Quali sono le società più ricche in Italia? Dopo aver analizzato le realtà che fatturano di più nel nostro Paese, vediamo quali sono le società a più alta capitalizzazione di mercato.

Sono 27 le aziende italiane nell’edizione 2026 della Global 2000, la classifica con cui Forbes ordina ogni anno le più grandi società quotate del mondo combinando quattro parametri di pari peso: ricavi, utili, attivo di bilancio e capitalizzazione di mercato.

Davanti a tutte c’è Intesa Sanpaolo, 64esima nella graduatoria mondiale, che conferma per il terzo anno consecutivo il primato tra le italiane. Alle sue spalle UniCredit, 97esima, che sale dal quarto al secondo posto nazionale ed è l’unica altra società del nostro Paese a entrare tra le prime cento al mondo. Completa il podio Enel, 104esima.

La classifica delle società più ricche d’Italia

Di seguito le ventisette società italiane nella Global 2000 del 2026, con posizione nel ranking mondiale, ricavi, utili, attivi e capitalizzazione in dollari.

  • 64. Intesa Sanpaolo – Ricavi 52,8 mld; utile 10,97 mld; attivi 1.120 mld; capitalizzazione 115,97 mld
  • 97. UniCredit – 29,59 mld; 13,34 mld; 1.040 mld; 121,25 mld
  • 104. Enel – 91,69 mld; 4,73 mld; 219,5 mld; 109,49 mld
  • 126. Generali – 80 mld; 4,71 mld; 655,96 mld; 66,86 mld
  • 183. Eni – 91,92 mld; 2,9 mld; 170,19 mld; 77,65 mld
  • 299. Poste Italiane – 24,39 mld; 2,82 mld; 331,69 mld; 36,47 mld
  • 517. Banca Mps – 8,39 mld; 3,06 mld; 284,09 mld; 33,11 mld
  • 538. Bper Banca – 9,8 mld; 2,19 mld; 238,37 mld; 29,59 mld
  • 564. Banco Bpm – 10,54 mld; 2,35 mld; 241,81 mld; 22,9 mld
  • 592. Leonardo – 22,01 mld; 1,38 mld; 40,53 mld; 32,87 mld
  • 602. Prysmian – 23,29 mld; 1,58 mld; 24,47 mld; 51,09 mld
  • 604. Unipol – 16,39 mld; 1,67 mld; 106,19 mld; 18,42 mld
  • 878. Mediobanca – 4,76 mld; 1,28 mld; 124,5 mld; 19,2 mld
  • 911. Banca Mediolanum – 3,27 mld; 1,47 mld; 108,63 mld; 16,44 mld
  • 933. Ferrari – 8,35 mld; 1,85 mld; 11,8 mld; 57,36 mld
  • 955. Snam – 4,35 mld; 1,43 mld; 43,57 mld; 24,18 mld
  • 1048. Terna – 4,55 mld; 1,25 mld; 32,99 mld; 22,55 mld
  • 1062. Telecom Italia – 15,97 mld; 149,5 mln; 43,17 mld; 17,55 mld
  • 1123. Iveco Group – 15,9 mld; 1,64 mld; 20,8 mld; 4,32 mld
  • 1198. A2A – 16,61 mld; 821,5 mln; 26,94 mld; 8,28 mld
  • 1305. FinecoBank – 2,21 mld; 730,2 mln; 43,81 mld; 15,18 mld
  • 1509. Credito Emiliano – 3,45 mld; 616,1 mln; 77,27 mld; 6,15 mld
  • 1738. Saipem – 17,49 mld; 349,9 mln; 17,16 mld; 10,5 mld
  • 1749. Webuild – 14,26 mld; 270,7 mln; 20,95 mld; 2,99 mld
  • 1783. Hera – 13,91 mld; 539 mln; 17,67 mld; 6,53 mld
  • 1940. Moncler – 3,54 mld; 707,2 mln; 7 mld; 15,7 mld
  • 1962. Prada (Milano) -6,46 mld; 965 mln; 12,93 mld; 11,67 mld

La società italiana con il rapporto più alto tra capitalizzazione e ricavi è Ferrari: 57,36 miliardi di valore di mercato su 8,35 miliardi di fatturato, quasi sette volte.

Nel complesso le società finanziarie sono undici delle ventisette italiane in classifica (nove banche e due assicurazioni) e occupano le prime due posizioni nazionali.

Nota bene: Forbes assegna ciascuna società al Paese della sede operativa, per questo non figurano tra le italiane gruppi con radici nel nostro Paese ma quartier generale altrove, da Stellantis a EssilorLuxottica a STMicroelectronics. Considerarle italiane sarebbe scorretto rispetto al criterio della classifica, ma ignorare che il perimetro produttivo di quelle società è in buona parte nazionale ci restituisce un quadro incompleto.

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Le tre uscite dalla classifica: Popolare di Sondrio, Nexi e Buzzi

Il confronto tra la lista 2025 e quella 2026 ci permette di identificare con precisione chi non c’è più. Escono Banca Popolare di Sondrio, Nexi e Buzzi.

L’istituto valtellinese è stato incorporato da Bper, al termine dell’offerta lanciata nel 2025 e dell’integrazione perfezionata nel corso del 2026. Le altre due uscite raccontano una dinamica diversa. Nel 2026 le duemila società della Global 2000 hanno segnato nuovi massimi in tutte e quattro le voci: ricavi aggregati intorno ai 56mila miliardi di dollari (+6%), utili a 5.500 miliardi (+13,9%), attivi a 272.200 miliardi (+12,9%) e capitalizzazione complessiva a 121.900 miliardi, in crescita del 31,8%. Quando l’aggregato cresce a quel ritmo, l’asticella per restare tra le prime duemila si alza – società che l’anno prima occupavano le ultime posizioni (Nexi era 1.972esima, Buzzi 1.855esima) possono uscire anche senza aver peggiorato i propri conti, semplicemente perché il resto del mondo è cresciuto più in fretta.

Il risiko bancario riscrive la classifica delle società italiane più ricche

Il movimento più vistoso per le società italiane è di gran lunga quello delle banche coinvolte nel consolidamento del settore bancario.

Banca Mps guadagna 282 posizioni, passando dalla 799esima alla 517esima, e diventa la settima italiana in classifica con un utile di 3,06 miliardi di dollari su 8,39 miliardi di ricavi, con una capitalizzazione salita a 33,11 miliardi. Bper ne guadagna 231, dalla 769esima alla 538esima, spinta dall’aggregazione con la Popolare di Sondrio. Unipol sale di 79 posizioni e Banca Mediolanum di 76. Tutto frutto dell’acquisizione di Mediobanca da parte del Monte dei Paschi, l’integrazione Bper-Popolare di Sondrio, il rafforzamento di Banco Bpm nel risparmio gestito attraverso Anima. Mediobanca compare ancora in classifica in autonomia, alla 878esima posizione, pur avendo perso 59 posizioni ed essendo ormai destinata a confluire in Mps, perché la fotografia scattata da Forbes al 15 maggio ritrae un sistema bancario che nel frattempo si è già ulteriormente trasformato.

Prysmian e Iveco, i due balzi industriali

Prysmian guadagna 344 posizioni, dalla 946esima alla 602esima, con 23,29 miliardi di dollari di ricavi e una capitalizzazione di 51,09 miliardi. Il gruppo dei cavi è il beneficiario diretto di due cicli di investimento simultanei, dal potenziamento delle reti elettriche legato alla transizione energetica alla domanda di connettività generata dai data center.

Iveco Group ha compiuto un balzo ancora maggiore, 486 posizioni.Il gruppo torinese ha ceduto la divisione difesa a Leonardo per 1,7 miliardi di euro e l’attività dei veicoli commerciali alla indiana Tata Motors per 3,8 miliardi, a 14,1 euro per azione, in un’operazione destinata a chiudersi con il delisting da Euronext Milan. La capitalizzazione di 4,32 miliardi di dollari registrata da Forbes è la più bassa tra tutte le italiane in classifica e riflette il prezzo dell’offerta sul perimetro residuo. Con ogni probabilità questa è l’ultima presenza di Iveco nella Global 2000 come società italiana quotata.

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Il lusso arretra

Se le banche salgono, il settore che in Italia ha storicamente rappresentato il marchio-Paese fa il percorso inverso.

Prada perde 461 posizioni, scivolando dalla 1.501esima alla 1.962esima, nonostante ricavi in crescita a 6,46 miliardi di dollari sostenuti anche dall’integrazione di Versace. Moncler ne perde 307, dalla 1.633esima alla 1.940esima. Sono le due peggiori performance relative tra le italiane e collocano entrambe le società a ridosso della soglia di uscita: con un altro anno negativo, il rischio è che nell’edizione 2027 il lusso italiano quotato sparisca dalla classifica. Il contesto è quello di un rallentamento generalizzato della domanda di beni personali di alta gamma, con la contrazione del mercato cinese come fattore determinante.

Arretrano anche Credito Emiliano (-131 posizioni), Hera (-106) e FinecoBank (-36), mentre Telecom Italia guadagna 210 posizioni pur restando la società con la redditività più fragile dell’intero gruppo italiano – 149,5 milioni di dollari di utile su quasi 16 miliardi di ricavi.

Il confronto internazionale

Ventisette società su duemila valgono all’Italia una quota dell’1,35%. Gli Stati Uniti ne contano 593, in calo rispetto alle 612 del 2025 e alle 621 del 2024. La Cina sale da 317 a 340, il Giappone si ferma a 179. Il primo Paese europeo è il Regno Unito con 67 società.

In cima alla classifica generale JPMorganChase conferma il primato per il quarto anno consecutivo pur senza essere prima in nessuna delle quattro voci: 284,79 miliardi di dollari di ricavi, 58,63 miliardi di utili, 4.900 miliardi di attivi e una capitalizzazione di 799,99 miliardi. Seguono Amazon, superiore in tre parametri su quattro ma con attivi molto inferiori, e Berkshire Hathaway. Le prime dieci posizioni sono quasi interamente divise tra grandi banche e big tech, con l’eccezione di Saudi Aramco.

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 Flavia Provenzani

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