In molte città italiane, con l’arrivo della primavera e l’esplosione dei pollini, sempre più proprietari segnalano cani che si leccano le zampe in modo insistente. Cosa sta succedendo, perché accade proprio ora, quanto è giusto aspettare prima di chiamare il veterinario e dove si nascondono i rischi maggiori, dai parchi cittadini ai marciapiedi trattati con sale o disinfettanti? Le risposte arrivano dall’esperienza clinica e dalla strada: quella delle reti di quartiere che, come ho visto nella provincia di Reggio Emilia, aiutano a riconoscere in fretta i segnali e a proteggere gli animali.

Perché i cani si leccano le zampe: le cause più comuni

Il leccamento delle zampe è un comportamento normale per la toelettatura, ma quando diventa ripetitivo e focalizzato può essere il campanello d’allarme di un problema. Con la stagione dei pollini, le allergie ambientali schizzano in alto, e la cute tra i polpastrelli ne fa spesso le spese. In estate, le spighette (forasacchi) possono penetrare nella cute; in inverno, il sale antigelo irrita cuscinetti e spazi interdigitali. Anche in città, non mancano erbicidi e detergenti che possono dare fastidio.

Le cause più frequenti includono:

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  • Allergie ambientali e alimentari (tra cui la Dermatite atopica).
  • Irritazioni da sostanze chimiche o superfici ruvide.
  • Parassiti o infezioni batteriche/lieviti della cute.
  • Corpi estranei (forasacchi, schegge, piccoli frammenti di vetro).
  • Dolore ortopedico (articolazioni, unghie rotte, calli).
  • Stress e noia, che possono sfociare in comportamenti compulsivi.

«La differenza la fanno durata e intensità: se il cane interrompe il gioco o il sonno per leccarsi le zampe e la zona diventa rossa o maleodorante, non è più igiene, è patologia», spiega la veterinaria comportamentalista Francesca R., che segue numerosi casi in ambulatori dell’Emilia.

I segnali d’allarme: quando non aspettare

Non tutto richiede un’urgenza, ma alcuni segni impongono una visita senza rimandi, anche nelle 24 ore. Eccoli, in ordine di gravità:

  • Leccamento continuo per più di 24–48 ore o che interrompe il sonno.
  • Gonfiore, calore, zoppia o dolore evidente alla manipolazione.
  • Pelle fessurata, ulcere, sangue o essudato purulento.
  • Odore forte o «dolciastro», tipico di alcune infezioni.
  • Improvvisa comparsa dopo una passeggiata in prati con erbe alte (sospetto forasacco).
  • Unghia spezzata o cuscinetto lesionato.
  • Febbre, apatia o perdita di appetito associati al problema cutaneo.

Nei cuccioli, nei cani anziani o con patologie croniche, meglio anticipare la visita: la cute compromessa evolve rapidamente in piodermite e dolore.

Cosa fare subito a casa, senza peggiorare la situazione

Prima di correre in ambulatorio, ci sono azioni semplici e sicure. L’obiettivo è pulire, proteggere e osservare, senza improvvisare terapie.

  • Ispezionare con calma le zampe, separando delicatamente il pelo tra i polpastrelli alla ricerca di spine, schegge o forasacchi.
  • Risciacquare con soluzione fisiologica o acqua tiepida; asciugare bene, soprattutto gli spazi interdigitali.
  • Evitare alcol, acqua ossigenata e creme umane: possono irritare e mascherare i segni clinici.
  • Applicare un collare elisabettiano temporaneo se il cane si auto-traumatizza.
  • Dopo passeggiate su sale antigelo o superfici trattate, lavare e asciugare sempre le zampe.

Se sospettate un forasacco (dolore puntiforme, leccamento furioso di uno spazio interdigital, comparsa improvvisa), non tentate estrazioni «fai da te»: una spighetta che migra in profondità richiede strumenti e competenze veterinarie.

La visita veterinaria: cosa aspettarsi

Il medico parte da un esame clinico accurato e dalla storia del cane: stagione, aree frequentate, alimentazione, prodotti usati a casa. Possono seguire semplici test in ambulatorio (citologia da tampone, raschiati cutanei, lampada di Wood) per orientare la diagnosi e guidare la terapia. Se si sospetta un corpo estraneo, si procede a sedazione e ispezione profonda del tramite; il dolore articolare può richiedere radiografie.

Nelle allergopatie, il percorso è graduale: gestione ambientale, detergenza mirata, eventuale dieta a esclusione e, quando indicato, terapie mediche specifiche. «Gli antibiotici vanno usati solo quando c’è un’infezione confermata; spesso bastano misure locali e controllo del prurito per evitare recidive», ricorda la veterinaria Francesca R.

Le linee guida nazionali e le raccomandazioni del Ministero della Salute sottolineano l’importanza di evitare l’autosomministrazione di farmaci: dosaggi, molecole e durata dipendono da peso, storia clinica e diagnosi, e non sono intercambiabili tra cani diversi.

Prevenzione: routine di cura e attenzione alle stagioni

Molti casi si prevengono con una routine semplice e costante, soprattutto nei mesi «critici».

  • Primavera: monitorare i picchi di polline; lavare le zampe al rientro; ridurre l’esposizione in giornate ventose.
  • Estate: evitare i prati con erbe alte e secche; controllare subito dopo le passeggiate; preferire percorsi battuti.
  • Inverno: sciacquare via il sale antigelo e asciugare bene; valutare scarpette protettive se tollerate.
  • Manutenzione: tenere il pelo interdigital ordinato con l’aiuto di un toelettatore; controllare periodicamente unghie e cuscinetti.

Per i soggetti allergici, concordare con il veterinario un piano stagionale e un detergente delicato: la prevenzione inizia dal film idrolipidico della pelle. Nelle dermatiti ricorrenti, tenere un diario dei sintomi aiuta a individuare pattern e trigger.

La forza della comunità: segnalazioni di quartiere che fanno la differenza

Nel recupero di animali smarriti, ho visto come la collaborazione tra residenti accorci i tempi e aumenti la sicurezza. Lo stesso vale per la salute quotidiana: gruppi di condominio e chat di quartiere possono segnalare tempestivamente prati infestati da forasacchi, tratti di marciapiede trattati con sale o detergenti aggressivi, aree con vetri rotti. A Reggio Emilia, una semplice mappa condivisa tra vicini ha ridotto in poche settimane gli incidenti alle zampe in un parco molto frequentato: quando sappiamo dove sono i rischi, cambiamo percorso e interveniamo prima.

Un’altra buona pratica è condividere contatti di ambulatori aperti la sera e nei festivi. Sapere chi chiamare accorcia i tempi nei casi in cui il cane non smette di leccarsi e la zampa si scalda o si gonfia. La rete civica non sostituisce il veterinario, ma aiuta tutti a prendere decisioni tempestive.

Il punto chiave: ascoltare il sintomo senza allarmismi

Il leccamento insistente delle zampe è un segnale, non una diagnosi. Se dura più di un giorno, se compare improvvisamente o se si accompagna a dolore, odore o secrezione, la risposta giusta è chiamare il veterinario. Intervenire presto evita che una semplice irritazione diventi un’infezione complicata e restituisce al cane ciò che conta di più: il comfort nel camminare, giocare, esplorare la città con noi.


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 Luca Bonfiglioli

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