AVELLINO- C’e’ una scena iconica di Gomorra, quella in cui Donna Imma (per coloro che non avessero visto la serie si tratta della moglie del boss Savastano, divenuta reggente del clan in assenza del marito detenuto e prima che lo “scettro” del comando passasse al figlio Genny), sollecitata da una ragazza vittima di usura , decide di intervenire presso lo “strozzino” (soprannominato “Lecca Lecca” ) e quando apprende dei tassi di interesse passati dal 50 al 70 % applicati dallo stesso nei confronti delle sue vittime, gli fa capire che loro, i camorristi, rischiavano il carcere e lui, lo strozzino , invece faceva soldi senza troppi problemi e alle loro spalle. “Noi ci facciamo la galera e tu fai i soldi”. Una frase che non e’ solo fiction. Anche per la nostra provincia e le dinamiche criminali che si dipanano a cavallo tra i territori campani al confine con Avellino vale la stessa cosa.
TRE INCHIESTE PER PASSARE DALLA FICTION ALLA REALTA’
Tre recenti inchieste antimafia, la prima coordinata dalla Dda di Salerno e condotta dagli agenti della Dia, la seconda della Dda di Napoli e condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, l’ultima invece un’inchiesta sul traffico di droga a cavallo tra l’Irpinia e il salernitano, hanno consegnato uno spaccato che di fiction ha poco, ma e’ diventato realtà almeno guardando alle evidenze investigative, in attesa che si trasformino da gravi indizi a prove e contestazioni reali. Non sempre esse si determinano in una contestazione che assume quella gravità indiziaria tale da portare alle misure cautelari, agli arresti per farla più semplice. Ma consegna uno spaccato chiaro: chi fa affari illeciti sul territorio deve dare una quota ai clan che lo “controllano”, intendendo con il controllo il perimetro delle attività illecite. La quota imposta dai clan per gli affari illeciti sul territorio, anche per le truffe e le vicende usurarie e’ una realtà che trova in tal senso sempre più riscontri e tracce. Ora anche per lo spaccio di droga. Il business della cocaina e’ stato per anni attività lontana da alcune organizzazioni criminali, soprattutto delle aree interne, che oggi invece sta diventando come ha spiegato qualche mese fa a Baiano il Procuratore della Repubblica di Salerno Raffaele Cantone, uno dei business principali delle organizzazioni criminali. Proprio da un’inchiesta su Salerno arriva una traccia in tal senso. Le indagini sono in corso, quindi da questi segnali emerge una nuova, ma forse neanche tantissimo, attività che i clan mettono in campo quando non sono loro a gestire direttamente le attività illecite.
L’USURA
Si può dire che non è Gomorra, o quantomeno non è fiction quella che hanno captato e ricostruito gli uomini della Dia di Salerno, agli ordini del caposezione, il tenente colonnello Fabio Gargiulo, quando hanno raccolto la denuncia di due imprenditori del settore conciario della Valle dell’Irno, che sarebbero stati convocati dal reggente del Nuovo Clan Partenio Diego Bocciero ( irreperibile per qualche mese e poi catturato in Tunisia dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Avellino) , dopo essere finiti nel mirino di altri due gruppi criminali del napoletano e del salernitano, che rivendicava territorialmente gli interessi sul prestito ad usura concesso da un gruppo salernitano agli stessi. In questo caso a breve si deciderà sui giudizi abbreviati invocati dagli imputati davanti al Gup del Tribunale di Salerno Rossi.
LE TRUFFE
Non è fiction quella che hanno documentato le indagini della Dda di Napoli, l’inchiesta coordinata dai pm antimafia Vincenzo Toscano ed Henry Jhon Woodcock su una quota relativa ad una truffa milionaria ad ignari clienti Enel che veniva rivendicata alla mente della frode da almeno quattro clan, oltre ai Licciardi anche i Russo e i Cava (fatto per cui non è stata ravvisata la gravità indiziaria per la contestata estorsione, anche perche’ la mente della truffa era in affari con gli stessi camorristi che pretendevano la loro quota e non si e’ neppure proceduto in giudizio). Alla fine per questa contestazione non c’è stato l’esercizio dell’azione penale, ma dagli atti dell’inchiesta emerge l’interessamento di soggetti vicini ai clan sugli affari legati all’immigrazione..Anche in questo caso è arrivato un primo pronunciamento della magistratura, il Gup del Tribunale di Napoli qualche settimana fa.
IL BUSINESS DEI PERMESSI DI SOGGIORNO
Un responsabile di un Caf e una donna vengono convocati in un giorno di giugno del 2023 a casa di colui che viene ritenuto referente del clan Russo nella zona di Palma Campania. La convocazione è finalizzata ad ottenere la meta’ degli introiti illeciti ottenuti con i nulla osta al permesso di soggiorno per cittadini stranieri, prevalentemente pakistani in modo illecito. Una somma di 1500 euro all’ impresa che li avrebbe assunti solo sulla carta. In quella conversazione captata si fa riferimento ad un clan che anche in provincia di Avellino avrebbe chiesto la sua quota e organizzato un sistema illecito. Millanterie o tracce concrete? Questo per ora non si sa. Ma sul business dei permessi di soggiorno anche la Dda di Salerno aveva già indagato nel Vallo di Lauro, facendo emergere contatti con esponenti contigui o vicini al clan Graziano operativi nell’area nocerino-sarnese e imprenditori, con un ex poliziotto coinvolto. Qui e’ gia’ arrivata una condanna nell’ ambito del processo con rito abbreviato davanti al Gup del Tribunale di Salerno. Si attende il processo di secondo grado.
LA DROGA
C’è una recente inchiesta della Dda di Salerno e della Guardia di Finanza, i militari del Gico di Salerno, che nel disarticolare un’associazione che riforniva le piazze di spaccio dell’Agro nocerino, con droga proveniente dalla Spagna e dai paesi dell’Est avrebbe fatto emergere una traccia relativa alla quota che veniva versata alla camorra avellinese (non è ancora chiaro a quale organizzazione) per garantire le attività di spaccio, grosse partite di stupefacenti tra Irpinia e salernitano. Anche quando il business non viene gestito direttamente, dunque, la criminalita’ impone il suo “dazio” su queste attività illecite. Anche in questo caso le indagini sono ancora in corso e si dovranno attendere gli eventuali sviluppi. Resta una traccia di come la criminalita’ imporrebbe il prezzo sui grossi traffici illeciti e sulle attivita’ criminose piu’ redditizie anche in provincia di Avellino. Un “fiume” di droga, quello che da tempo ha invaso anche la provincia di Avellino e che rappresenta uno dei traffici illeciti a maggior impatto sociale, visto che anche in Irpinia la domanda di sostanze stupefacenti anche tra i giovanissimi, cresce sempre di più. Tutti elementi che consegnano un nuovo volto della criminalita’ organizzata.
ECOBONUS E SUPERBONUS, NESSUNA TRACCIA DEI CLAN: AFFARE SNOBBATO DALLA CAMORRA IN IRPINIA?
In questa serie di tracce che arrivano da indagini eseguite tutte dalla polizia giudiziaria di Salerno e Napoli, manca un capitolo che pure in Irpinia ha segnato sequestri record e una lunga serie di truffe consumate a più livelli da diverse consorterie. Quella relativa ai superbonus e ai vantaggi sugli ecobonus . Almeno fino ad ora, ma nulla esclude che possano esserci rilievi o attività che allo stato non sono ancora note, sembra emergere una qualche attenzione particolare delle organizzazioni attive sul territorio nell’ ambito degli accertamenti eseguiti. Pensabile che la criminalita’ organizzata abbia trascurato o snobbato un business milionario? La domanda potrebbe essere retorica. Per cui molto probabilmente forse su questo fronte avremo risposte nel prossimo futuro. Quantomeno si spera. Ci saranno sviluppi da tutti questi segnali? Per quelli processuali bisognerà attendere ancora, a parte i processi definiti (ancora solo in primo grado). Aerre
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