Seduta decisamente positiva mercoledì per Ferretti, che termina le contrattazioni a 3,07 euro, in rialzo del 2,20%, praticamente sui massimi della giornata, dopo essersi mossa tra 2,99 e 3,07 euro. Un segnale interessante perché arriva dopo settimane nelle quali sul titolo hanno pesato il rallentamento della raccolta ordini, il difficile scenario geopolitico e soprattutto il taglio della guidance 2026 comunicato con i risultati semestrali.

Il rimbalzo suggerisce che almeno una parte delle cattive notizie possa essere ormai incorporata nelle quotazioni. Il quadro fondamentale, tuttavia, rimane a due velocità: Ferretti conserva una struttura finanziaria molto solida e un portafoglio ordini importante, ma deve dimostrare che la debolezza della domanda osservata nel primo semestre è temporanea.

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Un primo semestre difficile, soprattutto sul fronte degli ordini

I risultati del secondo trimestre hanno confermato le difficoltà. I ricavi, escluso il Pre-Owned, sono stati pari a 283,5 milioni, in calo del 3% su base annua e sostanzialmente in linea con i 284 milioni attesi.

Più debole la redditività. L’EBITDA adjusted si è attestato a 43,8 milioni, -6% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e sotto i 45 milioni previsti, mentre il margine è sceso al 15,4% dal 16% circa, nonostante un mix di prodotto favorevole.

L’utile netto è diminuito del 14% a 16,9 milioni, contro attese per 18,8 milioni.

La nota maggiormente positiva arriva invece dal bilancio: Ferretti ha chiuso giugno con 95 milioni di euro di cassa netta, meglio dei 74 milioni attesi, grazie soprattutto a una dinamica del capitale circolante meno negativa del previsto. Gli investimenti sono rimasti relativamente contenuti a 18 milioni, contro 26 milioni nel secondo trimestre 2025.

È proprio la solidità patrimoniale uno degli elementi che differenziano Ferretti da diversi concorrenti e che potrebbe diventare importante anche in ottica di consolidamento del settore.

Il vero problema è l’order intake

Il dato da monitorare con maggiore attenzione resta però la raccolta ordini. Nel secondo trimestre l’order intake è sceso a 162 milioni, contro 196 milioni dell’anno precedente e circa 190 milioni attesi.

Il book-to-bill è così sceso a 0,57 volte nel trimestre e intorno a 0,85 volte negli ultimi dodici mesi. Un valore inferiore a 1 significa, in sostanza, che i nuovi ordini stanno entrando più lentamente rispetto ai ricavi generati dalle consegne: una situazione che, se prolungata, tende inevitabilmente a ridurre la visibilità futura.

La debolezza è stata particolarmente evidente in Europa, dove gli ordini sono crollati del 65%, anche per l’assenza di nuovi contratti nel Super Yacht, mentre il Middle East & Africa ha registrato una contrazione del 21%.

Molto diversa la situazione nelle Americhe, dove dopo un primo trimestre debole la domanda ha mostrato un’importante ripresa, con un +50% su base annua.

Interessante anche un’altra lettura dei numeri: escludendo il Super Yacht, dove nel trimestre non sono arrivati ordini, la raccolta sarebbe risultata sostanzialmente stabile rispetto al 2025. Il problema appare quindi molto concentrato sui prodotti di maggiori dimensioni.

Il management ha inoltre indicato l’esistenza di negoziazioni avanzate, compresa una lettera d’intenti, che alimentano la fiducia nella possibilità di firmare almeno un nuovo ordine Super Yacht durante il secondo semestre.

Guidance 2026 tagliata: pesa soprattutto la leva operativa

Il deterioramento dell’order intake ha comunque costretto Ferretti a ridimensionare gli obiettivi dell’anno.

I ricavi 2026, escluso il Pre-Owned, sono ora previsti tra 1,20 e 1,24 miliardi, rispetto alla precedente indicazione di 1,25-1,265 miliardi. Nel 2025 erano stati pari a circa 1,23 miliardi.

Più significativa la revisione dell’EBITDA adjusted, ora atteso tra 186 e 197 milioni, rispetto ai precedenti 203-210 milioni e ai 202,8 milioni realizzati nel 2025.

Al punto medio della forchetta significherebbe una contrazione di circa il 5,6%, accompagnata da una compressione del margine nell’ordine di 80 punti base.

Il management ha spiegato che la revisione dei ricavi deriva principalmente dalla minore raccolta ordini, mentre quella dell’EBITDA riflette soprattutto la leva operativa negativa: con volumi inferiori, i costi fissi incidono maggiormente sulla redditività.

Ferretti ha contemporaneamente ridotto la guidance sugli investimenti a 60-65 milioni, dai precedenti 70-75 milioni.

Anastassov prova a guardare oltre il 2026

In questo contesto assume un significato particolare la lettera inviata ai dipendenti dal CEO Stassi Anastassov prima della pausa estiva.

Il numero uno del gruppo ha ricordato che Ferretti ha consegnato nel semestre 586 milioni di euro di imbarcazioni, chiudendo giugno con 95 milioni di cassa e un portafoglio ordini complessivo di circa 1,4 miliardi.

Il messaggio è chiaramente orientato al lungo periodo: secondo Anastassov, ciò che conterà non saranno tanto i risultati di un singolo trimestre quanto la capacità dell’attuale generazione manageriale di trasformare strutturalmente il gruppo.

Il CEO ribadisce implicitamente anche una scelta strategica importante: Ferretti non intende entrare in una guerra dei prezzi, soprattutto nei modelli entry-level, preferendo difendere posizionamento, qualità e valore dei propri marchi.

È una scelta che nel breve periodo può costare qualcosa in termini di volumi, ma che punta a proteggere margini e brand equity nel lungo termine.

Il dossier The Italian Sea Group apre una possibilità strategica

C’è poi una variabile nuova che potrebbe diventare interessante nei prossimi mesi: The Italian Sea Group ha avviato un processo competitivo per l’ingresso di potenziali investitori nell’ambito della propria ristrutturazione.

La procedura contempla sia un Asset Deal, comprendente potenzialmente i cantieri di Carrara e La Spezia, il sito di Viareggio, alcuni marchi e partecipazioni, sia uno Share Deal attraverso un aumento di capitale.

Le offerte indicative non vincolanti sono previste entro il 15 settembre, quelle vincolanti entro il 15 ottobre, mentre il signing è indicativamente previsto entro il 26 ottobre.

Ferretti ha confermato di osservare il dossier, come altri grandi operatori del settore. L’interesse potrebbe però essere selettivo e concentrarsi soprattutto su alcuni cantieri utilizzabili per ampliare l’attività di refitting, piuttosto che sull’acquisizione dell’intero gruppo.

Una strategia di questo tipo avrebbe una sua logica industriale: permetterebbe a Ferretti di aumentare capacità e presenza nel refitting senza assumersi necessariamente tutti i rischi connessi al salvataggio di TISG. Inoltre, la posizione finanziaria netta positiva lascia al gruppo un margine di manovra che oggi rappresenta un vantaggio competitivo non trascurabile.

Gli analisti diventano più prudenti

Il taglio della guidance ha inevitabilmente prodotto una revisione delle valutazioni.

UBS ha abbassato Ferretti da Buy a Neutral, riducendo il target price da 3,70 a 3,15 euro. La banca ha tagliato le stime di EPS del 13% per il 2026, del 10% per il 2027 e del 9% per il 2028.

Banca Akros mantiene Neutral, ma riduce il prezzo obiettivo da 3,50 a 3,30 euro, mentre Equita conferma Hold, abbassando del 13% il target price a 3,40 euro.

Con una chiusura a 3,07 euro, il titolo si trova quindi già molto vicino al nuovo target di UBS, mentre conserva un upside teorico nell’ordine del 7-11% rispetto alle valutazioni di Akros ed Equita.

Ed è probabilmente questo il nodo centrale per il mercato: Ferretti rimane un’azienda finanziariamente solida, con marchi premium e 1,4 miliardi di backlog, ma per giustificare una rivalutazione significativa del titolo deve tornare a far crescere gli ordini.

Il secondo semestre diventa quindi particolarmente importante. Un recupero dell’order intake, soprattutto nel Super Yacht, accompagnato dalla tenuta dei margini e magari da un’operazione opportunistica sugli asset di The Italian Sea Group, potrebbe cambiare rapidamente la percezione del mercato. Al contrario, un book-to-bill persistentemente sotto quota 1 renderebbe più difficile considerare il taglio della guidance come un semplice incidente ciclico.

Ferretti, primo segnale tecnico di risveglio: superata la resistenza a 3,05 euro

Anche il quadro tecnico di Ferretti comincia a fornire qualche indicazione più costruttiva. Il rialzo di mercoledì, con chiusura a 3,07 euro (+2,20%), assume infatti un significato particolare perché permette ai prezzi di portarsi sopra la resistenza statica di area 3,05 euro, livello che aveva più volte frenato i tentativi di recupero delle ultime settimane.

Dopo il pesante ribasso iniziato dai massimi di fine aprile, quando il titolo si muoveva sopra 4,20 euro, Ferretti ha progressivamente perso terreno fino a stabilizzarsi nell’ampia fascia 2,85-3,05 euro. Tra maggio e agosto il mercato ha quindi costruito una lunga fase laterale, che può essere interpretata come un tentativo di accumulazione e formazione di una base dopo la precedente discesa.

La seduta di mercoledì rappresenta dunque un primo cambiamento: la chiusura a 3,07 euro porta il titolo appena sopra il limite superiore della congestione.

Ora serve la conferma sopra 3,05 euro

Il breakout è però ancora marginale e necessita di conferme. Sarà importante verificare se Ferretti riuscirà nelle prossime sedute a consolidare sopra 3,05 euro, trasformando la vecchia resistenza in un nuovo supporto.

C’è inoltre un secondo ostacolo molto vicino: la media mobile esponenziale a 50 giorni, che sta transitando proprio nell’area 3,05-3,07 euro. Il titolo si trova quindi contemporaneamente a confrontarsi con una resistenza orizzontale e con una media mobile ancora inclinata verso il basso.

Una conferma sopra questa fascia renderebbe il quadro più interessante e potrebbe aprire spazio inizialmente verso 3,15-3,20 euro, area dei massimi di giugno. Oltre questi livelli il recupero potrebbe acquistare maggiore consistenza, con 3,30-3,40 euro come successiva zona tecnica da monitorare.

Non è casuale che quest’ultima area sia vicina anche ai nuovi target fondamentali indicati da Banca Akros, 3,30 euro, ed Equita, 3,40 euro.

Al contrario, un rapido ritorno sotto 3,00-3,05 euro ridimensionerebbe il segnale e riporterebbe Ferretti all’interno della congestione. In questo caso tornerebbero sotto osservazione 2,90-2,85 euro, fascia che nelle ultime settimane ha ripetutamente attirato gli acquisti.

Il grafico, quindi, non permette ancora di parlare di inversione del trend ribassista, ma qualcosa sta cambiando. Dopo oltre tre mesi di debolezza e lateralità, Ferretti sta tentando di superare contemporaneamente la resistenza a 3,05 euro e la media mobile esponenziale a 50 giorni. Una conferma del breakout nelle prossime sedute potrebbe rappresentare il primo vero segnale che il mercato sta iniziando a guardare oltre il taglio della guidance 2026.


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