tutta la bellezza e l’eleganza del suo volo. È stato uno spettacolo emozionante, uno di quegli incontri che difficilmente si dimenticano».
Il piumaggio chiaro risalta tra i colori della vegetazione e restituisce un’immagine di grande suggestione. Un incontro tutt’altro che banale, considerando le abitudini prevalentemente notturne e crepuscolari di questo rapace, che trascorre spesso le ore diurne al riparo all’interno di cavità, ruderi, fienili, campanili o vecchi casali.
L’avvistamento offre inoltre l’occasione per ricordare la straordinaria ricchezza faunistica del territorio dei Castelli Romani e, in particolare, dell’area tutelata dal Parco regionale. Boschi, zone agricole, prati, aree umide e ambienti vulcanici formano un mosaico naturale nel quale trovano rifugio numerose specie di uccelli, compresi diversi rapaci diurni e notturni.
Il barbagianni è una delle presenze più affascinanti di questo patrimonio naturale. Pur prediligendo le campagne aperte, le coltivazioni, i casali e le zone poste ai margini dei boschi, rappresenta bene la varietà degli ambienti che caratterizzano il comprensorio castellano. Accanto a lui vivono e cacciano altri rapaci, mentre i boschi e le aree rurali ospitano una fauna molto diversificata, spesso presente a pochi passi dai centri abitati ma non sempre facile da osservare.
La fotografia arrivata dalle campagne a sud di Velletri assume quindi anche il valore di una testimonianza della biodiversità locale. Un patrimonio prezioso, del quale il Parco regionale dei Castelli Romani contribuisce a favorire la conoscenza e la tutela, ricordando quanto sia importante preservare gli habitat, limitare l’uso di sostanze nocive e rispettare gli animali selvatici senza avvicinarli o disturbarli.
Il barbagianni, il cui nome scientifico è Tyto alba, appartiene alla famiglia dei Tytonidae e all’ordine degli Strigiformi. Il suo aspetto è inconfondibile: il volto a forma di cuore, gli occhi scuri, le parti inferiori chiare e il dorso dalle tonalità dorate e grigie gli conferiscono un’aria elegante e quasi misteriosa.
È un animale di dimensioni contenute, lungo generalmente poco più di trenta centimetri, ma dotato di ali ampie rispetto al corpo: la sua apertura alare si aggira normalmente tra gli 80 e i 95 centimetri. Un dato che rende ancora più sorprendente il suo volo, leggero e quasi completamente silenzioso.
Proprio il silenzio rappresenta una delle sue armi più efficaci. Quando il sole tramonta e la campagna cambia volto, il barbagianni comincia a sorvolare prati, coltivazioni e spazi aperti alla ricerca delle prede. Le particolari caratteristiche delle sue penne attenuano il rumore prodotto dal passaggio nell’aria, permettendogli di avvicinarsi senza essere percepito.
La caccia è resa ancora più efficace da un udito estremamente sviluppato. Il caratteristico disco facciale contribuisce a convogliare i suoni verso le aperture auricolari, consentendo al rapace di individuare piccoli animali anche nell’oscurità e tra l’erba alta.
La sua alimentazione è costituita soprattutto da arvicole, topi, ratti e altri piccoli mammiferi. Può cibarsi anche di grossi insetti, anfibi, rettili e piccoli uccelli. Per questa ragione il barbagianni riveste un ruolo prezioso nell’equilibrio delle campagne, contribuendo in maniera del tutto naturale al controllo delle popolazioni di roditori.
Ama soprattutto gli ambienti aperti e i paesaggi agricoli intervallati da siepi, alberi, casali e margini boschivi. Evita invece le zone forestali più fitte, poco adatte al suo particolare metodo di caccia. Le campagne veliterne, con il loro mosaico di vigne, prati, coltivazioni e fabbricati rurali, possono quindi offrirgli condizioni favorevoli, purché conservino luoghi tranquilli nei quali trovare rifugio e riprodursi.
Diffuso in vaste aree del pianeta e assente soltanto dalle regioni più estreme, come l’Antartide, il barbagianni è uno dei rapaci notturni più conosciuti. La sua presenza, tuttavia, non dovrebbe mai essere data per scontata: la scomparsa dei vecchi edifici rurali, l’utilizzo di pesticidi e rodenticidi, la perdita degli habitat agricoli tradizionali e gli investimenti lungo le strade rappresentano seri pericoli per la specie.
Lo scatto arrivato dalle campagne a sud di Velletri diventa così qualcosa di più di una bella fotografia. È la testimonianza di una natura che continua a vivere accanto a noi, spesso senza essere notata, e che proprio nel silenzio delle campagne trova ancora il proprio spazio.
Per qualche istante, nel caldo immobile di agosto, il barbagianni ha abbandonato la discrezione che lo contraddistingue e si è lasciato osservare. Fermo sulla sommità della pianta, con lo sguardo rivolto sui campi, è apparso come una bianca sentinella del paesaggio veliterno: elegante, misteriosa e perfettamente a casa propria.
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Daniel Lestini
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