TERMOLI. Sull’estate termolese, quella delle polemiche e delle segnalazioni, quella vissuta, non quella ‘in calendario’, interviene l’avvocato Laura Venittelli.
«In questi ultimi giorni ho seguito il dibattito social di molti residenti della nostra città sulla presenza di locali, in centro e nella prima periferia, con musica “ad alto volume “sino a tarda notte , dibattito scaturito dalle proteste di molti residenti.
Faccio la premessa di amare la mia città dove vivo e lavoro da sempre: il borgo, il mare, le serate d’estate in cui le voci riempiono le strade e ti accorgi che qui la vita ha ancora un sapore speciale soprattutto nel Centro della città.
Chi abita in centro o vicino ai locali più frequentati , o sul lungomare, conosce però , quella che tanti di noi non conosciamo , ossia l’altra faccia della città: musica a volume da discoteca fino a tarda notte, casse che fanno vibrare i vetri, bambini che si svegliano, anziani che non dormono, lavoratori che alle sei del mattino devono alzarsi per andare a lavorare dopo una notte passata a rigirarsi nel letto.
Qualche fatto di cronaca ha risvegliato l’attenzione di molti attenti lettori, punta dell’iceberg di un malessere che, ogni sera, si consuma molto prima che arrivino le pattuglie o i post indignati sui social.
Non è una guerra tra giovani e vecchi. È una città che fatica a trovare la misura giusta tra il diritto a divertirsi e il diritto a riposare. Non è un a questione di scelta tra “ turismo o silenzio”, ma una questione di misura
Ogni volta che qualcuno osa lamentarsi del rumore, la risposta è quasi sempre la stessa:
“Se vivi in una città turistica, devi sopportare”.
Credo che questa frase sia sbagliata e, soprattutto, ingiusta.
Non ci viene chiesto di vivere nel silenzio di un monastero, ma nemmeno di rassegnarci all’idea che, in nome del turismo, tutto sia permesso.
In una comunità adulta la parola chiave è “MISURA”.
Una festa ogni tanto c’è , un evento particolare, qualche ora di musica più alta ci stanno, fanno parte della vita di una città di mare. Così può essere la festa del santo Patrono, o quella del 15 di agosto o altre feste importanti ed identitarie per la città
Purtroppo, almeno leggendo i disagi delle tante persone che hanno scritto sui social , a Termoli “ tutto è permesso” , a qualsiasi ora ed a qualsiasi livello di decibel.
Il buon senso, però, ci dice che la libertà di uno finisce dove comincia il sonno dell’altro.
Non è una formula da libro di scuola, è la base della convivenza: posso divertirmi, ma senza entrare in casa tua senza bussare, attraverso il muro.
Purtroppo, nella nostra città questo conflitto non resta più solo sotto i balconi o davanti agli hotel: esplode ogni giorno anche sui social.
Da una parte c’è chi reclama il diritto di dormire, raccontando notti insonni, finestre chiuse in piena estate, bambini e anziani disturbati.
Dall’altra c’è chi risponde che “siamo in una città turistica, bisogna tollerare”, accusando i primi di voler “spegnere Termoli”.
Commenti duri, attacchi personali, ironie, divisioni.
Questo clima dimostra che manca ciò che dovrebbe stare a monte: regole chiare, condivise, riconosciute da tutti.
Quando le istituzioni non tracciano un confine netto, il dibattito si sposta online e diventa uno scontro tra fazioni, invece che un confronto su come far crescere la città.
Per capire che un’altra strada è possibile, non serve guardare lontano.
Basta salire in macchina e fare pochi chilometri verso nord, fino a Vasto.
Lì il Comune ha fissato, con un’ordinanza del sindaco, orari precisi per la musica dei locali e per le attività più rumorose, soprattutto nelle zone turistiche e residenziali. Ma la differenza vera non è solo aver scritto le regole: è che quelle regole vengono fatte rispettare.
Questo cambia tutto: i gestori sanno fino a che ora possono tenere la musica alta e quando devono abbassare; i residenti sanno che, oltre una certa ora, hanno diritto a un minimo di quiete; la polizia locale non è chiamata solo quando “scoppia il caso”, ma lavora come braccio operativo di un quadro chiaro.
A Vasto non è il paradiso, ci saranno comunque discussioni e problemi. Ma una cosa è evidente: il Comune si assume il ruolo di arbitro.
Non lascia che siano i singoli cittadini a regolarsi tra loro, a colpi di urla dal balcone o, peggio, di mani addosso come nel caso dell’Hotel del centro città .
Poi c’è Rimini, che per molti è sinonimo di movida. Se da qualche parte ci si potrebbe aspettare il “tutto è concesso in nome del turismo”, sarebbe proprio lì.
E invece, no!
Per i Chiringuitos sulla spiaggia, ad esempio, il Comune ha scelto una linea molto precisa: per quanto riguarda l’intrattenimento musicale — dj set, concerti, spettacoli con animazione — sono consentiti nella fascia oraria compresa tra le 18,30 e le 23,30. A questi si aggiungono ulteriori 3 eventi speciali (con intrattenimento prolungato fino all’una) in occasione della Notte Rosa (venerdì e sabato) e di Ferragosto (la notte tra il 14 e il 15 agosto), per un totale massimo di 67 serate.
Se perfino Rimini – che vive di turismo da decenni – sente il bisogno di dosare le deroghe e mettere paletti, vuol dire che il concetto “più rumore uguale più turismo” si rivela un falso mito.
Il turismo ha bisogno di organizzazione, non di caos.
Guardando a Vasto e a Rimini, Termoli è chiamata a guardarsi allo specchio e a farsi una domanda scomoda: cosa vogliamo essere?
Se ci abituiamo all’idea che, in nome del turismo, tutto è permesso; che chi urla di più – in strada o sui social – ha ragione; che le regole valgono solo quando non danno fastidio, non stiamo costruendo una comunità. Stiamo solo rincorrendo una stagione.
Se invece mostriamo, con i fatti, : che il Comune sa dire dei sì e dei no, come fa Vasto con gli orari e come fa Rimini con le deroghe misurate; che i gestori sanno conciliare lavoro e rispetto del vicinato ( abbassando il volume della musica e rispettando gli orari); che i residenti sanno far valere i propri diritti senza la necessità di dar sfogo al proprio disagio con discussione che si trasformano in “risse online”,allora Termoli potrà essere davvero una città viva e giusta.
Il mio augurio, da avvocata e da cittadina, è che impariamo da chi ci è vicino – Vasto e Rimini – che le regole non sono nemiche del turismo, ma la condizione perché turismo e vita quotidiana possano convivere.
Perché una città, come una famiglia, cresce bene solo quando ognuno si sente libero, sì, ma anche responsabile degli altri. E questo, più di qualsiasi ordinanza, è il segno di maturità che vorrei vedere, e sentire, nelle nostre strade».
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